Non ho mai potuti digerire i cattocomunisti, in particolar modo tra preti e suore. Il motivo? Innanzitutto la loro lampante incoerenza, di fronte agli uomini e soprattutto di fronte a Dio, e poi la loro diabolica abilità, di vecchio stampo democristiano, nel coniugare il sacro col profano Chi sono? Tutte quelle persone che si definiscono “cattolici adulti” e che fanno mostra di seguire i dettami della Chiesa: in realtà li seguono a loro uso e consumo, solo quando fa loro comodo o perlomeno in modo distorto, persino in buona fede. Votano a sinistra senza tenere conto minimamente della totalità del contesto e delle conseguenze concrete di certe scelte, che possono portare a esiti perlomeno contraddittori rispetto ai propri ideali. Per loro è più grave che Salvini sia divorziato rispetto ai Pacs o ai figli affidati a coppie gay, all’aborto o all’eutanasia, alle derive omosessuali o alle leggi pro Lgbt e alla fine votano il partito o la coalizione che è a favore di tutte queste nefandezze. Per loro Salvini è il male e va odiato mentre Efe Bal, peraltro sua dichiarato/a fan, è il bene e va rispettato.

Nel 1972 Paolo VI pronunciò una profezia da non sottovalutare, denunciando con parole pesantissime: “Da qualche parte il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio… L’apertura al mondo fu una vera invasione del pensiero mondano nella Chiesa“. Ed ancora nel 1974, con dolore, il Papa parlò di “coloro che tentano di abbattere la Chiesa dal di dentro“. In un famoso colloquio con Jean Guitton, Paolo VI usò toni quasi apocalittici. Ricordò la frase di Gesù nel Vangelo di Luca: “quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?“. La applicò ai giorni nostri. Disse: “Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa“.

A tutti i cattocomunisti, soprattutto a quelli politici che sbandierano ai quattro venti il loro passato di Papaboys, consiglierei di leggersi la
NOTA DOTTRINALE circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (JOSEPH CARD. RATZINGER – Roma, 24 novembre 2002)

Perciò l’articolo di Rino Cammilleri, pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana, che di seguito riporto in versione integrale, non può che trovarmi perfettamente d’accordo.

Ma quanti cattolici nel governo Pd-M5S! Sono i diretti discendenti della sinistra DC, a sua volta discesa dagli intellettuali cattolici liberali (e modernisti) dell’Ottocento. Entrati in Parlamento con l’idea di dialogare con il mondo moderno per convertirlo, sono loro ad essere stati convertiti al giacobinismo, con tutte le sue storture ideologiche stataliste, centraliste e laiciste. 

Ma quanti cattolici nel governo Pd-M5S! Ai tempi della prima repubblica autorevoli esponenti democristiani, intervistati, fecero presente che quanto era avvenuto nell’Europa settentrionale sotto governi socialdemocratici, cioè la piena laicizzazione della vita sociale, in Italia si era svolto sotto governi democristiani. Insomma, se ne vantavano. E la cosa aveva una sua coerenza. In effetti, già don Sturzo parlava di «ispirazione» e di «idealità» cristiana. Ed è nota la definizione di De Gasperi sulla Dc come partito di centro che guarda a sinistra. Roberto De Mattei ci scrisse sopra un libro significativamente intitolato Il centro che ci portò a sinistra, in cui si osservava come per decenni la Dc aveva raccolto voti a destra per poi spenderli appunto a sinistra.

Il fatto è che gli ideologi di quel partito discendevano in linea retta dai cosiddetti cattolici liberali del secolo precedente, quello risorgimentale. Costoro, però, a quel tempo erano in verità quattro gatti intellettuali «a Dio spiacenti e a li nimici sui», per dirla con Dante; cioè, guardati con diffidenza sia dai liberali al governo che dalla Chiesa. L’insospettabile Giovanni Spadolini nel suo libro L’opposizione cattolica ammise onestamente che l’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana dopo Porta Pia fu opera degli allora chiamati intransigenti, quelli del non expedit, «né eletti né elettori», che preferirono dedicarsi alla riconquista della società tramite le opere (casse mutue, rurali e di risparmio, assistenza, scuole professionali, ospedali, orfanotrofi eccetera) per poi offrire il loro voto, col Patto Gentiloni, da posizioni di forza. Questo cattolicesimo ben impiantato nel sociale fu la base di voto, caduto il fascismo, per la famosa «diga» anti-Baffone. Ma fu presto egemonizzato dalla casta degli intellettuali, eredi di quel cattolicesimo elitario e modernista che non rappresentava nessuno ma che era ben provvisto di cattedre e pubblicazioni.

Oggi eccone una nuova edizione nello schieramento di sinistra, e sempre con la lodevole intenzione di «stemperare la carica rivoluzionaria» e anticristiana, ieri dei giacobini e dei cavouriani, ora dei comunisti e dei loro alleati. Ma, in realtà, molto più parenti di quanto non sembri, visto che sono statalisti e accentratori anche loro, nemici della scuola libera e adoratori dello Stato. Il bipolarismo italiano, quello effettivo, vede in uno schieramento tutti coloro che nella greppia dello Stato mangiano, dal grand commis all’ultimo bidello; nell’altro, i restanti, quelli che producono e sono stufi di mantenere i primi. Ecco perché quei cattolici di cui sopra hanno scelto il centrosinistra. Si pensi al giro mentale che sta dietro alla deriva giudiziaria italiana: se uno ammazza gente, sconti di pena, permessi premio, nessuno-tocchi-caino e via perdonando; ma se uno tocca soldi dello Stato ingoiano la chiave. Buonisti sulla pelle dei cittadini qualunque, spietati per la «lesa maestà». In più, proni a tutte le fesserie del politicamente corretto; infatti, cos’è il politicamente corretto se non un atteggiamento francescano ma ateo? Non a caso Robespierre, capo dei giacobini, era «l’incorruttibile» che voleva trasformare il mondo, con le cattive, in un monastero obbligatorio. E cos’è il mondo in cui è vietato fumare, ingrassare, tagliare un albero o dare un calcio a un cane?

Ma torniamo ai nostri cattolici che stanno nel centrosinistra. Molti di loro, senz’altro, sono in ottima fede. Tuttavia dovrebbero saperlo che i pifferi di montagna sono come quei famosi preti operai che andarono in fabbrica con la lodevole intenzione di evangelizzare il ceto operaio ma ne uscirono sindacalisti trozkysti. Sì, perché, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur di John Boorman, «C’è sempre qualcuno più furbo di te». E i comunisti, anche quelli post, hanno sviluppato fino al virtuosismo l’arte di manovrare variegati schieramenti. Anche negli Usa sono cattolici cinque giudici sui nove della Corte Suprema, ben il 34,1% del Congresso e addirittura il 38% dei governatori. Ed è cattolico Biden, lo sfidante democratico di Trump. Qui sono cattolici praticanti gli ultimi capi di governo, da Monti in poi, più il presidente Mattarella. Scriveva san Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei: «Vi sono cattolici, praticanti e persino pii agli occhi degli altri, e forse sinceramente convinti, che servono ingenuamente i nemici della Chiesa. Si è infiltrato nella loro stessa casa, con diversi nomi male applicati – ecumenismo, pluralismo, democrazia – l’avversario peggiore: l’ignoranza».

One thought on “Sinistra cattolica, non converte ma si fa convertire”
  1. A me piacerebbe tanto che il sig. Dino Valle esponesse chiaramente le proprie idee politiche, senza nascondersi dietro il Crocifisso. Su coraggio facci capire primancora di farci le prediche. Io sono cattolico e sono di sinistra, e allora?

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