Cos’è il Black Lives Matter?

Le definizioni, in positivo e in negativo, si sprecano. Per la più imparziale ci viene in soccorso Wikipedia: “Black Lives Matter (BLM, letteralmente “le vite dei neri contano, sono importanti”) è un movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana (degli Stati Uniti), impegnato nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico, verso le persone nere. Black Lives Matter organizza regolarmente delle manifestazioni per protestare apertamente contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, nonché contro questioni più estese come profilazione razziale, brutalità della polizia e disuguaglianza razziale nel sistema giuridico degli Stati Uniti”.

Il diciassettenne Trayvon Martin ucciso da George Zimmerman a Sanford (Florida)

Il 26 febbraio 2012 George Zimmerman, 29 anni, bianco, di ronda nel suo quartiere, in circostanze poco chiare aveva sparato al diciassettenne afroamericano Trayvon Martin, uccidendolo. L’anno successivo, in seguito alla sua assoluzione, per legittima difesa, cominciò a comparire su vari social media l’hashtag #BlackLivesMatter, da cui poi ebbe origine il nome del movimento. Dalle proteste di Ferguson (cittadina del Missouri dove, il 9 agosto 2014, Michael Brown fu ucciso dall’agente di polizia Darren Wilson), i sempre più numerosi seguaci del BLM sono scesi in strada dopo la morte di numerosi altri afroamericani, uccisi in seguito ad azioni della polizia o durante la custodia in carcere. Il movimento, che nel frattempo assume anche una precisa connotazione politica anti-repubblicana, viene acquisendo sempre più visibilità, anche al di fuori degli States.

George Floyd, cosa è successo prima della morte

Dal 25 maggio 2020, data della morte di George Floyd, per presunto omicidio a carico dell’agente di polizia Derek Chauvin, le proteste, pacifiche e non, sotto la bandiera del #BlackLivesMatter si sono estese dall’America intera a mezzo mondo.

Dalle parole ai fatti il passo è breve

A Columbus una statua di Cristoforo Colombo abbattuta e trascinata in un laghetto

Non potendosi scagliare, per ovvi motivi, contro quelli che, a loro dire, sono stati i più grandi razzisti della storia, nel mirino degli attivisti sono finite le loro effigi e quanto ritenuto simbolo colonialista. Il movimento è arrivato all’assurdità – abbattendo statue di campioni dell’abolizione della schiavitù come Abraham Lincoln – e ha dato libero corso all’ignoranza. Così a Columbus, nell’Ohio, finiscono gambe all’aria le statue di Cristoforo Colombo, di cui pure la città porta il nome. A Madison, Wisconsin, è stata vandalizzata, rovesciata e gettata nel lago Monona la statua del colonnello Hans Christian Heg. Sebbene il colonnello sia stato un fervido oppositore della schiavitù, questo non è bastato a placare la follia iconoclasta dei manifestanti.

Il Black Lives Matter Day del 6 maggio a Torino (foto Fabio Ferrari/LaPresse)

A Torino un corteo ha dirottato il suo sdegno giacobino contro la statua del re Vittorio Emanuele II, giudicato “responsabile del colonialismo italiano in Africa”, che però è iniziato quando il primo re d’Italia era morto e sepolto.

La scultura di Indro Montanelli nei giardini di Porta Venezia a Milano

Ai Giardini di Porta Venezia di Milano la scultura di Indro Montanelli , già presa di mira lo scorso anno durante il corteo per la Giornata internazionale della donna, è stata proprio imbrattata, sempre in segno di sdegno verso la relazione che il giornalista ebbe con una dodicenne eritrea, comprata dai genitori in Etiopia negli anni ’30, lui poco più che ventenne.

La statua di Winston Churchill in Parliament Square a Londra

Anche Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda guerra mondiale, è stato messo sotto accusa. La sua statua in Parliament Square, a Londra, è stata imbrattata con dello spray nero, recitante la frase “was a racist”, era un razzista. Sempre in Inghilterra, a Bristol, la folla ha abbattuto la statua di Edward Colston, mercante-filantropo, arricchitosi tuttavia nel ‘600 anche con il commercio degli schiavi.

Dall’estremismo alla follia il passo è sempre breve

Venerdì scorso a San Francisco un gruppo di persone ha tirato giù il monumento dedicato al missionario francescano spagnolo San Junípero Serra, accusato di “genocidio nei confronti dei nativi”. Papa Francesco, invece, l’ha proclamato santo nel settembre del 2015 proprio per il merito di aver difeso la “dignità della comunità indigena”, proteggendola “da coloro che l’hanno maltrattata e abusata”.

La statua di San Junípero Serra abbattuta a San Francisco

Con la statua del frate è venuta giù anche la croce.

La teca deturpata a Firenze con dentro l’affresco alla Vergine

L’assalto ai simboli cristiani è già iniziato anche in Europa, sull’onda delle proteste americane: durante le manifestazioni antirazziste a Firenze del 7 giugno una teca contenente un affresco dedicato alla Vergine è stato vandalizzata con lo slogan Black Lives Matter impresso con la bomboletta.​

E la situazione sembra essere destinata a peggiorare: “Sì, penso che le statue che raffigurano Gesù come un europeo bianco debbano essere abbattute: sono una forma di suprematismo e lo sono sempre state. Nella Bibbia, quando la famiglia di Gesù voleva nascondersi, indovinate dove è andata? In Egitto, non in Danimarca! Buttatele giù!”. E’ il tweet pubblicato da Shaun King, scrittore americano ed attivista per i diritti civili, in prima linea nelle proteste anti-razziste che in queste settimane sta scuotendo gli Stati Uniti e non solo.

Lo scrittore americano Jeffery Shaun King

“Il motivo è che le ricostruzioni storiche più accurate descrivono Gesù con la carnagione scura – spiega in un altro tweet – Il problema è che gli americani bianchi che per centinaia di anni hanno comprato, venduto, scambiato, violentato e schiavizzato a morte gli africani in questo Paese, semplicemente non possono avere quest’uomo al centro della loro religione”. Per l’attivista, quindi, è giunto il momento di cambiare finalmente volto a Gesù, ripristinando la sua “vera” immagine.”.

Il tweet di Shaun King che in queste settimane sta scuotendo gli Stati Uniti e non solo

“Se la vostra religione richiede che Gesù abbia i capelli biondi e gli occhi azzurri, allora la vostra religione non è il cristianesimo ma il suprematismo bianco – incalza l’intellettuale afro-americano – La fede cristiana e non il cristianesimo bianco è stata la prima religione di questo Paese per centinaia di anni”.

Una provocazione, la sua, che rischia di infiammare ulteriormente un clima già surriscaldato.

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