Ogni anno il 26 luglio a Butrio si festeggia all’Eremo di Sant’Alberto. Quest’anno si sono celebrati i 100 anni di presenza ininterrotta degli eremiti della Divina Provvidenza, fondati da San Luigi Orione. La storia orionina dell’Eremo comincia l’8-10 luglio 1900, quando il vescovo di Tortona, monsignor Igino Bandi, e Don Orione vennero quassù per la visita canonica e la ricognizione delle ossa di Sant’Alberto. Don Orione si offerse di popolare questo luogo ricco di storia, allora poverissimo e in rovina, con i suoi eremiti. Il vescovo accondiscese e ci fu un primo inizio di presenza che durò poco più di un anno.

Quando, nel 1920, fu trasferito il parroco di Sant’Alberto, si riaprì l’opportunità di ritornarvi con una comunità di eremiti e un parroco orionino. Il 6 giugno 1920, Don Orione, venuto quassù, annunciò che il vescovo aveva affidato Eremo e Parrocchia alla congregazione. Nel luglio successivo gli eremiti erano già a Sant’Alberto. Di lì partì una storia di grazia e di bene che ebbe uno speciale impulso con l’arrivo di Frate Ave Maria, il santo eremita cieco. Oggi, il parroco orionino è ancora lì: don Agostino Casarin.

Anche gli eremiti sono ancora lì: fra Mauro, fra Ivan, fra Ferdinando, fra Alessandro (che arriva dall’Argentina) e l’aggregato Fausto. L’eremo di Sant’Alberto è abitato anche da due sacerdoti: don Luigi e don Agostino, che riveste la carica di superiore ed è stato nominato lo scorso mese di agosto. Sono religiosi della congregazione di Don Orione della Divina Provvidenza. Nel momento di maggior splendore all’eremo d’Oltrepo erano presenti undici frati. Nel 2003 però, quando è stata aperta una nuova congregazione degli eremiti a Rio de Janeiro, cinque frati hanno lasciato la Valle Staffora per trasferirsi in Brasile.

Don Orione comprese fin dagli inizi l’importanza della presenza in seno alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di un ramo di religiosi contemplativi. Già nel 1899, con la vestizione dei primi tre eremiti, a Stazzano, il 30 luglio, Don Orione dette avvio alla famiglia degli eremiti. Affidò agli eremiti i compiti della preghiera, della penitenza e del lavoro in una vita semplice, austera e fraterna. I primi eremiti si occuparono anche dell’asssistenza e dell’istruzione dei piccoli lavoratori dei campi, nelle “colonie agricole“; altri si dedicano alla rinascita e custodia di antichi eremitaggi. Sant’Alberto di Butrio (PV) e Monte Spineto (AL) sono i luoghi delle loro origini.

L’eremita più rappresentativo è certamente Frate Ave Maria (1900-1964). Rimasto cieco a 12 anni, dopo un periodo di disperazione giovanile, incontrò la grazia di Dio attraverso la paternità di Don Orione. Divenne eremita e trascorse l’intera sua vita in penitenza e preghiera, nella ricerca costante della santità, luce e conforto per tante anime che a lui ricorrevano nelle tribolazioni della vita. La fama di santità l’accompagnò in vita e divenne devozione dopo la santa morte (21 gennaio 1964)Di lui è in corso la causa di beatificazione.

Attualmente, gli eremiti della Divina Provvidenza sono otto e tutti riuniti nell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio (PV), meta spirituale e artistica di grande interesse per molti pellegrini che salgono lassù. Degli eremiti attuali, quattro sono giovani ed hanno professato negli ultimi quattro anni. Sono una grazia di Dio per tutta la Piccola Opera della Divina Provvidenza questi “nostri Mosè sul monte”, come li definiva Don Orione. E’ anche un bel modo per ricordare la celebrazione, nel 1999, del centenario della fondazione degli eremiti.

“Oggi, è grazie a loro – spiega Don Flavio Peloso, già direttore generale dell’Opera Don Orione – se le mura dell’antico cenobio di Sant’Alberto risuonano ancora di preghiere e profumano di incenso, se Sant’Alberto continua ad essere un luogo sacro, un segno di Dio e non solo un museo e un luogo di turismo. Mi hanno chiesto di presiedere la celebrazione delle 10 ed è stata per me una gioia grande perché di questo luogo sono innamorato dal luglio 1976, quando vi sostai per la prima volta. Da allora, poco o tanto, ogni anno vengo quassù e questo luogo mi ricorda il senso della vita e della mia consacrazione: Dio solo. Dio solo spiega la vita di Sant’Alberto nel secolo XI. Dio solo diede vita a Frate Ave Maria nel secolo XX. Dio solo è stata la ragione dell’esistenza e della resistenza degli eremiti che si sono susseguiti in questo luogo solitario per 100 anni”.

Fonte ACI Stampa

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