Una notiziona! La CEI ha annunciato, con una sorta di malcelata soddisfazione, quasi come si trattasse di chissà quale successo, che il governo – bontà sua – consentirà ai fedeli di continuare a partecipare alla Messa con la museruola. E scusate se i salti di gioia li riserviamo ad un’altra più fasta occasione.

D’altronde fino all’altro ieri avevano preso insistentemente a circolare le voci che la Conferenza Episcopale Italiana non avrebbe avuto nulla da eccepire su una richiesta di parte governativa di chiusura delle chiese, di sospensione delle Messe e della celebrazione dei Sacramenti. Anzi: a leggere le dichiarazioni rilasciate negli scorsi giorni dal sottosegretario della Cei monsignor Stefano Russo, la Chiesa stessa sarebbe stata pronta a sacrificare nel nome della sanità pubblica le proprie attività liturgiche e pastorali. Una Chiesa in totale ritirata, più realista del re. Silenziosamente prona ai diktat illegittimi del governo, ha finito col dare a Cesare quel che è di Dio.

“La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli – ha affermato il cardinale Robert Sarah, uno dei pochi porporati ad assumersi le responsabilità che il ruolo impone e il popolo di Dio giustamente pretende – Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti, senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi”.

Dino Valle

 

L’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante norme per il contrasto alla diffusione dell’epidemia di coronavirus “lascia invariato quanto previsto nel Protocollo del 7 maggio circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo. Esso rimane altresì integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, già trasmesse nel corso dell’estate”Lo afferma una nota della Conferenza Episcopale Italiana.

Restano invariate dunque le normative fin qui imposte tra cui l’igienizzazione delle mani del sacerdote che distribuisce la Comunione. La celebrazione delle Cresime assicurando il rispetto delle indicazioni sanitarie. la  reintroduzione dei cori e cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti.

Inoltre – ricorda la CEI –  “durante la celebrazione del matrimonio gli sposi possono non indossare la mascherina; durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi dove svolgono vita sociale in comune”.

I Vescovi italiani confermano infine la loro disponibilità ad una interlocuzione costante con il Governo e il Comitato tecnico-scientifico, per monitorare il quadro epidemiologico e l’evoluzione della pandemia.

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