Giuseppe Conte ha deciso di passare all’affondo finale per imporre al Paese una dittatura sanitaria. L’imminente Dpcm si prospetta come un giro di vite tale da rendere sempre più difficile la vita alle persone. Il tutto confezionato con un sorriso pseudo-francescano.

Il giorno della festa di san Francesco d’Assisiinfatti, il premier ha portato il suo contributo alla causa dei manipolatori di questo grande santo: “Dalla drammatica esperienza del coronavirus – ha dichiarato Conte – traiamo il valore dell’essenziale, di quello che veramente conta. In questo, il messaggio di san Francesco appare di straordinaria modernità. Anche quanti si sono ritrovati meno coinvolti nell’assistenza diretta ai malati, già solo rinunciando ad alcune libertà per proteggere i propri cari: tutti ci siamo sentiti coscienti del valore della cura e della fratellanza, abbiamo compreso di essere Fratelli Tutti, come scrive il Papa nella sua enciclica”.

E in “nome” di san Francesco e di papa Bergoglio ecco il nuovo Dpcm, con tutte le sue restrizioni annunciate: dall’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto, fino alle limitazioni per feste e cerimonie anche private fatte a numero chiuso. Una limitazione alle libertà individuali mai vista in questo Paese dal 1945.

L’obiettivo dichiarato di Conte e del ministro della Salute, Roberto Speranza, è quello di evitare a tutti i costi un’impennata dei contagi. Un obiettivo impossibile da raggiungere, perché i “contagi”, che sono di fatto i positivi ai tamponi, sono in aumento semplicemente perché è il governo che li sta cercando, facendo fare quasi ogni giorno più di 100.000 tamponi, dei quali l’1-2% circa risulta positivo. Positivo sano e asintomatico. È come se ogni giorno venissero fatti migliaia di test per la tubercolosi, che è una malattia che ogni anno fa nel mondo 1.600.000 vittime. I positivi per la TB – se cercati con tale insistenza – risulterebbero decine di migliaia. Il dato dei positivi è la principale, e forse l’unica, ma efficacissima arma nella guerra psicologica condotta dal governo. La parola d’ordine è spaventare, terrorizzare la gente.

L’uso della mascherina all’aperto ha solo questa valenza. Da un punto di vista medico non ha senso. La mascherina è utile solo nei contatti ravvicinati con potenziali portatori del virus. Se esiste un distanziamento da altre persone, è superflua. Ma la mascherina ha una fortissima valenza psicologica: induce timore, mantiene alto il livello psicologico di allarme, fa pensare ad un diffuso pericolo. Pericolo di cosa? Se a marzo e aprile poteva essere motivata la paura di morire, con 5000 decessi settimanali di media, oggi è ben diverso. La media era crollata a luglio e agosto a 40 morti alla settimana, morti con un’età media di 80-85 anni. Allora il virus magari non era estinto, ma il suo impatto sulla salute era già radicalmente cambiato.

Merito del contenimento della diffusione, ma anche del fatto che sono state individuate diverse modalità di cure. Poi, da circa sette morti al giorno si è passati agli attuali 17. Non sembra affatto essere una situazione da emergenza sanitaria che possa giustificare nuove misure radicali di limitazione delle libertà. Il governo, peraltro, con il suo ben noto Comitato tecnico-scientifico, come spiega questo incremento delle ultime settimane? L’accusa è mossa ai giovani della movida e delle discoteche estive. Ma allora perché i soloni di governo, che non potevano non prevedere questo fenomeno, non lo hanno prevenuto mantenendo la chiusura per questo tipo di attività? Certo, un simile provvedimento non sarebbe piaciuto al governatore dell’Emilia Romagna, regione di sinistra ma anche con la più alta concentrazione di discoteche.

Così come stranamente nessuno ha mai pensato di sospendere – anche temporaneamente – la vendita delle sigarette. Ma il fumo non “nuoce gravemente alla salute”? Stranezze del comitato di salute pubblica.

Insomma, ancora una volta si utilizza il pretesto sanitario per scopi politici. Si sono aspettati i ballottaggi elettorali per poi servire al Paese la polpetta avvelenata di questo Dpcm. E sembra che la vigilanza sull’ottemperanza ai diktat del nuovo decreto sarà affidata ai militari. Così, dallo Stato di Polizia si passa direttamente alla dittatura militare sudamericana.

Il decreto annunciato prevede di fatto dei mini lockdown. Non quello generale che abbiamo conosciuto negli scorsi mesi. Un lockdown generale renderebbe impossibile, ad esempio, la campagna di vaccinazione antinfluenzale, sulla quale si sono già investiti parecchie centinaia di milioni di euro con vaccini già acquistati, e che i media di regime stanno proponendo a tutta forza, anche qui col rischio di creare attese, paure, pressioni su farmacie e ASL.

Anziché un unico lockdown avremo misure che tenderanno a rendere impossibile la vita delle persone, dalle scuole ai luoghi di ritrovo. Si vuole asfissiare la popolazione con misure coercitive per renderla più pronta ad essere “liberata” nelle modalità e alle condizioni che il governo vorrà. Questa nuova fase di sedicente emergenza sanitaria sarà meno eclatante, più subdola e pericolosa. E assolutamente ingiustificata.

La propaganda continua a martellare i suoi slogan, che non sono più quegli degli inizi, quel patetico e fasullo “andrà tutto bene” corredato di arcobaleni. Ormai siamo arrivati alla strategia della tensione sanitaria: il nemico sta tornando, e non c’è cura, non c’è speranza. L’ideologia dominante è veramente un’ideologia che vuole uccidere la speranza, sostituendola magari con l’adorazione idolatrica di un rimedio farmacologico a venire che metterà fine all’incubo.

È dunque il tempo del coraggio. Il coraggio dei medici che devono dire che il Covid è curabilissimo; è il tempo del coraggio delle famiglie cui vengono imposti nuovi pesi; è il tempo di tutti quelli che non vogliono portare il cervello all’ammasso ed essere manipolati.

L’articolo Covid, Conte&Co preparano il nuovo giro di vite alla libertà è stato originariamente pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana.

 

One thought on “Covid, Conte&Co preparano il nuovo giro di vite alla libertà”
  1. E’ evidente che si potrebbe fare meglio, ma bisogna ammettere che il controllo della diffusione della malattia è stato ottenuto anche grazie alle misure adottate. E’ anche evidente che usare la mascherina all’aperto in condizioni di ragionevole distanziamento non è necessario, ma nelle zone di movida o in coda o negli stadi? Purtroppo in questa italietta non è possibile parcellizzare le norme adattandole ai singoli casi e poi dobbiamo evitare di comportarci come bambini viziati! mettere la mascherina e….pedalare! A livello più tecnico si tratta di problemi da valutare in termini probabilistici. I provvedimenti prudenziali non danno certezze ma diminuiscono il rischio e, in caso di dubbio, vale il principio di precauzione: fare “come se” fosse valida l’ipotesi più rischiosa, a patto che la precauzione, vedi mascherine, non sia dannosa e questo è ormai ampiamente verificato superando le ridicole obiezioni dell’accumulo di CO2 o del ricettacolo di germi. Certo occorre sempre inserire il cervello!!!!!

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