Rutelli conta più di Bassetti? Nelle segrete stanze del potere romano evidentemente sì. E così, mentre dal 15 giugno i cinema hanno riaperto i battenti senza l’obbligo di indossare la mascherina per gli spettatori, in chiesa i fedeli restano costretti a portare la museruola per tutto il tempo: prima, durante e dopo le funzioni religiose. Due pesi e due misure per norme scandalosamente adottate e scientemente applicate in nome del dio denaro.

Nuovo decreto ministeriale pro Rutelli

Francesco Rutelli

Dopo l’allarme lanciato dagli esercenti dei cinema, e soprattutto l’intervento del presidente dell’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimedial) Francesco Rutelli (toh, chi si rivede), sulle norme per le riaperture dei cinema, giudicate “astruse” tanto da impedire alla maggior parte delle sale di riaccendere gli schermi, il Governo ha immediatamente rimesso mano ai “protocolli” anti-coronavirus con l’ennesimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, quello dell’11 giugno.

Cinema: via la mascherina, tornano i pop-corn

Ora, nella scheda tecnica relativa a cinema e spettacoli dal vivo, si spiega che tutti gli spettatori devono indossare la mascherina, ma solo “dall’ingresso fino al raggiungimento del posto (per i bambini valgono le norme generali) e comunque ogni qualvolta ci si allontani dallo stesso, incluso il momento del deflusso”. Così dal 15 giugno è permesso toglierla una volta seduti e di conseguenza è possibile consumare in sala i prodotti acquistati nei punti ristoro, riaperti, naturalmente, sempre “nel rispetto delle norme di sicurezza”. In sala (dove si potranno avere fino a 200 spettatori) va mantenuto “almeno 1 metro di separazione tra gli utenti, ad eccezione dei componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale”.

Anche per la Chiesa comanda il dio denaro

Peccato però, che molti hanno notato come quest’obbligo, in realtà continui a dover essere mantenuto in Chiesa, durante le celebrazioni. La verità, evidente, è che per quanto riguarda un settore che crea un indotto economico, allora si può giungere a compromessi e decidere che in quel caso le mascherine non servono. Mentre per la Santa Messa, attività che non crea guadagni ma fa incontrare i fedeli con Gesù vivo e presente nella Santa Eucarestia, allora si può soprassedere. Continuando così ad obbligare le persone ad indossare una mascherina che, spesso, crea disagi per la respirazione, e altri effetti collaterali come mal di testa o abbassamento di pressione. La dimostrazione che, purtroppo, come al solito, chi comanda nella società, nella politica e ora pure nella religione è il “dio” denaro.

La beffa della Comunione senza guanti e degli sposi senza mascherine

In verità, da ieri, una gentile concessione del Governo tramite la Conferenza Episcopale Italiana – bontà sua – riguarda anche i fedeli, con la Comunione senza guanti e gli sposi senza mascherine. Concessione che però aggrava – caso mai ce ne fosse ancora bisogno – la sudditanza della Chiesa nei confronti dello Stato, che per la prima volta impone la Comunione in mano. Essì perché un’altra novità introdotta per le celebrazioni religiose post-emergenza Covid riguarda la distribuzione della Comunione: “resta l’indicazione a riceverla solo nelle mani (e non direttamente nella bocca) ma il sacerdote potrà anche non indossare i guanti se le ha pulite con la soluzione idroalcolica”. Un “favore” che non allevia ma che invece rende ancora più pesante la situazione per cui si va a Messa come se si entrasse in un reparto infettivi in ospedale, con abusi neanche previsti dal dal famigerato protocollo Governo-Cei. Ma più il tempo passa più certe norme appaiono enormemente sproporzionate rispetto ai reali rischi sanitari e a quanto richiesto per altri luoghi pubblici.

La stravaganza e la fantasia clericale non aiuta

Le indicazioni date dal Ministero sono state arricchite dalla stravaganza clericale. In alcune chiese è vietato ai fedeli di inginocchiarsi durante la consacrazione. In altre sono state arbitrariamente estese le distanze interpersonali oltre la ragionevolezza. Anche per gli appartenenti allo stesso nucleo familiare, che quotidianamente vivono sotto lo stesso tetto. Al momento della Comunione, poi, in alcune chiese bisogna rigorosamente rimanere al proprio posto, seduti o in piedi, a seconda che si voglia ricevere o meno il Sacramento. Altrove, ci si può incolonnare verso l’altare, ma solo nella corsia centrale e rispettando ovviamente le famose distanze di sicurezza, con la conseguenza di file interminabili, che mettono a dura prova la pazienza di fedeli e ministri.

L’ennesima, gravissima, ingerenza governativa

Le nuove disposizioni-beffa arrivate ieri dal Comitato tecnico-scientifico, interpellato dal Ministero dell’Interno, in risposta a due quesiti posti dalla Cei rendono il tutto ancora più irritante: viene concesso al sacerdote di non mettere i guanti per distribuire la Comunione e per quanto riguarda i matrimoni gli sposi sono esentati dall’indossare le mascherine. Tutto il resto rimane com’è stato fino ad oggi, anzi, per la prima volta è un documento ministeriale a regolamentare la distribuzione dell’Eucarestia: una ingerenza gravissima che, come sempre accade, la CEI incassa a capo chino, anzi quasi soddisfatta di aver strappato una concessione.

I vescovi tacciono e tu-sai-chi si frega le mani…

Una voce fuori dal coro: Monsignor Giovanni d’Ercole

Ci si aspetterebbe legittimamente che i vescovi, in primis Gualtiero Bassetti (cardinale e arcivescovo presidente della Conferenza Episcopale Italiana) facessero la voce grossa, pretendendo che queste norme arbitrarie vengano rimosse. Perché è piuttosto fastidioso constatare che al cinema ci si può muovere più liberamente di quanto si possa fare nelle chiese. E invece niente. Abbiamo tutti bisogno di normalità, ed in particolare, quando andiamo in chiesa, vorremmo avere la libertà di concentrarci sul perché siamo lì, senza doverci preoccupare di contravvenire ad un’infinità di imposizioni. E invece niente.

E tu-sai-chi si frega le mani…

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