https://dinovalle.it "La verità è il nemico mortale della menzogna e, di conseguenza, la verità è il più grande nemico dello Stato" Sun, 20 Sep 2020 06:46:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 https://dinovalle.it/wp-content/uploads/2020/06/cropped-Senza-titolo-2-150x150.png https://dinovalle.it 32 32 Porta Pia: dopo 150 anni ancora irrisolto il nodo Chiesa-Stato https://dinovalle.it/porta-pia-dopo-150-anni-ancora-irrisolto-il-nodo-chiesa-stato/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=porta-pia-dopo-150-anni-ancora-irrisolto-il-nodo-chiesa-stato https://dinovalle.it/porta-pia-dopo-150-anni-ancora-irrisolto-il-nodo-chiesa-stato/#respond Sun, 20 Sep 2020 06:46:05 +0000 https://dinovalle.it/?p=8559 Lo Stato che ha occupato Roma il 20 settembre 1870 è lo Stato liberale moderno che ha reciso i legami con il diritto naturale e con quello divino come fonti di legittimazione. Esso nasce da un atto di forza, quindi non ha legittimità, la quale è sempre un fatto morale: è legittimo ciò che rispetta l’ordine naturale e finalistico delle cose, è violenza illegittima ciò che non lo rispetta, avesse anche il suffragio della maggioranza. Una questione su cui anche la Chiesa evita di fare chiarezza

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La questione della presa di Roma del 20 settembre 1870 non va archiviata, nemmeno nella sua versione di fatto provvidenziale che avrebbe finalmente liberato la Chiesa dalla zavorra del potere temporale. Va esaminata in tutti i suoi aspetti che, tuttavia, non sono solo storici, ma anche di principio, diremmo teoretici.

Essa poneva allora e pone anche oggi il problema della legittimità dello Stato. Pio IX scomunicò allora lo Stato italiano e re Vittorio Emanuele II e con ciò ribadì i corretti criteri per considerare uno Stato come legittimo, a cominciare dal criterio più combattuto e tenacemente negato allora e ora, ossia che a dare questa ultima legittimazione (o toglierla come nel caso di Porta Pia) spetti alla Chiesa. La posizione assunta da Pio IX presenta anche altri aspetti, ma questo mi sembra quello fondamentale e di grande attualità, perché scorrendo il tempo non sembra che esso sia stato risolto, anzi la questione della legittimità dello Stato è stata abbandonata e quasi non ce la si pone più: gli Stati ci sono e il solo fatto che ci sono anche li legittima.

Lo statuto (la costituzione diremmo oggi) dello Stato italiano proclamato nel 1861 conteneva ancora il riferimento a Dio e considerava il Re d’Italia essere tale per volontà di Dio. Questa dizione era stata ripresa dallo Statuto del Regno di Savoia in seguito esteso a quasi tutta la penisola. Però si sa che quella espressione statutaria era ormai lettera morta, perché sia lo Stato piemontese prima sia lo Stato italiano poi si ispiravano, come tutti gli Stati liberali dell’Ottocento, al modello dello Stato napoleonico. Questo tipo di Stato – Uomo-animale-macchina-Dio come diceva Hobbes – che vuole ridurre a se stesso l’intera società uniformandola alle proprie esigenze, esclude il problema stesso della legittimità, facendola coincidere con il proprio atto di volontà.

Lo Stato che ha occupato Roma il 20 settembre 1870 è lo Stato liberale moderno che ha reciso i legami con il diritto naturale e, ancor più, con il diritto divino come fonti ultime di legittimazione. Non che abbia cercato altrove altri criteri di legittimazione, ha proprio eliminato il problema: lo Stato nasce da un atto di forza, sia esso espresso da una Volontà generale (Rousseau) oppure da un Leviatano (Hobbes). Quindi non ha legittimità, perché un atto di forza non può avere legittimità morale, e nemmeno la cerca: la sua legittimità consiste nell’effettualità, ossia nell’imporla.

Quindi, seppure lo statuto facesse riferimento esplicito ad una legittimazione che derivava dal diritto naturale e divino, lo Stato piemontese e italiano manteneva quelle affermazioni per convenienza di immagine, ma le aveva svuotate di ogni senso. La politica cavouriana e poi dei governi italiani rispetto al matrimonio e alla famiglia, la distruzione ope legis degli ordini religiosi, le mani poste sull’educazione dei futuri cittadini, l’imposizione di una religione civile atea e ispirata al materialismo positivista tolgono ogni dubbio in merito. Tutto ciò era stato contestato da Gregorio XVI e Pio IX sul piano dottrinale, dopo la breccia di Porta Pia si passò all’atto della scomunica dello Stato con l’invito ai cattolici di considerarlo estraneo a sé. Estraneo perché delegittimato, quindi illegittimo.

Ci si può chiedere: la Repubblica italiana di oggi è uno Stato legittimo? E la Francia atea e anticlericale? E l’Olanda con le sue leggi disumane? O la Germania che Peter Hahne diceva essere ormai un grande bordello? Oggi nessuno mette più in discussone se questi (ed altri) Stati siano legittimi. Il tema è stato accantonato, ma ricordare Porta Pia e l’enciclica Rescipientes di Pio IX del 1 novembre 1870 lo fanno riemergere. A stretto rigore dovremmo dire che nessuno Stato attuale è legittimo?

Normalmente oggi si ritiene che a legittimare lo Stato sia il voto popolare. Soprattutto il voto popolare espresso in fase costituente. Ma il voto popolare non legittima niente perché è una pura conta quantitativa di opinioni immotivate. Anche il voto popolare chiede di essere legittimato, perché è solo un modo per prendere decisioni e non il loro fondamento. La legittimazione è sempre un fatto morale, è legittimo ciò che rispetta l’ordine naturale e finalistico delle cose, è violenza illegittima ciò che non lo rispetta, avesse anche il suffragio della maggioranza. La costituzione italiana non è legittimata perché approvata a maggioranza da una assemblea e poi da un referendum, è il contrario. Se il voto dovesse legittimare una costituzione che non rispetta il diritto naturale sarebbe esso – il voto – a venire delegittimato. Tra l’altro la presa di Roma del 1870 non fu nemmeno decisa in questa forma, quindi non ha nemmeno la scusa del formalismo procedurale democratico.

Sono passati 150 anni dalla Breccia di Porta Pia. La Chiesa per prima ha perduto la memoria a questo proposito. Ma come può oggi la Chiesa parlare in ambito pubblico senza avere le idee chiare su cosa legittima il potere politico? E se il problema della legittimità viene risolto tramite l’effettualità (è legittimo quanto si impone di fatto) crolla tutto l’assetto della società giusta, in ogni aspetto della vita comunitaria e parlare di bene comune diventa impossibile.

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ACCADDE OGGI / Entra in vigore la legge Merlin https://dinovalle.it/accadde-oggi-entra-in-vigore-la-legge-merlin/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=accadde-oggi-entra-in-vigore-la-legge-merlin https://dinovalle.it/accadde-oggi-entra-in-vigore-la-legge-merlin/#respond Sun, 20 Sep 2020 06:31:44 +0000 https://dinovalle.it/?p=8556 Il 20 settembre 1958 in Italia entra in vigore la legge Merlin con cui, decretando la chiusura delle case di...

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Il 20 settembre 1958 in Italia entra in vigore la legge Merlin con cui, decretando la chiusura delle case di tolleranza, si intendeva porre termine al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione

La legge 20 febbraio 1958, n. 75 è una legge della Repubblica Italiana, nota come legge Merlin, dal nome della promotrice nonché prima firmataria della norma, la senatrice Lina Merlin.

Essa abolì la regolamentazione della prostituzione, chiudendo le case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, restò però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali garantite dalla Costituzione, come parte della libertà personale inviolabile (articolo 2 e articolo 13). La legge Merlin regola tuttora il fenomeno in Italia.

La legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero eseguiti controlli sanitari periodici sulle prostitute, in realtà i controlli erano sporadici e soggetti a pressioni di ogni genere da parte dei tenutari, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell’attività.

Questo provvedimento legislativo fu il principale dell’attività politica della parlamentare socialista, che intese seguire l’esempio dell’attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, sotto la cui spinta nel 1946 erano state chiuse le case di tolleranza in Francia, e riprende i principi della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173. Una prima versione del suo disegno di legge in materia di abolizione delle case chiuse in Italia, Lina Merlin l’aveva presentata nell’agosto del 1948 (anno in cui pare che fossero attivi oltre settecento casini, con tremila donne registrate, che risulteranno ridotte a duemilacinquecento al momento dell’entrata in vigore della legge) su sollecitazione di un gruppo di donne dell’Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento italiano e su suggerimento di Umberto Terracini, che aveva fatto la tesi di laurea sulla prostituzione. Il progetto divenne legge, dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958: veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione.

Il suo primo atto parlamentare era stato quello di depositare un progetto di legge contro il sesso in compravendita e l’uso statale di riscuotere la tassa di esercizio. Un incentivo alla sua azione legislativa venne dall’adesione dell’Italia all’ONU. In virtù di questo evento, il governo dovette sottoscrivere diverse convenzioni internazionali tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (del 1948) che, tra l’altro, faceva obbligo agli Stati firmatari di porre in atto la tratta degli esseri umani e l’aggiuntiva Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui (1949/1951).

Il Partito Socialista Italiano di allora intendeva, come deriva della ratifica di questi trattati, abolire le case di tolleranza gestite dallo Stato. Tuttavia, l’allora ministro degli Interni Mario Scelba aveva smesso di rilasciare licenze di polizia per l’apertura di nuove case già dal 1948. La proposta di legge presentata dalla Merlin fu l’unica al riguardo. La Merlin ribadì nel dibattito parlamentare come l’articolo 3 della Costituzione italiana sancisse l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e l’articolo 32 annoverasse la salute come fondamentale diritto dell’individuo; veniva citato inoltre il secondo comma dell’articolo 41 che stabilisce come un’attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana.

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Navalny avvelenato da una bottiglietta d’acqua offerta dall’hotel https://dinovalle.it/navalny-avvelenato-da-una-bottiglietta-dacqua-offereta-dallhotel/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=navalny-avvelenato-da-una-bottiglietta-dacqua-offereta-dallhotel https://dinovalle.it/navalny-avvelenato-da-una-bottiglietta-dacqua-offereta-dallhotel/#respond Sat, 19 Sep 2020 12:21:54 +0000 https://dinovalle.it/?p=8552 Ad avvelenare l’oppositore russo Alexei Navalny è stata una bottiglietta d’acqua offerta gratuitamente dall’hotel nel quale...

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Ad avvelenare l’oppositore russo Alexei Navalny è stata una bottiglietta d’acqua offerta gratuitamente dall’hotel nel quale alloggiava prima della partenza.

Tracce della neurotossina Novichok sono state trovate, infatti,  dagli specialisti tedeschi su una bottiglietta d’acqua prelevata dalla stanza d’albergo di Tomsk in cui soggiornava l’oppositore russo: lo riferiscono i colleghi del Fondo Anticorruzione di Navalny sul profilo Instagram del dissidente pubblicando quello che dicono essere un video della raccolta dalla stanza di eventuali prove dell’avvelenamento un’ora dopo la notizia del malore di Navalny, che potrebbe quindi essere stato avvelenato prima di raggiungere l’aeroporto.

Durissima la posizione presa dal Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione, con 532 voti a favore, 84 contrari e 72 astenuti, che condanna l’avvelenamento del blogger chiedendo l’avvio immediato di un’indagine internazionale sul caso e sulle presunte violazioni degli impegni internazionali in materia di armi chimiche della Russia, negate nei giorni scorsi dal capo dell’intelligence esterna di Mosca, mentre esorta le autorità a cooperare pienamente.

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La Cina perde il pelo ma non il vizio: nel 2019 già infettate oltre 3.000 persone https://dinovalle.it/la-cina-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio-nel-2019-gia-infettate-oltre-3-000-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-cina-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio-nel-2019-gia-infettate-oltre-3-000-persone https://dinovalle.it/la-cina-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio-nel-2019-gia-infettate-oltre-3-000-persone/#respond Sat, 19 Sep 2020 09:53:02 +0000 https://dinovalle.it/?p=8549 Più di 3.000 persone nel nord-ovest della Cina hanno contratto una malattia dopo la fuoriuscita...

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Più di 3.000 persone nel nord-ovest della Cina hanno contratto una malattia dopo la fuoriuscita di un batterio da un impianto biofarmaceutico che produceva vaccini per animali, nel 2019. Lo hanno reso noto le autorità.

Un laboratorio statale aveva utilizzato un disinfettante obsoleto nel luglio-agosto 2019 nella produzione di vaccini antibrucellosi per animali: la sterilizzazione era dunque incompleta mentre i batteri erano ancora presenti nelle emissioni di gas dell’impianto biofarmaceutico di Lanzhou per l’allevamento di animali.
Il gas contaminato si è diffuso nell’aria fino al vicino Istituto di ricerca veterinaria, dove lo scorso dicembre sono state infettate quasi 200 persone.

Il laboratorio si è scusato e si è visto ritirare la licenza per la produzione di vaccini contro la brucellosi. Ed i pazienti riceveranno un risarcimento.

Si tratta della brucellosi, malattia trasmessa dal bestiame o da prodotti animali. Generalmente non è contagiosa tra gli esseri umani, ma può causare febbre, dolori articolari e mal di testa.

Un totale di 3.245 persone sono risultate positive al batterio, hanno riferito le autorità sanitarie di Lanzhou, capoluogo della provincia di Gansu. E non è stato osservato alcun caso di trasmissione da uomo a uomo. Tutto è nato dall’utilizzo nel laboratorio dell’impianto di un disinfettante scaduto nel luglio-agosto 2019.

Quindi la sterilizzazione è stata incompleta ed i batteri sono rimasti presenti nelle emissioni di gas, che poi si sono diffuse nell’aria, fino al vicino Istituto di ricerca veterinaria, lo scorso dicembre.

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Lavoro, oltre 1 milione in meno di contratti a tempo nel privato https://dinovalle.it/lavoro-oltre-1-milione-in-meno-di-contratti-a-tempo-nel-privato/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lavoro-oltre-1-milione-in-meno-di-contratti-a-tempo-nel-privato https://dinovalle.it/lavoro-oltre-1-milione-in-meno-di-contratti-a-tempo-nel-privato/#respond Sat, 19 Sep 2020 07:32:31 +0000 https://dinovalle.it/?p=8544 Nel secondo trimestre 2020 l’input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro...

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Nel secondo trimestre 2020 l’input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) subisce una eccezionale diminuzione sia sotto il profilo congiunturale (-11,8%) sia su base annua (- 17,0%), come conseguenza della riduzione delle ore lavorate a seguito delle notevoli perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria. L’andamento del quadro occupazionale si è sviluppato in una fase di forte flessione dei livelli di attività economica, con il Pil che nell’ultimo trimestre segna una diminuzione congiunturale del 12,8%. L’occupazione risulta in forte calo sia rispetto al trimestre precedente sia su base annua; il tasso di occupazione destagionalizzato è pari al 57,6% (-1,2 punti in tre mesi).
In questo contesto, l’insieme dei dati provenienti dalle diverse fonti consente di evidenziare i seguenti aspetti:
A livello congiunturale diminuisce l’occupazione dipendente in termini sia di occupati (-2,1%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro) sia di posizioni lavorative (-3,9%, Istat, Rilevazione Oros). Tra le posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo, il calo congiunturale si registra nell’industria in senso stretto (-0,9%, -35 mila posizioni), nelle costruzioni (-0,8%, -7 mila posizioni) e, soprattutto, nei servizi (-5,5%, -462 mila posizioni)

Nel secondo trimestre 2020, nei dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tratti dalle Comunicazioni obbligatorie (CO) rielaborate, le attivazioni sono state 1 milione 548 mila e le cessazioni 1 milione 884 mila (Tavola 2), entrambe in
forte calo in confronto al trimestre precedente (-39,5% e -24,4%, rispettivamente).

La dinamica delle posizioni a tempo determinato “risulta fortemente negativa”, soprattutto a causa dell’impatto dell’emergenza Covid sui contratti di breve e brevissima durata. In particolare nel privato si contano 1 milione e 112 mila rapporti di lavoro in meno nel secondo trimestre del 2020 in confronto all’anno prima, considerando anche il lavoro in somministrazione e intermittente. Così la nota congiunta Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal relativa alle tendenze dell’occupazione nel secondo trimestre 2020, con specifico riferimento ai dati Inps-Uniemens.

Il Covid ha frenato le assunzioni ma anche le interruzioni di rapporto di lavoro. Non c’è solo l’effetto del blocco dei licenziamenti, deciso per legge. Ma pesa anche il venir meno di posizioni di lavoro a breve o brevissima durata; contratti a temine mai attivati e che quindi non possono neppure cessare. Analizzando la dinamica delle posizioni lavorative, a partire dai flussi giornalieri cumulati nei primi sei mesi del 2020, in base alle comunicazioni obbligatorie, rispetto all’analogo periodo del 2019, “a partire da marzo 2020 si registra una progressiva perdita di posizioni lavorative che al 30 giugno arriva a circa -578 mila posizioni, di cui -424 mila a termine.

A 1 milione 567 mila attivazioni in meno si accosta il calo di 988 mila cessazioni, dovuto principalmente ai rapporti di lavoro dipendente di breve durata non attivati in precedenza oltreché al blocco dei licenziamenti”.

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ACCADDE OGGI / Saladino inizia l’assedio di Gerusalemme https://dinovalle.it/accadde-oggi-saladino-inizia-lassedio-di-gerusalemme/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=accadde-oggi-saladino-inizia-lassedio-di-gerusalemme https://dinovalle.it/accadde-oggi-saladino-inizia-lassedio-di-gerusalemme/#respond Sat, 19 Sep 2020 06:04:12 +0000 https://dinovalle.it/?p=8541 Il 19 settembre 1187 Saladino inizia l’Assedio di Gerusalemme. L’assedio di Gerusalemme ebbe luogo dal 20 settembre al...

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Il 19 settembre 1187 Saladino inizia l’Assedio di Gerusalemme.

L’assedio di Gerusalemme ebbe luogo dal 20 settembre al 2 ottobre 1187. Ebbe come esito la riconquista di Gerusalemme da parte di Saladino e il quasi totale collasso del crociato Regno di Gerusalemme. Fu anche il catalizzatore della terza crociata.

Situazione antecedente

Il Regno di Gerusalemme, indebolito da dispute interne, era stato sconfitto il 4 luglio 1187 durante la battaglia di Hattin. La maggior parte della nobiltà che componeva il Regno venne fatta prigioniera, incluso re Guido di Lusignano, e, durante tutta l’estate, Saladino invase il Regno. Alla metà di settembre conquistò AcriNablusJaffaToronSidoneBeirut e Ascalona. I sopravvissuti e gli altri rifugiati fuggirono a Tiro, la sola città in grado di resistere al Saladino a causa del fortuito arrivo di Corrado del Monferrato.

La situazione di Gerusalemme

A Tiro, il feudatario crociato Baliano di Ibelin, signore di Ramla e Nablus – il nobile di grado più alto tra quelli fuggiti da Hattin – chiese al Saladino un corridoio di sicurezza per poter raggiungere Gerusalemme e recuperare la moglie Maria Comnena oltre al resto della famiglia. Saladino acconsentì, promettendo a Baliano l’accesso alla capitale per un solo giorno. All’arrivo nella città santa, il patriarca Eraclio, la regina Sibilla ed il resto degli abitanti lo pregarono di prendersi in carico la difesa della città. Eraclio tentò di convincerlo a rimanere per la salvaguardia della Cristianità, offrendogli la completa assoluzione, ed ottenendone il consenso.

Fece portare la notizia a Saladino presso Ascalona, il quale rifiutò la richiesta del sultano. Saladino organizzò una scorta per accompagnare Maria, i figli e tutti i conviventi al loro palazzo di Tripoli. Essendo il nobile con il titolo più alto tra quelli rimasti a Gerusalemme, secondo lo storico Ibn al-Athir, a Baliano venne riconosciuto dai musulmani un grado “più o meno simile ad un re”.

Baliano trovò una situazione terribile a Gerusalemme. La città era piena di rifugiati in fuga da Saladino ed il loro numero cresceva giornalmente. Erano presenti meno di quaranta cavalieri nell’intera città, per cui decise di crearne altri sessanta pescandoli fra gli scudieri e dai normali cittadini. Si preparò per l’inevitabile assedio immagazzinando cibo e denaro. Le armate della Siria e dell’Egitto si allearono al Saladino e, dopo un breve ed inutile assedio a Tiro, il sultano arrivò alle porte di Gerusalemme il 20 settembre.

L’assedio

I negoziati vennero tenuti da Saladino e da Baliano, con la mediazione di Yusuf Batit, uno dei chierici della Chiesa ortodossa, conscio del fatto che il Cattolicesimo Romano non li difendeva e che avrebbero avuto maggiori margini di manovra con l’avvento dei musulmani. Saladino preferiva prendere la città senza spargimenti di sangue, ma gli abitanti si rifiutavano di arrendersi, giurando di distruggerla in una tremenda battaglia piuttosto che regalarla al nemico. L’assedio era iniziato.

Le armate del Saladino si posero di fronte alla Torre di Davide e alla Porta di Damasco. Gli arcieri continuavano a colpire gli assedianti. Le armi da assedio vennero avvicinate alle mura e costantemente respinte. Per giorni, piccole schermaglie vennero combattute con pochi risultati. Il 26 settembre Saladino spostò il campo in una parte differente della città, sul Monte degli Olivi, dove non esistevano porte principali dalle quali i crociati potessero contrattaccare. Le mura vennero attaccate di continuo con le armi d’assalto, catapulte, lanciapietre, fuochi grecibalestre e frecce. Venne aperta una breccia nelle mura, le quali collassarono il 29 settembre. I crociati non erano in grado di respingere le truppe del Saladino ma, contemporaneamente, i musulmani non riuscivano a penetrare nella città. I crociati vennero decimati e ben presto ne restarono poche dozzine a difendere le mura.

I civili erano disperati. Secondo un passo di Old French Continuation of William of Tyre (probabilmente opera di Ernoul, uno scudiero di Baliano), il clero organizzò una processione scalza intorno alle mura, come i chierici della prima crociata fecero nel 1099. Sul monte Calvario, le donne tagliarono i capelli dei figli, dopo averli immersi in acqua fredda. Queste penitenze erano volte a placare l’ira di Dio, ma “… il nostro Dio non si degna di ascoltare le preghiere o il rumore proveniente dalla città. Il fetore degli adulteri, le disgustose stranezze ed il peccato contro natura impediscono alle preghiere di salire a Dio“.

I negoziati tra Baliano e Saladino

Alla fine di settembre, Baliano si fece accompagnare da un ambasciatore alla corte del sultano, offrendo la resa che aveva inizialmente rifiutato. Saladino non accettò la proposta vedendo che, durante la loro conversazione, i suoi uomini avevano scalato le mura e piantato la bandiera. I crociati riuscirono a respingere ancora una volta l’attacco: Saladino accettò la resa ed i due si accordarono sul fatto che il comando sarebbe passato, pacificamente, al sultano. Quest’ultimo offrì un riscatto di venti bisante per ogni uomo, dieci per le donne e cinque per i bambini, e quelli che non avrebbero pagato sarebbero diventati schiavi. Baliano tentò di opporsi sapendo che molti cittadini non avevano quei soldi e che la città straripava di rifugiati arrivati da ogni parte del Regno.

Dopo il ritorno a Gerusalemme, venne deciso che 7.000 abitanti (scelti tra i più poveri) sarebbero stati riscattati, prelevando il denaro direttamente dalle casse del tesoro che Enrico II d’Inghilterra aveva creato in città, custodito dai Cavalieri Ospitalieri. Questi soldi avrebbero dovuto essere usati da Enrico per un pellegrinaggio o per una crociata, come penitenza per l’omicidio di Thomas Becket, ma il re non arrivò mai e il tesoro venne usato per pagare i mercenari durante la battaglia di Hattin.

Baliano incontrò di nuovo Saladino e il sultano accettò di abbassare il riscatto a dieci bisanti per gli uomini, cinque per le donne ed uno per i bambini. Baliano si dimostrò ottimista ed allora il sultano fece una nuova proposta: 100.000 bisanti per tutti gli abitanti della città. Baliano credeva che fosse impossibile e Saladino promise di liberare 7.000 persone per non meno di 50.000 bisanti. Alla fine della trattativa l’accordo fu: 7.000 persone per 30.000 bisanti; due donne o dieci bambini sarebbero stati liberati al prezzo di un uomo.

Resa della città

Baliano passò le chiavi della città presso la Torre di Davide il 2 ottobre. Si disse che ogni abitante avrebbe dovuto pagare per il proprio riscatto, se avessero potuto (venivano dati dai 30 ai 50 giorni di tempo). Il Saladino si dimostrò generoso e liberò alcuni degli abitanti che sarebbero dovuti diventare schiavi; suo fratello al-ʿĀdil I (Safadino) fece lo stesso ed anche Baliano ed Eraclio, per non apparire meno generosi dei musulmani, ne liberarono altri attingendo ai propri beni. Si offrirono come ostaggi in cambio della libertà degli altri cittadini (o perlomeno di qualche migliaio) ma Saladino non accettò la proposta.

Il Saladino organizzò una marcia ordinata all’esterno della città, prevenendo il massacro che accadde quando i crociati conquistarono la città nel 1099. Gli abitanti liberati marciarono su tre colonne; i cavalieri templari e gli Ospitalieri guidavano le prime due, mentre Baliano ed il Patriarca erano al comando della terza. A Baliano venne permesso di riunirsi alla moglie ed ai figli nella contea di Tripoli. Ad Eraclio venne concesso di portare via dalla città numerosi tesori e reliquie, con grande scandalo dello storico musulmano Imad al-Din al-Isfahani – nonostante avesse partecipato anche lui al riscatto degli abitanti.

Conseguenze

Alcuni dei rifugiati si diressero a Tripoli, in Libano, dove gli venne negato l’ingresso e gli vennero requisiti i beni personali che avevano portato con sé da Gerusalemme. Molti di loro andarono verso Antiochia, o in Cilicia oppure verso l’Impero bizantino e nella sua grande capitale, Costantinopoli. Un altro gruppo si spostò in Egitto e gli venne permesso di imbarcarsi su navi italiane dirette verso l’Europa.

Saladino concesse ai pellegrini cristiani l’accesso alla città, e lasciò la Basilica del Santo Sepolcro nelle mani dei cristiani. Per rafforzare le rivendicazioni musulmane su Gerusalemme, molti siti sacri, inclusa quella che prenderà il nome di Moschea al-Aqsa, vennero purificati con acqua di rose. Vennero conquistati altri castelli che ancora si opponevano al governo del sultano, inclusi Belvoir, Kerak, e Montreal, tornando poi a Tiro per assediarla una seconda volta.

Nel frattempo, le notizie della disastrosa sconfitta di Hattin erano arrivate in Europa attraverso i racconti di Ioscioarcivescovo di Tiro, ed a quelli di altri pellegrini e viaggiatori, mentre Saladino proseguiva nella sua opera di conquista per tutta l’estate del 1187. Vennero subito stesi i piani per una nuova crociata; il 29 ottobre Papa Gregorio VIII emise la bolla pontificia Audita tremendi, ancora prima di sapere della caduta di Gerusalemme. In Inghilterra ed in Francia venne imposta una speciale tassa la Decima del Saladino al fine di recuperare il denaro per finanziare le spese. La susseguente Terza crociata non partì prima del 1189, in tre contingenti separati guidati da Riccardo Cuor di LeoneFilippo Augusto e Federico Barbarossa.

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Truffe online in aumento, ecco le più comuni https://dinovalle.it/truffe-online-in-aumento-ecco-le-piu-comuni-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=truffe-online-in-aumento-ecco-le-piu-comuni-2 https://dinovalle.it/truffe-online-in-aumento-ecco-le-piu-comuni-2/#respond Fri, 18 Sep 2020 10:42:00 +0000 https://dinovalle.it/?p=8537 Aumentano le truffe ai danni dei consumatori. A lanciare l’allarme è la Polizia Postale, che segnala un aumento...

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Aumentano le truffe ai danni dei consumatori. A lanciare l’allarme è la Polizia Postale, che segnala un aumento preoccupante delle frodi online.

Ecco quali sono le più comuni e come difendersi.

Shopping con false identità

In crescita le frodi creditizie realizzate tramite furto d’identità. Come funziona? La truffa consiste, inizialmente, nel trafugare dati personali e finanziari (magari acquistandoli nel dark web); poi utilizzare le informazioni ottenute per richiedere prestiti o acquistare oggetti on line. Il tutto a danno delle sfortunate vittime che, molto spesso, si rendono conto della truffa solo tempo dopo quando, per esempio, provano a richiedere un finanziamento ma gli viene negato per non aver pagato le rate di quello attivato dai truffatori. In tal caso è necessario denunciare alle autorità e procedere con la richiesta di disconoscimento delloperazione.

Bec Fraud e Ceo Fraud

Business e-mail compromise o Chief executive officer, sono questi alcuni dei nuovi tipi di truffa che vano a colpire in particolar modo le imprese. Infatti, attraverso di esse, i malviventi si inseriscono nelle comunicazioni commerciali tra aziende, o in quelle dei dirigenti di una stessa società e, con messaggi fasulli ma ritenuti credibili dai malcapitati, dirottano somme ingenti su conti corrente intestati ai truffatori.

Vishing

Spesso ci siamo trovati a parlarvi del phishing, oggi però gli orizzonti di questo genere di illecito si sono allargati arrivando al vishing, nato dall’unione tra i concetti di voice e phishing.

Questa nuova truffa punta ad unire la conoscenza dei dati personali degli utenti con l’utilizzo di telefonate volte ad ingannarli.

Sul cellulare o sulla casella di posta elettronica delle vittime arriva una notifica, apparentemente dalla propria banca, che segnala operazioni sospette relative al proprio conto.

L’utente preoccupato dall’avviso clicca sull’indirizzo internet di un sito clone.

Una volta lì riceve una telefonata (apparentemente credibile grazie all’uso di un finto numero verde della banca) in cui i truffatori si spacciano per solerti impiegati dell’istituto di credito che vogliono bloccare il furto quando in realtà, una volta ottenuti i codici di accesso, autorizzano bonifici o pagamenti alle spalle dell’ignara vittima.

Truffe sul bonus mobilità

Il Ministero dell’Ambiente ha denunciato come nei giorni scorsi siano arrivate diverse segnalazioni, da parte di chi intende avvalersi del bonus mobilità: sembra che vi siano diverse app che puntano ad ingannare gli utenti attraverso nomi accattivanti come “Bonus mobilità 2020”.

In realtà il dicastero comunica che le modalità per richiedere il bonus saranno comunicate attraverso i canali ufficiali diversi giorni prima della data di invio delle richieste.

Le applicazioni ingannevoli sono state già segnalate puntualmente alle autorità competenti.

Come difendersi

I consigli che gli esperti danno sono, oltre a prestare particolare attenzione:

  • quando si inseriscono i dati della propria carta di credito su internet, verificare prima la sicurezza del sito;
  • non inviare i propri codici di accesso al conto corrente. Gli istituti di credito ad esempio non richiedono mai via e-mail o per telefono le credenziali di accesso all’home-banking;
  • prudenza e giudizio sono necessari nel momento in cui viene richiesto l’invio di copie di documenti;
  • e infine, non scaricare mai allegati che arrivano tramite mail o sms se non si è sicuri circa l’identità del mittente.

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Elezioni regionali: ecco la lista degli impresentabili https://dinovalle.it/elezioni-regionali-ecco-la-lista-degli-impresentabili/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=elezioni-regionali-ecco-la-lista-degli-impresentabili https://dinovalle.it/elezioni-regionali-ecco-la-lista-degli-impresentabili/#respond Fri, 18 Sep 2020 09:47:41 +0000 https://dinovalle.it/?p=8527 Un campionario di accuse gravi, che vanno dall’associazione mafiosa al riciclaggio, dalla concussione al voto...

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Un campionario di accuse gravi, che vanno dall’associazione mafiosa al riciclaggio, dalla concussione al voto di scambio politico-mafioso, accompagna alcuni dei candidati in lista per le prossime regionali. “Lo Stato è vigile, ma la politica deve fare di più per garantire ai cittadini una degna rappresentanza“. Così il presidente della Commissione bicamerale antimafia Nicola Morra, chiosa sulla carenza dei “filtri adeguati” dei partiti, all’esito dell’attesa seduta in cui diffonde i nomi dei 13 candidati ritenuti “impresentabili”. Tutti inseriti in tre delle sette regioni al voto il 20 e 21 settembre prossimi: e cioè Campania (9 casi), Puglia (3) e Val d’Aosta (1).

Per la Commissione di Palazzo San Macuto, sono dunque 9 i candidati da indicare con uno stop tra coloro che aspirano alla carica di consigliere per Palazzo Santa Lucia a Napoli : cinque sono schierati con il governatore Pd Vincenzo De Luca che vola verso il bis, e alcuni risultano imputati per reati anche gravissimi come l’associazione mafiosa o il riciclaggio; in quattro corrono, invece, per lo schieramento di Stefano Caldoro di Fi.
Altri tre soggetti in Puglia. Mentre un altro candidato non in regola viene per le norme di autoregolamentazione segnalato in Val d’Aosta.
Spicca, tuttavia, una formidabile contraddizione: nell’elenco fornito dall’Antimafia non compare, ad esempio, un altro caso campano di candidata già rinviata a giudizio con l’accusa di aver “comperato” i voti per le regionali. Si tratta di Flora Beneduce, consigliera uscente con Caldoro (Fi), ma candidata ora in una lista per De Luca (Pd).  Il motivo? Perché il codice di autoregolamentazione che il presidente Morra e i membri della bicamerale hanno definito nel 2019, poco dopo l’ insediamento – codice che “comunque prevede criteri più stringenti rispetto a quelli adottati nella precedente“, si sottolinea ieri –  esclude che il reato di voto di scambio (semplice: per così dire) possa tramutarsi in un profilo di impresentabilità. Si giunge così alla grottesca conseguenza: se gestisci il consenso con il metodo mafioso, scatta lo stop dell’Antimafia, se sei “soltanto” accusato di acquistare i voti, puoi in teoria continuare tranquillamente a candidarti e a farne mercato, nonostante il processo che pende per quella grave accusa che incide sul libero esercizio del voto, senza che scatti alcuna vigilanza. Un paradosso ben noto, che ieri brilla all’interno della commissione. Ma su cui, evidentemente, i delicatissimi equilibri tra le varie forze (del primo e del secondo governo Conte) hanno pagato un prezzo.

La nostra funzione di controllo sulle liste – spiega Morra –  riguarda sia la disciplina recata dal decreto legislativo numero 235 del 2012, ovvero la legge Severino, che il codice di  autoregolamentazione cui la stessa normativa deve rinviare”.
Per la Campania, il presidente sottolinea che “all’esito delle verifiche disposte sui quindici candidati segnalati dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, non sono stati presi in considerazione carichi pendenti o sentenze per reati diversi da quelli previsti dal codice di autoregolamentazione o dalla legge Severino”.

Ecco dunque i nove casi per la CampaniaCarlo Iannace (“De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), “il quale venne dichiarato sospeso a decorrere dal 31 marzo 2016 dalla carica di consigliere regionale, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 5 maggio 2016. Ciò per via della condanna comminata al predetto candidato alla pena di anni sei di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque, in quanto dichiarato colpevole” di peculato. Ma ci sono altri 4 per la compagine deluchiana: Sabino Basso (“Campania libera- De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio, processo in corso davanti al Tribunale di Avellino; Aureliano Iovine (“Liberaldemocratici Campania popolare moderati con De Luca”, per Vincenzo De Luca Presidente)imputato di vari e gravi reati, tra cui l’associazione per delinquere di stampo mafioso, il fraudolento trasferimento di valori aggravato dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, e  ancora cinque imputazioni per truffa aggravata, dall’aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità e dall’agevolazione delle associazioni mafiose, una tentata truffa aggravata dell’agevolazione della attività mafiosa. Un soggetto rinviato a giudizio, e il cui dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli. Quest’ultimo caso, tuttavia – ad aggiornare gli atti – appare controverso. Repubblica ha contattato gli avvocati di Iovine, i quali confermano che la “situazione sta per essere totalmente risolta”, riservandosi di produrre documentazione.Poco dopo, ecco la dichiarazione di Iovine: “Ho il dovere di segnalare che non ho riportato alcuna condanna, sono sottoposto al solo procedimento in via di definizione e confido nell’assoluzione, ho piena fiducia nell’operato dei giudizi. Sono totalmente estraneo a quei fatti”. 
Poi c’è il caso di Michele Langella (“Campania in Europa”, per Vincenzo De Luca Presidente)imputato di riciclaggio, processo in corso al Tribunale di Torre Annunziata; e quello di Francesco Plaitano (“Partito Repubblicano Italiano”, per Vincenzo De Luca Presidente)già segnalato nel 2015 dalla Commissione antimafia della XVII Legislatura per violazione del codice di autoregolamentazione per la stessa condanna per estorsione, tuttora pendente, l’impugnazione è stata fissata per il 22 settembre 2020.
 Nello schieramento avverso di centodestra, ecco però gli altri 4 casi di impresentabili, 3 di Forza Italia e 1 della Lega, che corrono a sostegno di Stefano Caldoro.  Si tratta di Orsola De Stefano (“Lega SalviniCampania”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata di concussione, con processo in corso  al Tribunale di Avellino; Maria Grazia Di Scala (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano CaldoroPresidente), imputata anch’ella di concussione, con processo dinanzi ai giudici di Napoli; Monica Paolino  (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente)imputata di scambio elettorale politico-mafioso, moglie dell’allora sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, anch’egli a giudizio per analoghi reati, e il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Nocera Inferiore.  Francesco Silvestro (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano CaldoroPresidente)imputato di concussione , processo che va avanti al Tribunale di Napoli.  La Campania detiene dunque il “picco” dei casi da bocciare. Inevitabile non ricordare lo scontro tutto interno alla sinistra di cinque anni fa, quando De Luca apostrofò con durissimo attacco l’allora presidente dell’antimafia Rosy Bindi, che lo aveva definito – norma alla mano – “impresentabile”.
E oggi? “Oggi Vincenzo De Luca – risponde Morra –  ritenuto impresentabile per le accuse relative agli articoli 110, 81, 317 del codice penale (il concorso in concussione), per quella stessa accusa è stato assolto dopo 18 anni nel 2016. Non essendoci pendenze rilevanti sia per la legge Severino, sia per il codice di autoregolamentazione, De Luca risulta presentabile come candidato alla presidenza della giunta regionale della Campania”. Poi aggiunge: “Se De Luca vorrà fare altri video per dileggiare anche altre persone oltre all’ex presidente di questa commissione, Bindi, è libero di farlo. Ho simpatia per la sua teatralità”, è la stoccata.    

In Puglia, tre gli impresentabili. Si tratta di Silvana Albani (“Puglia Solidale Verde” per Michele Emiliano Presidente), imputata dei reati di falsa perizia, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, e corruzione in atti giudiziari, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo in corso a  Catanzaro; Vincenzo Gelardi (“Partito del Sud Meridionalisti Progressisti” per Michele Emiliano Presidente), imputato di plurimi reati di trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo di cui si occupano i giudici di Napoli; e Raffaele Guido (“Fiamma Tricolore” per Franco Piero Antonio Bruni Presidente), imputato di tentata violenza, lesioni e minaccia, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo in corso a Lecce.

Per la Valle d’Aosta, nel mirino c’è invece un caso che riguarda la legge Severino: si tratta dell’ex governatore della regione, Augusto Rollandin, che oggi corre con una formazione autonomista “Pour l’autonomiè”. L’ex presidente, Rollandin, per sei volte alla guida della Val d’Aosta, è stato condannato in primo grado nel marzo del 2019 nell’ambito del processo per un giro di corruzione, ed è stato sospeso dagli incarichi pubblici (era consigliere regionale della dell’Union Valdotaine).

Per il presidente Morra, la maglie più strette del codice puntavano ad avere appunto liste più accettabili. Ma aggiunge:  “A me piacerebbe pensare che nel 2020 la commissione Antimafia non si debba interessare dell’esame delle liste elettorali perché tutte le forze politiche che democraticamente concorrono alla vita democratica del paese dovrebbero avere la maturità, loro stesse, di depennare eventuali soggetti semplicemente opinabili. Pur tuttavia questa commissione, memore di quanto avvenuto con la commissione Bindi, ha deciso di restringere ulteriormente il campo individuando ad inizio legislature criteri ancor più stringenti al fine di renderle le liste sempre più accettabili, sempre più moralmente interessanti e non riprovevoli“.  L’idea di nuove norme che addirittura costringano a non aprire le liste a imputati o indagati? Morra allarga le braccia: “Arrivare ad una legge per imporre ai partiti e ai movimenti di non presentare soggetti che hanno penalmente, ma anche politicamente, motivi di imbarazzo per essere sottoposti al vaglio degli elettori mi sembra, lasciatemelo dire, grottesco. Non si può “normare” giuridicamente ciò che la morale, il senso comune di devozione alle istituzioni repubblicane e democratiche, dovrebbe in primis far ritenere doveroso. E come se io per legge legge obbligassi i figli a rispettare i genitori o viceversa”.

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La dura vita del prete che “spaccia” Gesù nel fortino della droga di Roma https://dinovalle.it/la-dura-vita-del-prete-che-spaccia-gesu-nel-fortino-della-droga-di-roma/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-dura-vita-del-prete-che-spaccia-gesu-nel-fortino-della-droga-di-roma https://dinovalle.it/la-dura-vita-del-prete-che-spaccia-gesu-nel-fortino-della-droga-di-roma/#respond Fri, 18 Sep 2020 08:16:50 +0000 https://dinovalle.it/?p=8532 Don Antonio Coluccia vive a San Basilio ed evangelizza tra drogati e spacciatori. A Ferragosto 2020 gli è capitato un episodio da non credere!

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«La mano che ha accoltellato padre Roberto, il prete degli ultimi, è come se avesse “accoltellato” il Vangelo. E anche tutti i poveri».

Don Antonio Coluccia, 45 anni, predica in prima linea pure lui: quartiere San Basilio a Roma, dove dominano le cosche della droga. Un fortino spesso impenetrabile anche per le forze dell’ordine, intere famiglie che vivono di spaccio.

Lei fa la guerra ai boss della droga armato solo della parola di Cristo: ha mai avuto davvero paura?
«Diciamo che mi sono trovato spesso in condizioni di estrema difficoltà. Certa gente non scherza, mi creda».

Eppure, com’è accaduto per padre Roberto a Como, un “sacerdote di prossimità” come lei non arretra di fronte al rischio.
«Padre Roberto aiutava gli ultimi, l’ha fatto fino alla fine della vita. Un martire, come tanti: il Vangelo avrà sempre i suoi martiri».

Con le sue iniziative nella Roma degradata di San Basilio, lei è il “nemico” di tanti traffici illeciti, di quelle famiglie criminali che lottano contro lo Stato. Viene minacciato spesso?
«Si. Ho ricevuto molte intimidazioni. Minacce pesanti, anche di morte. Ma
bisogna far arretrare gli spacciatori, ad ogni costo».

Però serve un miracolo, non crede?
«A volte accadono anche piccoli episodi che possono provocare reazioni importanti».

Cosa vuol dire?
«Proprio a Ferragosto stavo qui, su un muretto della piazza di spaccio più fiorente d’Europa, a San Basilio. Scrivevo al cellulare. Si ferma una bella ragazza, ben vestita, italiano parlato decisamente bene e mi chiede: “Per caso hai 50 euro di cocaina?”. Allargo le braccia e rispondo di getto fissandola negli occhi: “No, qui io spaccio solo Gesù Cristo. Funziona molto di più, te lo consiglio. Ed è pure gratis…»

E la ragazza?
«Solo in quel momento ha capito di aver chiesto la droga a un prete. Ha farfugliato un “mi scusi, l’ho scambiata per un’altra persona”. Fuggita. Ma forse sono riuscito a farla riflettere su come, con la cocaina, stava buttando la sua vita».

Ora che sta succedendo a San Basilio, il suo fronte di guerra?
«Ho ricevuto in assegnazione alcuni beni sottratti alla mafia e sto aprendo una palestra sociale di pugilato. Mi danno una mano le Fiamme Gialle insieme ai volontari che animano l’Opera di San Giustino, di cui sono fondatore».

Chiede qualcosa alle istituzioni?
«Un prete di frontiera fa il suo difficile lavoro, ma non può sostituirsi alle istituzioni».

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Monopattini elettrici e Codice della strada https://dinovalle.it/monopattini-elettrici-e-codice-della-strada/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=monopattini-elettrici-e-codice-della-strada https://dinovalle.it/monopattini-elettrici-e-codice-della-strada/#respond Fri, 18 Sep 2020 06:54:00 +0000 https://dinovalle.it/?p=8517 Vi siete mai trovati, in una tranquilla sera d’estate, circondati da sciami di monopattini elettrici...

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Vi siete mai trovati, in una tranquilla sera d’estate, circondati da sciami di monopattini elettrici che ti frusciano vicino alle orecchie? Senza, luci, senza clacson, magari con due o tre ragazzini a bordo per di più senza casco?

La mobilità innovativa introdotta dai monopattini elettrici aveva incontrato un vuoto normativo, al quale si è cercato di porre rimedio, soprattutto in seguito ad incidenti, anche gravi, che hanno visto coinvolti i monopattini elettrici. L’introduzione nella circolazione veicolare di questi piccoli mezzi a propulsione elettrica (oltre ai monopattini, anche segway, monowheel e hoverboard) aveva infatti posto una serie di dubbi agli utilizzatori, come l’utilizzo del casco, il limite di velocità, il transito su strade o piste ciclabili.

Entrano in vigore le nuove regole sulla micromobilità: il legislatore ha finalmente messo un punto alle diatribe sull’uso dei monopattini elettrici. Luci obbligatorie durante le ore serali, divieto di circolazione per i minori di 14 anni, casco per i minorenni e pesanti sanzioni per chi non rispetta le regole. Sono solo alcune delle misure adottate per regolamentare l’uso dei monopattini elettrici 

inserite nella legge di conversione del decreto “milleproroghe”, vengono equiparati ai velocipedi e alle biciclette e possono circolare su tutto il territorio nazionale. La nuova normativa contiene indicazioni riguardanti le norme di comportamento e le sanzioni, che in caso di gravi infrazioni prevedono multe fino a 800 euro e la confisca del mezzo.

I dispositivi adibiti alla micromobilità dovranno essere dotati di segnalatore acustico ed avere un motore elettrico con potenza nominale massima non superiore ai 500watt. Altra indicazione riguarda l’illuminazione: i micro-veicoli dovranno essere dotati di illuminazione e, per circolare su strada o su pista ciclabile ci sarà l’obbligo di avere il giubbotto o le bretelle retroriflettenti di sera e di notte per il segway e per il monopattino elettrico.

Queste le novità introdotte per la circolazione dei monopattini elettrici:

  • possono circolare sulle strade urbane dove vige il limite di velocità di 50 km/h e sia consentita la circolazione dei velocipedi;
  • sulle strade extraurbane possono circolare, ma soltanto sulle piste ciclabili, se presenti;
  • i limiti di velocità sono: 25 km/h sulla carreggiata e 6 km/h sulle aree pedonali;
  • l’uso è consentito a partire dai 14 anni; i minori di 18 anni dovranno utilizzare il casco.

Altra novità riguarda i servizi di noleggio di monopattini a propulsione prevalentemente elettrica, che potranno essere anche in modalità free floating (gli utenti prendono il monopattino e lo lasciano dove vogliono). Ogni singolo Comune potrà deliberare al riguardo, specificando il numero di licenze attivabili, la quantità di mezzi disponibili, le aree di sosta adibite ai dispositivi e l’eventuale limitazione alla circolazione in alcune aree. Grazie a questa norma, si aprono nuove strade per la sharing mobility.

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