Clorochina, Eparina, Cortisone funzionano bene contro il Covid, ma hanno un “difetto”: sono a bassissimo costo. Potrebbero rovinare la festa a chi vorrebbe approfittare della situazione “emergenziale” per conquistare il mercato farmacologico con farmaci di ultimissima produzione presentati come la panacea.

Nel corso della storia della Medicina, le grandi emergenze sanitarie hanno sempre incentivato le ricerche e gli studi per poterle affrontare più efficacemente, stimolando spesso la creatività di medici e scienziati. Nel corso dell’attuale epidemia da Covid-19, sembra invece che la ricerca sia stata condotta in un’unica direzione, una direzione obbligata, quella del vaccino.

Che peraltro non è una cura, ma un metodo di prevenzione, e certamente non l’unico. I media e le stesse autorità governative, e l’OMS stessa, hanno focalizzato tutte le attenzioni sul vaccino.

Ma in realtà abbiamo molte altre opportunità di cura, ora e subito. Opportunità che sono state negate e ostacolate in ogni modo fin dall’inizio, magari con qualche eccezione. Nei primi mesi dell’epidemia abbiamo sentito parlare di prodigiosi farmaci antivirali, magari di produzione cinese, un Paese cui l’OMS (e il governo italiano) guardano con estrema simpatia. Ma in realtà, se la mortalità nel corso di pochi mesi si è ridotta del 99,6%, lo si deve all’utilizzo di farmaci noti da tempo, e a bassissimo costo.

Grazie alle informazioni preziose fornite dalle autopsie (che il governo Conte aveva negato) si è giunti a capire che la gravità dell’infezione da Covid sta nei gravi processi infiammatori che esso scatena. Quindi, la malattia è affrontabile, curabile, guaribile grazie a farmaci antinfiammatori, a partire dal Cortisone, che in questi giorni tra l’altro è stato somministrato al Presidente Trump. C’è poi la Clorochina, che come la Bussola aveva documentato fin dalla scorsa primavera è un farmaco di grande efficacia ma che è stato oggetto di una vera e propria campagna diffamatoria tendente a screditarla. Infine, un’altra semplice constatazione cui è arrivata l’osservazione clinica corroborata dagli esiti delle autopsie, è quella di una tromboembolia diffusa provocata dall’azione del Covid, che è contrastabile grazie a farmaci antitrombotici noti da molto tempo, come l’Eparina.

In sintesi: Clorochina, Eparina, Cortisone funzionano bene, ma forse hanno un “difetto”: sono a bassissimo costo, esattamente come quegli integratori che intervengono sui meccanismi di ingresso del virus nelle cellule e di cui anche qui la Bussola ha per prima parlato.

Questi farmaci a basso costo evidentemente potrebbero rovinare la festa a chi vorrebbe approfittare della situazione “emergenziale” dove nell’immaginario collettivo il Covid è ancora visto – o meglio presentato dai media – come una sorta di peste bubbonica per conquistare il mercato farmacologico con farmaci di ultimissima produzione opportunamente presentati come la panacea – insieme al vaccino – per salvare il mondo.

Insomma: esiste una “guerra farmacologica” neanche troppo mascherata. Magari per spostare la produzione e l’utilizzo dei farmaci. A causa del lockdown imposto dal governo l’impiego di alcune terapie farmacologiche (soprattutto quelle di patologie asintomatiche e preventive) si è ridotto, arrivando a raggiungere il 40%. Ma ci sono state anche forti diminuzioni di prescrizioni per pazienti di nuova diagnosi, fino ad arrivare all’85% in alcuni casi. È diminuito il ricorso a terapie per patologie croniche, per la prevenzione di eventi cardiovascolari, fratture ossee, o per controllare la progressione dell’artrite reumatoide. Diverse istituzioni scientifiche e l’Associazione nazionale malati reumatici, hanno deciso di denunciare la situazione e richiedono uno sforzo per la prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari, ossee e reumatiche.

Già: perché non c’è solo il Covid. C’è una realtà oggi ampiamente trascurata, e solo perché abbiamo attualmente un aumento di tamponi positivi in persone che hanno un’età media di 22 anni è sono asintomatiche, ed è quella della cronicità, soprattutto quella dei pazienti più a rischio, che più rischiano di essere penalizzati dalle difficoltà di accesso alle cure. Quanti saranno i morti per questa forma di deficit di assistenza farmacologica? Non ce ne parlerà nessuno, non entreranno nelle statistiche sciorinate ogni giorno e che seminano il terrore.

Queste persone vanno salvate. A questi malati occorre continuare a garantire i farmaci necessari e indispensabili, prima di vagheggiare nuove terapie avveniristiche antivirali e monoclonali per fermare l’avanzata di un Coronavirus che può essere debellato utilizzando farmaci noti, affidabili, efficaci, e poco costosi.

Forse ne risentirà qualche business, ma ne guadagnerà la salute delle persone.

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