Accadde oggi

L’ultimo giorno di naja è stato il 30 giugno 2005, il giorno dopo – il 1° luglio – è invece la data che segna ufficialmente l’abolizione del servizio di leva obbligatorio.

Il servizio militare di leva è stato un obbligo di legge per intere generazioni di italiani. Conosciuto formalmente come “coscrizione obbligatoria di una classe” e noto in gergo come “naja”, indica il periodo di tempo (cambiato più volte nel corso dei decenni) che la gran parte dei maggiorenni maschi doveva dedicare per l’addestramento sotto le armi. La leva, introdotta con la nascita del Regno d’Italia nel 1861, è stata obbligatoria fino al 1 gennaio 2005, quando è stata resa inattiva nell’ordinamento italiano dopo 143 anni. Ecco le tappe principali di questo istituto.

Il servizio militare nel Regno d’Italia

in realtà negli Stati preunitari la coscrizione obbligatoria è nata nel XVI secolo in Toscana (in base all’Ordinanza Fiorentina di Niccolò Machiavelli) e a Venezia. Nei possedimenti napoleonici italiani, invece, la leva fu introdotta nel 1802. Adottata dal Regno di Sardegna nel 1854, grazie al generale Alfonso La Marmora, con l’unità d’Italia fu estesa in modo progressivo. La ferma durava tra i quattro ed i cinque anni, mentre quella più lunga toccava ai soldati di cavalleria. Fortissima fu la diserzione, soprattutto nei territori che appartenevano all’ex Regno delle Due Sicilie, dove moltissimi renitenti si diedero alla macchia dando vita al fenomeno del brigantaggio. Nel 1875 fu sancito l’obbligo per tutti i cittadini di sesso maschile e il ministro della Guerra, Cesare Francesco Ricotti Magnani, vara una riforma delle forze armate italiane (allora c’erano solo l’esercito e la Marina) ispirata al modello tedesco-prussiano della ”Nazione armata”. La durata del servizio militare viene fissata in tre anni.

La leva nella prima metà del Novecento

Dal 1910 il servizio militare obbligatorio scese a due anni. Durante la Prima guerra mondiale si diffuse il nomignolo “naja” (forse dal dialetto veneto tenaja, cioè tenaglia, quindi con un’accezione negativa) e si verificarono i primi episodi di obiezione di coscienza. Il fascismo introdusse l’istruzione premilitare dagli 8 ai 21 anni di età.

La conferma del servizio militare nella Repubblica

La nascita della Repubblica e la Costituzione hanno riaffermato il dovere dell’obbligatorietà del servizio (articolo 52), moderato da modalità e limitazioni imposte dalla legge. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale la naja obbligatoria scese a 18 mesi che diventarono 15 nel 1964. Dopo la chiamata alle armi, tramite apposita cartolina-precetto, si veniva sottoposti alla visita medica di leva per l’idoneità.

Servizio militare obbligatorio, i tre giorni della visita di leva, distretto militare di Como 1992

Obiezione di coscienza e servizio civile

Nel 1972 fu emanata la legge 772 che per la prima volta disciplinava l’obiezione di coscienza e l’introduzione del servizio civile, obbligatorio, alternativo e sostitutivo a quello militare per chi fosse risultato idoneo alla visita di leva ma non volesse prestare servizio armato. Intanto le spinte della contestazione giovanile e l’insofferenza di gran parte dell’opinione pubblica fecero breccia ottenendo negli anni ulteriori diminuzioni del periodo obbligatorio di leva: nel 1975 diventò di 12 mesi per l’esercito e l’Aeronautica. In marina, invece, la ferma è rimasta di 18 mesi fino al 1989. Nel 1997, il Parlamento votò la riduzione del servizio militare a dieci mesi. Due anni dopo una legge delega introdusse anche, per la prima volta, il servizio militare volontario per le donne.

L’obiezione di coscienza e il servizio civile – Luigi Sonnenfeld, prete-operaio

Il superamento dell’obbligo

Pochi mesi dopo la morte in caserma del parà Emanuele Scieri nel 1999, che colpì profondamente l’opinione pubblica, il Consiglio dei ministri approvò il disegno di legge presentato dal ministro della Difesa Carlo Scognamiglio per avviare il processo di superamento della naja obbligatoria. Diventò legge nel novembre 2000 e in sostanza conferiva al Governo la delega a emanare disposizioni per la modifica dell’obbligo entro 7 anni. La norma non aboliva radicalmente l’obbligo della coscrizione, che può essere ripristinato in casi di guerra, crisi o carenza di soldati. In un primo momento venne stabilito che le chiamate per la leva fossero fermate a partire dal 2007. Invece la legge 226, del 23 agosto 2004, promulgata dal secondo governo Berlusconi, anticipò la sospensione al 1° gennaio 2005. Da quel momento l’Italia, come molti altri Paesi al mondo, ha forze militari definite “professioniste” e composte solo da persone che hanno scelto questa carriera su base volontaria.

In arrivo la mini-naja

In passato, quando ad avviarla fu il ministro della Difesa del governo Berlusconi, Ignazio La Russa, scatenò polemiche a non finire e da sinistra si gridò al tentativo di militarizzare i giovani. In seguito l’iniziativa conquistò adepti anche fra il centro-sinistra complice anche l’interesse delle associazioni d’arma a rimpolpare i ranghi degli iscritti, crollato verticalmente dopo la fine della naja vera. Il 27 marzo infine la proposta di legge sulla cosiddetta “mini naja” volontaria di sei mesi, avanzata da Forza Italia, è stara approvata dalla Camera con il solo voto contrario di Leu. I voti a favore sono stati 453, i contrari 10, gli astenuti 6: il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Corsi di e-learning, permanenza in caserme e strutture formative delle forze armate, ma anche studio dei valori della cittadinanza, della difesa della Patria e della conoscenza delle principali minacce alla sicurezza interna e internazionale saranno le materie di studio che attendono i giovani tra i 18 e i 22 anni, solo cittadini italiani diplomati, che vorranno accedere per ora a un progetto sperimentale, nel frattempo già avviato dall’Ana, l’Associazione Nazionale Alpini. La frequenza non sarà retribuita, ma permetterà ai giovani di maturare crediti universitari e titoli per la valutazione all’ammissione nelle forze armate come ufficiale di complemento.

Fonte: Sky TG24

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