Siamo ragazzi di oggi

In questa fase di emergenza gli adolescenti saranno gli ultimi a mollare, sanno che una relazione può essere profonda anche se mediata da un supporto digitale. Per troppo tempo li abbiamo a torto infantilizzati. Ma adesso chiedono, giustamente, attenzione per il loro futuro. Dagli insegnanti ai genitori, nessuno si può sottrarre. Neanche, e soprattutto, i politici. In attesa che i proclami (invero pochini) si trasformino in realtà, questo sito, nel suo piccolo, ne mette a loro disposizione una parte. Ho preso a prestito l’incipit della canzone Terra promessa di Eros Ramazzotti per intitolare una pagina completamente dedicata. Una sorta di bacheca in cui gli adolescenti possono “postare” pensieri, poesie, racconti o quant’altro, ma anche disegni, foto e video. Insomma tutto quello che, nel rispetto reciproco, desiderano. Al momento basta inviare una mail a info@dinovalle.it (citando nell’oggetto “Siamo ragazzi di oggi” e indicando nel testo il solo nome e l’età), in un secondo tempo sarà attivato anche un apposito numero WathsApp. Se sei un adolescente e hai qualcosa da dire o da mostrare, quindi, mandami il tuo materiale e… passa parola!

Ma quanto ci manca la scuola? Mattia 12 anni

Neve

Neve, che curi ogni ferita Che ti fai toccare da migliaia di dita Ma non perdi mai la tua eleganza E unisci i cuori anche a distanza. Arrivi così, all'improvviso Riportando a tutti un sorriso Con te va via ogni rumore E ci ricordi cos'è lo stupore

Ele, 16 anni

Il Coronavirus secondo Serena, 15 anni

Noi adolescenti ai tempi del coronavirus
Istruzioni per la sopravvivenza emotiva. Un semplice libretto con una serie di banali luoghi comuni, ma anche alcuni spunti interessanti. Vale la pena sfogliarlo: CLICCA QUI.

Enzo, 14 anni

L'albero lo sa

A volte ci si sente un po' così. Come un albero spoglio a fine autunno, che guarda triste le sue foglie cadute sull'asfalto. Ripensa al tempo in cui era con loro, quando faceva alzare gli occhi a tutti quanti per contemplare la Bellezza del Creato in lui riflessa. E forse adesso dentro di sé un po' piange quell'albero, ma sa di aver raggiunto il suo massimo splendore quando le sue adorate foglie si stavano per staccare. Già, spesso più si avvicina la fine e più riusciamo a fare vedere ciò di cui siamo capaci. Perché la fine non è mai tale veramente. L'albero sa che l'inverno sarà lungo, forse verrà qualche uccellino a fargli compagnia, forse si imbiancherà di soffice neve ogni tanto, ma sarà sempre più solo. Avrà nostalgia di ciò che è stato, supplicherà nel suo silenzio di essere ancora guardato da chi passa, anche se non più affascinante come prima. Un silenzio inascoltato e struggente. Eppure sta lì, l'albero, non cade con le sue foglie ma resiste, e pian piano cresce. Perché quando si è spogli di tutto, quando la felicità è un lontano ricordo.. È lì che si diventa più grandi. Tanto la primavera, l'albero lo sa, torna sempre. Anche nel freddo di dicembre qualche luce accesa e il suono dei canti di Natale sapranno essere una coperta per lui. E lentamente, con la pazienza millenaria che solo un albero possiede, tutto tornerà a vivere. I primi raggi di sole scioglieranno la corteccia congelata, le foglie e i fiori troveranno il coraggio di cercare la luce e di ripartire. Ora è il momento di rimettersi a nuovo, di tornare a farsi ammirare dalle persone, di essere rifugio per qualche rondine che canta a squarciagola la sua felicità. Se sappiamo essere pazienti, se sappiamo affidarci e lasciare andare tutto, moriremo per rivivere meglio, più forti e belli di prima. L'albero lo sa.

Tommaso

Che voglia di normalità

Che voglia di quella banale e scontata monotonia di cui erano colme le nostre giornate. Che voglia di svegliarsi, bere un caffè di fretta e correre verso la fermata dell'autobus in ritardo, salirci per un pelo e trovare un angolino tra le decine di persone. Che voglia di un pomeriggio al bar a degustare il secondo caffè della giornata con un'amica, a parlare del più e del meno, senza preoccuparsi del resto. Che voglia di tornare a casa per pranzo, mangiarsi un piatto di pasta con il sottofondo del telegiornale, che non dice mai nulla di interessante, e che voglia di parlarci sopra con la propria famiglia, raccontando la solita giornata a chi ti conosce da sempre. Che voglia di starnutire e dire salute e grazie, senza aver paura di generare il panico. Che voglia di viaggiare, di scoprire posti nuovi, di conoscere persone. Che voglia di andare ad un concerto, sì, di quelli con migliaia di persone provenienti da tutta Italia Già i concerti, in cui non ci sono distinzioni di genere, colore della pelle, credenze, ma solo tante anime che cantano sotto uno stesso cielo, dimenticandosi per una sera di tutto il resto. Che voglia di dare abbracci, che sapevano aggiustarti il cuore anche nei momenti più difficili. Che voglia di vederli quei sorrisi, che anche se fatti da uno sconosciuto miglioravano la giornata. Che voglia di svegliarsi e tornare alla stupida, banale normalità.

Ele, 16 anni
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