La pandemia ha cambiato le nostre abitudini, in molti casi stravolgendo anche la gestione delle mansioni lavorative. Da marzo ad oggi in molti hanno lasciato gli uffici per dedicarsi allo smart working. L’obiettivo è ridurre le possibilità di contatto e quindi di contagio tra le persone, frenare in qualche modo la pandemia. In Campania anche le scuole sono chiuse, si va avanti con la didattica a distanza da settimane. Le nuove esigenze dettate dal Covid hanno determinato una corsa all’acquisto di dispositivi elettronici, computer, tablet, pc portatili. Come si concilia questo nuovo stile di vita con la salvaguardia del pianeta? In un primo momento il lavoro agile è stato interpretato come una vera e propria rivoluzione per l’ambiente: meno auto in giro, meno emissioni inquinanti e aria più pulita. Ma l’insidia è dietro l’angolo.

Traffico ridotto

L’Enea nell’indagine nazionale su telelavoro e lavoro agile nella pubblica amministrazione, dal titolo “Il tempo dello smart working. La Pa tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente”, ha analizzato 29 amministrazioni pubbliche, basandosi su circa 5.500 persone. Secondo lo studio, lo smart working ha ridotto la mobilità quotidiana del campione esaminato di circa un’ora e mezza in media a persona, per un totale di 46 milioni di chilometri evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante. Drastica la riduzione del traffico e dell’inquinamento atmosferico per l’effetto dello smart working.

Inquinare da casa

Secondo le stime elaborate seguendo l’andamento degli acquisti di personal computer nel primo trimestre del 2020, ovvero prima che l’emergenza Covid esplodesse, le vendite mondiali hanno toccato il minimo storico di sempre. Poi c’è stato un vero e proprio boom, per trovare un anno in cui se ne sono venduti altrettanti bisogna tornare al 2011. Il motivo? Semplice: la didattica a distanza e lo smart working con il telefonino non si possono fare. Ci eravamo abituati ad usare lo smartphone per qualsiasi cosa e il computer veniva usato in ufficio, per il lavoro. Ora è tornato ad essere indispensabile anche tra le mura domestiche.

Rottamazione di massa

Uno studio condotto in estate dal Senato francese, elaborato dalla Commissione per lo Sviluppo sostenibile ha espresso preoccupazione su smart working e aumento dell’inquinamento. Gli esperti hanno parlato del rischio di una rottamazione di massa. Smartphone, tablet, pc fissi o portatili, stampanti vanno verso la discarica per essere sostituiti da modelli più nuovi. In quasi tutta Europa dispositivi perfettamente funzionanti vengono rimpiazzati con gli ultimissimi modelli sul mercato. La sostituzione dei dispositivi, e l’acquisto di materiali nuovi per la didattica a distanza determinerà in tempi brevi un sovraccarico delle isole che si occupano del recupero dei materiali elettronici, già in affanno da anni a causa della cosiddetta ‘obsolescenza programmata’.

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