“La Commissione Contenziosa del Senato ha appena annullato la delibera dell’Ufficio di presidenza che aveva deciso il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari”. Lo ha riferito ieri sera Maurizio Paniz, ex deputato e avvocato che ha difeso nel ricorso la maggior parte degli ex senatori che hanno presentato ricorso. “E’ stato ripristinato lo Stato di diritto” ha commentato soddisfatto Paniz.

“La commissione – si legge nel documento approvato – accoglie parzialmente i ricorsi esaminati e per l’effetto annulla le disposizioni della deliberazione del Consiglio di presidenza del Senato della Repubblica numero 6 del 16 ottobre 2018 nella parte in cui prevedono una totale rimozione dei provvedimenti di liquidazione a suo tempo legittimamente adottati e impongono una nuova liquidazione che introduce criteri totalmente diversi”.

“La delibera – cavilla ancora Paniz – è stata annullata perché ritenuta ingiustificata a fronte della giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e del diritto dell’Unione europea, in base alla quale di fronte a una situazione consolidata gli interventi di riduzione degli importi devono rispondere a cinque requisiti, nessuno dei quali era stato rispettato dalla delibera. In primo luogo non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era; in secondo luogo non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera; in terzo luogo non deve riguardare una sola categoria ma deve essere “erga omnes”, mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari; in quarto luogo deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’8% degli importi; infine deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente”.

Le reazioni

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (5 Stelle) pare incredulo: ” Ma davvero c’è ancora qualcuno che pensa ai vitalizi nonostante un’emergenza di questa portata? Senza parole”. Sulla stessa lunghezza d’onda il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi: “E’ uno schiaffo a un Paese che soffre. La casta si tiene il malloppo, noi non molleremo mai per ripristinare lo stato di diritto e il principio di uguaglianza”. Duro anche il commento di Matteo Salvini (Lega): “Cercheremo di cambiare. Il ripristino dei vitalizi per gli ex senatori è una vergogna”. Sconcerto anche nel Partito democratico. “Il Pd è totalmente contrario alla decisione – sostiene il segretario Pd Nicola ZingarettiSui vitalizi una scelta insostenibile e sbagliata“.

Vitalizi, quel privilegio del 1954 nato in una seduta segreta

I vitalizi sono frutto di una seduta segreta del 21 dicembre 1954, presenti i parlamentari di tutti gli schieramenti. Nell’assemblea carbonara venne istituito un fondo di previdenza per gli onorevoli, a titolo di vitalizi, da 425 milioni. Solo un deputato, Giuseppe Veronesi, criticò la procedura segreta e si dimise: «La povera gente – scrisse in una lettera – ha bisogno di buone leggi e buoni esempi». Ma alla Camera non ci fu nessun dissenso sulla misura: i parlamentari si limitarono a respingere le dimissioni.

Eppure il costo dell’operazione era di 98 milioni di lire l’anno. Ogni mese gli onorevoli versavano al fondo pensioni 9.000 lire, la Camera altre 12.500 lire per ciascuno. Così al deputato, a 55 anni di anzianità con due legislature o a 60 anni con una legislatura, spettava una rendita (“vitalizio”) di 50.000 lire al mese vita natural durante, sua e dei suoi eredi. Ogni anno di mandato in più, poi, il vitalizio aumentava di 5.000 lire, fino a un massimo di 150.000 al mese. Ai deputati non rieletti con meno di 5 anni di attività, invece, spettava una buonuscita di 600.000 lire.

Dopo la scoperta di vitalizi pagati per pochi giorni di legislatura, si dovette arrivare al 2007 per vedere raddoppiare il periodo minimo di mandato per l’assegno: 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.

Nel 2012 venne introdotto il calcolo contributivo ed eliminati i vitalizi per i neo eletti. Gli ex parlamentari. invece, quelli cessati prima del 2012, continuano a percepire gli assegni pre-riforma: fino a 5 volte i contributi versati. Mentre chi era stato rieletto aveva diritto ad un doppio bonus.

Nel 2017, dopo l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge Richetti, sembrava che qualcosa si fosse mosso per eliminare il privilegio degli ex parlamentari tramite il sistema di ricalcolo retroattivo. Ma il ddl fu poi affossato dal Senato.

Nel 2018, finalmente, i vitalizi dei parlamentari furono tagliati con due provvedimenti, uno preso dalla Camera e l’altro dal Senato, che entrarono a far parte della storia, ma che scatenarono l’ira delle vittime della sforbiciata.

In 2.200 su 2.700 tra ex parlamentari e loro vedove, avevano presentato ricorso, e tra loro anche Paolo Armaroli, giurista e deputato di Alleanza Nazionale dal 1996 al 2001. Armaroli si era prima rivolto al Consiglio di Giurisdizione della Camera (l’organo che, in primo grado, decide sui ricorsi presentati contro gli atti amministrativi della Camera stessa) e poi alla Cassazione, chiedendo che fosse dichiarata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario o, in subordine, di quello amministrativo. Nell’estate 2019 la Cassazione aveva rigettato il ricorso, stabilendo che la questione doveva essere regolata in modo interno, dalle commissioni preposte di Camera e Senato.

Dopo il pronunciamento di Palazzo Madama, ora la palla passa alla Camera dei Deputati. Bisognerà vedere se Montecitorio aderirà alla decisione della Commissione Contenziosa del Senato di annullamento dei tagli o li manterrà.

Cos’è la Commissione Contenziosa del Senato

La Commissione Contenziosa – prevista dall’art. 72 del Testo unico delle norme regolamentari dell’Amministrazione riguardanti il personale del Senato della Repubblica – ha il compito di decidere sui ricorsi presentati dai dipendenti del Senato, in servizio o in quiescenza, contro gli atti e i provvedimenti dell’Amministrazione, nonché sui ricorsi contro le procedure di reclutamento del personale e sui ricorsi presentati avverso gli atti e i provvedimenti amministrativi adottati dal Senato.

Da chi è composta

La Commissione contenziosa del Senato è composta da 5 membri. Il Presidente è Giacomo Caliendo (FI). I componenti sono i senatori Simone Pillon (vicepresidente, Lega) e Alessandra Riccardi (ex M5s ora Lega). Ci sono anche due membri non senatori, – in questo caso Gianni Ballarani e Giuseppe Della Torre -, nominati dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, scelti tra magistrati a riposo delle supreme magistrature ordinaria e amministrative, professori ordinari di università in materie giuridiche, anche a riposo, e avvocati dopo venti anni d’esercizio. La Lega sostiene di essere stata l’unica a votare contro lo stop al taglio dei vitalizi. Si desume che a favore abbiano votato Caliendo e i due non parlamentari.

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