In un mondo dove la trasgressione diventa moda e la moda si fa strada balzando sul palco di Sanremo, si potrebbe arguire che il Festival della Canzone Italiana abbia preso una strada leggermente… diversa. Sanremo, quel glorioso palcoscenico che una volta vedeva sfilare canzoni destinate a diventare colonne portanti della musica italiana, è ora diventato un trampolino di lancio per tendenze e polemiche, dove la musica sembra fare da comparsa piuttosto che da protagonista.
Ma cominciamo dall’inizio, o meglio, da quel che resta del concetto di “inizio” in un evento che sembra sempre più un episodio di una serie televisiva piuttosto che un festival musicale. Sanremo, con il suo inconfondibile mix di melodia e melò, ha decisamente virato verso l’essere un palinsesto di tutto ciò che è trasgressione, moda, e a volte, un po’ di musica, giusto per non dimenticare il motivo per cui, in teoria, ci si raduna davanti alla tivvù.
“Ma dove sono finite le vere canzoni?”, si chiede l’italiano medio, quello che ancora si commuove ascoltando “Volare” di Domenico Modugno, cercando invano tra le pieghe di un vestito di scena che probabilmente ha richiesto più tempo per essere confezionato che la canzone stessa per essere scritta. La risposta, miei cari, è semplice quanto sconcertante: le vere canzoni sono là fuori, in qualche angolo del paese, timidamente nascoste dietro l’ultima dichiarazione shock di qualche ospite internazionale, che di italiano ha poco più del gelato che ha mangiato prima di salire sul palco.
La trasgressione, oh, parliamone. Un tempo, trasgredire significava sfidare lo status quo, portare avanti idee rivoluzionarie, spesso attraverso la musica. Oggi, a Sanremo, trasgredire sembra significare indossare l’abito più stravagante se non proprio volgare, lanciare messaggi politici o blasfemi tra un ritornello e l’altro, insomma stupire a tutti i cosi, nel bene e soprattutto nel male, assicurandosi che il tutto sia debitamente documentato sui social media per alimentare dibattiti che dureranno… beh, più o meno fino alla pubblicità successiva.
E la moda, signori e signore, quella sì che ha trovato terreno fertile tra le note di Sanremo. Non si tratta più solo di presentarsi con un abito elegante, ma di sfoggiare creazioni che farebbero invidia a qualsiasi passerella di Milano o Parigi. Perché, ammettiamolo, a volte sembra che il vero concorso sia tra chi indossa l’outfit più esotico, lasciando la musica a fare da sottofondo, un po’ come quei ristoranti di lusso dove il cibo è quasi un dettaglio rispetto all’arredamento.
Ma forse, in fondo, è questo che il pubblico vuole: uno spettacolo che sia un mix di concerti, reality show, sfilate di moda e dibattiti politici, il tutto condito con un pizzico di nostalgia per quelle “vere canzoni” che, ogni tanto, fanno capolino tra un’esibizione e l’altra, ricordandoci che, forse, il Festival di Sanremo aveva una volta un’anima diversa. O forse, semplicemente, era solo più facile emozionarsi con meno distrazioni intorno.
Per intanto resta la domanda: stiamo assistendo all’evoluzione del più grande palcoscenico musicale italiano o semplicemente a un grande show che ha scambiato la sostanza con lo stile? La risposta, amici, è nel cuore (e forse nel telecomando) di chi ancora spera di sentire, tra un cambio d’abito e un tweet, quella melodia che lo farà dire: “Ecco, questa è musica”.

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