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Il Conte Max delle illusioni (e delusioni) politiche

Giuseppe Conte, l’ex avvocato del popolo, si è trasformato in una figura quasi mitologica della politica italiana. Anzi, direi una macchietta. Nei corridoi di Palazzo Chigi lo chiamano il “Conte Max”, non certo per la sua destrezza politica, ma per la sua impeccabile attenzione agli abiti, cuciti su misura da un sarto condiviso con figure ben più illustri. Forse si crede il protagonista di un film d’epoca, ma la verità è che il nostro Conte ha più affinità con un camaleonte che con un eroe cinematografico.

Giuseppe Conte si trova in un momento cruciale della sua carriera politica: deve scegliere se rivoluzionare tutto o restare nell’ombra, condannando il Movimento Cinque Stelle (M5S) a una lenta ma inesorabile agonia. Già, il Movimento, quel gruppo che prometteva di spazzare via la vecchia politica, oggi si ritrova a elemosinare alleanze e voti, perfino nell’eurogruppo di estrema sinistra “The Left”. È quasi comico pensare a Conte, che ha cominciato la sua carriera politica al fianco di Nigel Farage, cercare ora di trovare un posto a tavola con Sinistra Italiana e Carola Rackete. Un salto ideologico che farebbe girare la testa anche ai più navigati dei politici​ (Politico)​​ (Al Arabiya)​.

Ma non è solo la sua trasformazione ideologica a lasciare perplessi. L’approccio di Conte alla politica sembra essere governato più dal bon ton che dalla sostanza. Ha persino vietato il turpiloquio nello statuto del partito, in un tentativo quasi patetico di ripulire l’immagine di un movimento nato dai “vaffa day”. E mentre cerca di consolidare la sua leadership, i risultati elettorali sono disastrosi, come testimoniano le recenti sconfitte contro il Partito Democratico (PD). Sì, quel PD che Conte attacca in Puglia, sua terra natale, con un’aggressività che sa tanto di disperazione quanto di inconsistenza​ (Ground News)​​ (euronews)​.

In questo quadro desolante, non sorprende che i malumori all’interno del M5S siano sempre più evidenti. La sua idea di rimpiazzare i vicepresidenti con volti nuovi, magari più graditi al pubblico, sa tanto di mossa disperata. Certo, c’è chi parla di Michele Santoro o di una delle “fedelissime” come Chiara Appendino o Paola Taverna. Ma la verità è che Conte sembra sempre più un leader in cerca di un’identità, sia per sé che per il Movimento, un’identità che sembra sfuggire dalle sue mani come sabbia al vento​ (Ground News)​.

E poi c’è la questione del suo ruolo internazionale. Conte, da sempre attento agli equilibri geopolitici, ha firmato l’accordo con la Cina per la Nuova via della seta ( Belt and Road Initiative), solo per vedere l’Italia ritirarsi sotto il governo Meloni. Un altro fallimento in una lunga lista che non sembra avere fine. E mentre la Cina sbandiera il successo della sua iniziativa, Conte si ritrova a riflettere su come un accordo che avrebbe dovuto portare benefici all’Italia abbia finito per avvantaggiare solo i cinesi​ (Al Arabiya)​.

In definitiva, Giuseppe Conte sembra destinato a diventare un altro capitolo triste nella storia della politica italiana, un leader senza visione, che non sa più chi è né cosa rappresenta. Mentre il M5S si frantuma, Conte continua a suonare il violino sul ponte del Titanic, ignaro o indifferente al fatto che la nave sta affondando. E così, mentre Grillo e gli altri guardano con crescente frustrazione, Conte continua a interpretare il ruolo di Conte Max, un personaggio più adatto a una commedia degli errori che a una vera leadership politica.

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Pubblicato inPolitica

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