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Vaiolo delle scimmie: riecco la strategia della paura

Ah, la paura. Quell’arma potente, quel brivido che corre lungo la schiena, capace di farci sussultare anche solo alla vista di una zanzara nel cuore della notte. Ebbene sì, cari lettori, è tornata in grande stile, accompagnata da fanfare mediatiche e titoli cubitali. Ma stavolta, non si parla di un virus con il nome di una birra messicana, no. Si parla del “vaiolo delle scimmie”! Un nome che da solo evoca immagini esotiche, foreste impenetrabili e animali selvaggi. Ma aspettate, stiamo parlando di una nuova minaccia globale? Davvero ci dobbiamo preparare per una nuova apocalisse virale? O siamo semplicemente di fronte all’ennesimo spettacolo mediatico montato ad arte?

L’OMS e l’arte di creare emergenze

Iniziamo con il dire che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sembra aver scoperto una nuova passione: proclamare emergenze sanitarie. Non è passato neanche tanto tempo dall’ultima volta in cui abbiamo sentito parlare di lockdown, mascherine, e “distanziamento sociale”, che già (ettepareva!) un nuovo virus ha fatto il suo debutto sul palcoscenico mondiale. Il vaiolo delle scimmie, una malattia rara che, fino a qualche mese fa, era relegata in qualche angolo remoto del pianeta, ha improvvisamente conquistato l’attenzione dei media internazionali. Un caso in Svezia, e voilà, l’allarme è stato lanciato! Ma fermiamoci un attimo a riflettere: quanto è giustificato tutto questo clamore?

Vaiolo delle scimmie: una minaccia reale o una bufala esotica?

Facciamo un passo indietro e analizziamo i fatti. Il vaiolo delle scimmie è una malattia virale zoonotica, il che significa che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. Si manifesta con sintomi che ricordano un po’ un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e una bella dose di stanchezza. Certo, non è una passeggiata nel parco, ma confrontiamola con altre malattie. Parliamo, per esempio, dell’epatite C, della tubercolosi o della malaria, tutte malattie che uccidono milioni di persone ogni anno. Eppure, nessuno sembra gridare all’emergenza globale per loro. Perché? Forse perché non sono accattivanti abbastanza per i titoli di giornale?

La macchina dell’allarmismo mediatico: un copione già visto

Diciamocelo chiaramente: l’allarmismo mediatico non è una novità. Abbiamo già visto questo film con il Covid-19, e sappiamo bene come va a finire. Prima, la paura viene alimentata a livelli stratosferici. Poi, si crea una narrazione in cui il virus diventa il nemico invisibile, pronto a colpire chiunque, ovunque. Infine, arriva la soluzione miracolosa: il vaccino. E qui, la storia si ripete quasi alla perfezione. Il vaiolo delle scimmie, che fino a poco tempo fa era una malattia rara e confinata in alcune zone dell’Africa, diventa improvvisamente una minaccia globale. E come per magia, il vaccino è già pronto. Coincidenza? Non credo proprio.

Il vaccino: una soluzione preconfezionata?

Il tempismo, come si suol dire, è tutto. E in questo caso, il tempismo è davvero impeccabile. Nel settembre del 2019, la FDA (Food and Drug Administration) americana ha approvato un vaccino contro il vaiolo e, udite udite, anche contro il vaiolo delle scimmie. Ma c’è un piccolo dettaglio che sfugge a molti: il vaiolo umano è stato dichiarato ufficialmente estinto nel 1980. Quindi, perché mai l’industria farmaceutica avrebbe sentito l’urgenza di sviluppare un vaccino per una malattia estinta? La risposta ufficiale è che il vaccino serve a proteggere in caso di una “diffusione intenzionale”, ovvero in caso di guerra biologica. Ma, nel frattempo, può essere utile anche per il vaiolo delle scimmie, no? E così, con un perfetto gioco di prestigio, il vaccino che teoricamente non serviva a nulla diventa improvvisamente la soluzione per un nuovo “pericolo globale”.

L’economia della paura: chi ci guadagna?

E qui entra in gioco un altro aspetto non trascurabile: il profitto. Parliamo di Bavarian Nordic, l’unico produttore del vaccino contro il vaiolo delle scimmie, che sta facendo faville in Borsa. Il titolo della società è schizzato verso l’alto, con un aumento del 50% in pochi giorni. Ma questo è solo l’inizio. Bavarian Nordic ha dichiarato di essere pronta a produrre fino a 10 milioni di dosi di vaccino entro il 2025. E qui sorge spontanea una domanda: queste dosi saranno destinate all’Africa, dove il vaiolo delle scimmie è endemico, o ai paesi europei, dove l’epidemia è, diciamolo chiaramente, praticamente inesistente? La risposta sembra ovvia. In un mondo in cui la paura viene costantemente alimentata, c’è sempre un mercato pronto ad accogliere una soluzione, anche quando la minaccia è più virtuale che reale.

Paura e controllo: una strategia collaudata

Ma non si tratta solo di soldi, ovviamente. La paura, infatti, è uno strumento di controllo estremamente efficace. L’emergenza sanitaria, vera o presunta che sia, offre l’opportunità di giustificare misure straordinarie, di limitare diritti e libertà individuali, il tutto in nome del “bene comune”. Abbiamo già vissuto tutto questo con il Covid-19: il lockdown, le restrizioni, l’obbligo di mascherine, le app di tracciamento. Misure che, in nome della sicurezza, hanno stravolto la nostra vita quotidiana. E ora, con il vaiolo delle scimmie, si ripresenta la stessa dinamica. Solo che, questa volta, la minaccia è infinitamente meno pericolosa. Eppure, il meccanismo è lo stesso: si crea un’emergenza, si diffonde la paura, e poi si offre una soluzione che, guarda caso, è già pronta sul mercato.

Una riflessione sull’ipocrisia

Dov’è allora la vera emergenza? È nel vaiolo delle scimmie, o nel modo in cui veniamo manipolati e spinti a vivere in uno stato di costante allerta? È forse il momento di chiederci se non stiamo assistendo a una forma di teatro, in cui l’allarme sanitario viene utilizzato come strumento di potere, come pretesto per giustificare interventi che altrimenti sarebbero inaccettabili. E nel frattempo, le vere emergenze sanitarie – quelle che causano milioni di morti ogni anno – vengono tranquillamente ignorate. Perché l’epatite C, la tubercolosi e la malaria non fanno notizia. Non sono abbastanza spaventose, non sono abbastanza esotiche. E, soprattutto, non offrono lo stesso potenziale di profitto.

Svegliamoci!

E allora, cari lettori, svegliamoci! Non lasciamoci trascinare in questo vortice di paura infondata e di allarmismo mediatico. Il vaiolo delle scimmie è una malattia rara, con una capacità di diffusione limitata e sintomi che, nella maggior parte dei casi, non sono più gravi di quelli di un’influenza. Non c’è motivo di farsi prendere dal panico, non c’è motivo di credere che siamo di fronte a una nuova pandemia. Ma soprattutto, non c’è motivo di accettare passivamente questa continua manipolazione delle nostre paure. È ora di dire basta a questo gioco, di smascherare chi lucra sulla nostra ansia e di chiedere risposte alle vere emergenze sanitarie. Perché l’unica cosa di cui dovremmo davvero avere paura è la paura stessa, specialmente quando viene usata come strumento di controllo e profitto.

Non facciamoci ingannare. Il vero virus che dobbiamo combattere è quello della disinformazione, della manipolazione e della paura. E per questo non c’è vaccino che tenga.

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Pubblicato inPandemia

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