Cari lettori, è ufficiale: Daniel Ortega, l’aspirante imperatore del Nicaragua, ha deciso di seguire il manuale cinese per instaurare una dittatura di ferro. Non contento di perseguitare oppositori, giornalisti e ONG, ora ha dichiarato guerra alla Chiesa Cattolica. Eh già, perché quando sei un tiranno con manie di grandezza, attaccare la fede di un intero popolo diventa quasi un hobby.
Chiese sequestrate, sacerdoti sorvegliati
Ortega e la sua co-presidente e moglie Rosario Murillo (perché ogni dittatore ha bisogno di una spalla… o di una co-regina) hanno preso di mira chiunque osi rappresentare una voce fuori dal coro. Dalle ONG ai boy scout, tutto deve essere controllato dal regime. Ma è contro la Chiesa che si sono accaniti con una ferocia degna di un romanzo distopico.
Il Seminario Maggiore San Luigi Gonzaga della diocesi di Matagalpa è stato confiscato lo scorso 20 gennaio. Perché? Perché evidentemente 30 studenti che studiano per diventare sacerdoti sono una minaccia insostenibile per la “sicurezza nazionale”. Ah, e nel frattempo, è stato sequestrato anche il Centro Pastorale “La Cartuja”. Ortega non si accontenta: vuole trasformare la diocesi di Matagalpa in un deserto spirituale, annientando ogni traccia di formazione religiosa.
Una strategia cinese con un tocco di salsa nicaraguense
Ortega sembra ispirarsi al modello cinese, dove ogni organizzazione civile o religiosa deve genuflettersi davanti al partito unico. E così, come nella migliore tradizione totalitaria, il regime giustifica le sue azioni con cavilli burocratici. “Non avete presentato i documenti richiesti? Allora chiudiamo tutto”. In tre anni, sono state cancellate quasi l’80% delle associazioni civili. Dalle piccole organizzazioni locali a Save the Children, nessuno è stato risparmiato.
Ah, e non dimentichiamo le suore domenicane, espulse senza tanti complimenti. Perché evidentemente anche loro rappresentavano una minaccia al regime. Forse pregavano troppo? O magari insegnavano valori come la giustizia e la solidarietà, concetti che Ortega e Murillo non possono tollerare.
Paramilitari e persecuzioni: il lato oscuro del regime
Ma aspettate, c’è di più. Per rendere il clima ancora più distopico, Ortega ha istituito una milizia paramilitare di 7.500 unità. Questi “squadroni della morte” opereranno per giustiziare, con il volto coperto da passamontagna, chiunque osi opporsi al regime. Una poetessa nicaraguense, Gioconda Belli, ha giustamente definito questa forza una banda di sicari agli ordini della tirannia. E mentre Ortega consolida il suo potere, la Corte interamericana dei diritti umani continua a condannare il Nicaragua per brogli elettorali e abusi di potere. Indovinate un po’? Ortega se ne infischia.
Il Vaticano: troppo buon viso, troppo cattivo gioco
E la Chiesa? Beh, se negli anni ‘80 è servita la fermezza di Papa Giovanni Paolo II per abbattere i regimi comunisti, oggi la “realpolitik” vaticana sembra fare acqua da tutte le parti. La politica del dialogo con Ortega ha portato solo a più sofferenze per i fedeli e il popolo nicaraguense.
Il Vescovo Rolando Álvarez, simbolo della resistenza spirituale, è stato imprigionato e poi costretto a lasciare il paese. E mentre il Vaticano cerca di fare buon viso a cattivo gioco, Ortega continua la sua crociata contro la fede, certo che nessuno lo fermerà.
La fede non si spegne
Cari lettori, la storia ci insegna che i tiranni passano, ma la fede resta. Ortega e Murillo possono confiscare seminari, espellere suore e perseguitare sacerdoti, ma non potranno mai cancellare la forza spirituale di un popolo. E noi, nel frattempo, abbiamo il dovere di alzare la voce e denunciare queste atrocità. Perché il silenzio è il miglior alleato di ogni dittatura.

Sii il primo a commentare