Ma davvero? Sul serio? Non è uno scherzo di Crozza? No, è tutto vero: Sergio Mattarella, il Presidente “super partes” (ma solo quando conviene), ha premiato Roberto Burioni. Sì, proprio lui. Il virologo da salotto. Il paladino delle verità indiscutibili. Il campione della scienza… televisiva.
Premiato per cosa, esattamente? Per aver tappato la bocca a chi osava dubitare. Per aver zittito con toni da inquisizione chiunque sollevasse un’obiezione. Per aver trasformato il dibattito scientifico in un monologo degno di un telepredicatore, solo con più grafici e meno misericordia.
Certo, ci diranno che il premio è “alla divulgazione scientifica”. Ma quale divulgazione? Quella dei “vaccinati non si contagiano”? Quella dei “no vax nel Medioevo”? Quella delle figuracce collezionate a ritmo settimanale? Se questa è divulgazione, allora anche il televenditore del materasso ortopedico merita un Nobel per la medicina.
Mattarella, in giacca e cravatta, con tono solenne, ha elogiato l’“impegno per la scienza”. Ma quale scienza? Quella con la S maiuscola o quella con la P, di propaganda? Perché Burioni è stato l’alfiere della narrazione unica, quella che divideva il mondo tra i buoni (pungolati) e i cattivi (liberi). Il campione della “fiducia cieca”, lo specialista del “non si discute, si obbedisce”.
E intanto gli italiani normali? Quelli che magari avevano dubbi legittimi, domande sincere, timori umani? Trattati come appestati. Umiliati in diretta. Censurati sui social. Se avessero avuto la scienza dalla loro parte, li avrebbero ascoltati. Invece li hanno messi al rogo. Moderno, digitale, ma pur sempre un rogo.
E ora Mattarella lo premia. Con tanto di stretta di mano, discorsetto istituzionale e fotografia da cornice. Una pacca sulla spalla a chi ha contribuito a spaccare il Paese in due. A chi ha trasformato la pandemia in uno show. A chi ha elevato lo scientismo a religione, con lui come sommo sacerdote.
Ma non stupiamoci troppo. È la stessa Repubblica che premia chi va in tv a fare il moralista col ditino alzato e dimentica i medici veri, quelli che hanno curato in silenzio, quelli che hanno scelto la coscienza invece della carriera. È la stessa Italia che mette in panchina i pensatori liberi e manda in campo i venditori di certezze a pacchetto.
Burioni premiato? No, cari lettori. Non è il trionfo della scienza. È la sconfitta del pensiero critico. È l’apoteosi del conformismo. È l’ennesima medaglia al petto di chi ha servito, fedelmente, la narrazione dominante.
Complimenti, Presidente. Con un premio così, la credibilità della Repubblica non ha fatto un passo avanti: ha preso un’altra bella… iniezione! Non di fiducia, tantomeno di verità, ma di obbedienza.

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