C’è un dolore che brucia, ma non si vede. Un dolore che ti toglie il sonno, il lavoro, la dignità. È il dolore di chi, dopo aver fatto “la cosa giusta”, si è ritrovato a vivere un incubo: effetti avversi da vaccino, corpi spezzati e anime abbandonate. Ma se questo non bastasse, arriva anche la beffa: essere insultati da chi dovrebbe curare.
È successo davvero. Non in una bettola social, ma su una pagina pubblica. A firmare l’umiliazione, il professor Roberto Burioni, il virologo da salotto che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo nei talk show sanitari. Uno che non discute, sentenzia. Uno che, davanti alla sofferenza documentata di migliaia di persone, ha il coraggio di scrivere sui social: «I danni da vaccino esistono solo nella vostra testa malata. Fatevi curare».

Una frase che dovrebbe indignare chiunque abbia ancora un briciolo di empatia. Un insulto che non è solo un’offesa personale, ma uno schiaffo a chi ha avuto la vita stravolta da un sistema che prima ti impone e poi ti nega. In questo articolo ricostruiamo i fatti, analizziamo la gravità del comportamento di Burioni e ci chiediamo: che fine ha fatto la medicina umana, quella che ascolta prima di parlare?
Il virologo superstar e il culto della narrazione unica
Roberto Burioni non è un medico come gli altri. È un personaggio costruito a tavolino, un “televirologo da prima serata”, osannato da giornali, talk show e opinionisti progressisti che l’hanno trasformato in un’icona del pensiero unico pandemico. Il suo nome è sinonimo di slogan come “la scienza non è democratica”, frase emblematica che ha dato il via a un nuovo autoritarismo sanitario, dove chi dubita è un negazionista, un complottista, o – peggio ancora – un malato mentale.
Il problema? Burioni non parla più da medico, ma da ideologo. Non ragiona più secondo la logica clinica, ma secondo la logica dello scontro. Non cerca la verità, ma l’applauso. E in questa deriva pericolosa, la sofferenza reale di migliaia di cittadini viene sistematicamente ignorata o ridicolizzata.
I danneggiati da vaccino: la categoria scomoda
Che i danneggiati da vaccino esistano è ormai documentato da decine di studi internazionali, da pubblicazioni su riviste peer-reviewed, da riconoscimenti ufficiali persino da parte dell’AIFA e di enti regolatori europei. Nessuno dotato di un minimo di onestà intellettuale può negare che ci siano persone che, dopo la vaccinazione anti-Covid, abbiano sviluppato sintomi gravi e persistenti: neuropatie, disautonomie, infiammazioni croniche, ictus, miocarditi, trombosi, paralisi facciali.
Ma nonostante tutto questo, la risposta della medicina ufficiale – e di chi la rappresenta in tv – è ancora il silenzio, o peggio, il dileggio.
Burioni, in questo caso, non solo nega la realtà, ma la calpesta con disprezzo, deridendo chi da quattro anni vive in una prigione di dolore fisico e isolamento. E questo fa ancora più male perché arriva da chi, in teoria, dovrebbe curare. Da chi ha giurato di “non nuocere”.
Il metodo Burioni: l’evaporazione della scienza nel culto della fede vaccinale
Burioni ha sempre fatto della sua militanza pro-vaccino una bandiera, anche quando la scienza – quella vera – iniziava a sollevare dubbi, porre domande, rilevare segnali d’allarme. Ma per lui non c’erano vie di mezzo: chiunque osasse anche solo chiedere trasparenza, miglioramenti, compensazioni o studi seri era un nemico della scienza.
Siamo di fronte a un nuovo dogma, dove l’eresia si punisce con la censura, la derisione e l’esclusione.
Ma non è questo che la scienza dovrebbe fare. La scienza dovrebbe dubitare, indagare, osservare. La scienza non umilia chi soffre, non liquida il dolore con battute sarcastiche, non cancella i propri errori. Anzi, la scienza vera sa fare autocritica. Quella finta, invece, si trasforma in inquisizione.
Le parole che uccidono due volte
Immaginiamo solo per un istante di essere uno di quei danneggiati. Di essersi fidati dello Stato, dei medici, della propaganda. Di aver fatto “la cosa giusta”. E poi di non riuscire più a camminare, a dormire, a lavorare. Di vedere la propria vita sgretolarsi. E infine di chiedere aiuto… e ricevere in cambio una bastonata morale da un medico in camice e tastiera.
È inaccettabile.
Le parole hanno un peso, soprattutto se pronunciate da chi rappresenta una figura d’autorità. Quando queste parole negano il dolore, diventano un secondo trauma. Un’aggressione psicologica che si somma a quella fisica.
Una medicina disumana, una politica complice
Per anni, i danneggiati sono stati invisibili per le istituzioni. Nessun fondo speciale, nessuna indagine indipendente, nessun percorso clinico dedicato. Soltanto moduli da compilare, visite rifiutate, medici che alzano le spalle. Persino l’informazione li ha snobbati. Fino a quando – finalmente – qualcuno ha cominciato a dare loro voce.
La politica, almeno quella di una certa parte, oggi comincia a muoversi. Ma quanta strada ancora da fare. Le parole di Lisei, Malan, Buonguerrieri sono importanti, ma non bastano. Serve una commissione d’inchiesta seria, serve un fondo risarcitorio adeguato, servono scuse ufficiali da parte di chi, come Burioni, ha giocato con la sofferenza degli altri.
La class action: un sasso nello stagno dell’omertà
La notizia della prima class action italiana contro Pfizer è una bomba. Non solo per il potenziale economico e legale, ma perché rompe il muro dell’impunità. Finalmente qualcuno dice: basta bugie, vogliamo giustizia. E lo fa a viso aperto, con nomi, avvocati, dati, documenti.
Se davvero – come rivelano i Pfizer Papers – l’azienda era a conoscenza degli effetti avversi, allora la battaglia legale sarà una resa dei conti storica, in grado di rimettere al centro la persona e non il profitto.
Non ci faremo zittire
Burioni potrà anche cancellare i post, bloccare i commenti, rifugiarsi nei suoi salotti televisivi. Ma non potrà mai cancellare la verità. Una verità scritta nel sangue, nella carne, nei nervi di chi soffre ogni giorno, ignorato da tutti. Il Comitato Ascoltami ha un nome che è già un programma: ascolta chi non ha più voce. E noi, nel nostro piccolo, non smetteremo mai di amplificarla.
Perché non esistono malattie immaginarie quando c’è un dolore vero.
E chi insulta i sofferenti, ha perso il diritto di chiamarsi medico.
Per avere informazioni si può visitare il sito www.classactionvaccinocovid19.org oppure scrivere a info@classactionvaccinocovid19.org e adesioni@classactionvaccinocovid19.org.

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