Siamo alle solite. Quando c’è da spartire poltrone, firmare trattati e far finta di lavorare per il bene dell’umanità, sono tutti lì, schierati con il loro sorriso diplomatico e le mani pronte a stringere. Ma quando arriva il conto, quando il carrozzone dell’Organizzazione Mondiale della Sanità inizia a scricchiolare sotto il peso della sua stessa inutilità, cominciano a scappare come topi dalla nave che affonda.
Gli Stati Uniti hanno dato il primo scossone, decidendo che no, non vogliono più pagare il biglietto per questo spettacolo tragicomico. La nuova amministrazione ha preso il telefono, chiamato l’OMS e detto: “Sapete cosa? Arrivederci e grazie!”. Troppo costosa, troppo politicizzata, troppe mani nelle tasche dei contribuenti senza risultati concreti.
Ma non è finita qui! Dopo gli USA, ecco l’Argentina, con Javier Milei che ha preso il machete e ha iniziato a tagliare tutti i rami secchi. E l’OMS, diciamolo, è un albero che di frutti ne ha dati pochi e marci. Milei ha detto chiaro e tondo: “Basta, questa baracca di burocrati che blaterano slogan sanitari e si arricchiscono sulle disgrazie mondiali non fa per noi”.
E adesso? Chi sarà il prossimo?
L’onda d’urto è partita. Diversi Paesi stanno iniziando a guardarsi intorno con aria sospettosa, come se all’improvviso si fossero accorti di essere finiti in una truffa piramidale. Finché c’era da versare fondi senza farsi troppe domande, tutto bene. Ma ora che gli occhi si aprono, ecco che il Titanic dell’OMS inizia a inclinarsi pericolosamente.
Dopo USA e Argentina, si mormora che altri governi stiano già lucidando le forbici per tagliare i finanziamenti. Ungheria? Brasile? Qualche nazione europea con un minimo di dignità rimasta? Magari l’Italia? I prossimi giorni saranno interessanti.
Quello che è certo è che l’OMS è diventata un simbolo perfetto della burocrazia globale che si mangia da sola. Ha gestito le emergenze sanitarie con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli, ha imposto raccomandazioni contraddittorie, ha favorito chi pagava di più e ha chiuso gli occhi davanti agli scandali. E ora? Ora si ritrova con un cerino in mano e sempre meno finanziatori disposti a scottarsi.
Sarà la fine dell’OMS? Probabilmente no, perché quando c’è da spremer soldi pubblici, le organizzazioni internazionali hanno sette vite come i gatti. Ma che il vento stia cambiando, quello è fuori discussione.
E voi? Siete pronti a veder saltare un altro pezzo di questo castello di carte?

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