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Francesco Pazienza: scomparso l’uomo dei misteri

È morto domenica, 22 giugno 2025, all’età di 79 anni, presso l’ospedale di Sarzana l’ex agente del SISMI e faccendiere internazionale Francesco Pazienza. La sua parabola, iniziata con una laurea in Medicina e proseguita tra i laboratori di Jacques-Yves Cousteau e i palazzi dei servizi segreti italiani, si è intrecciata ai più oscuri misteri della Prima Repubblica, dal crac del Banco Ambrosiano al depistaggio sulla strage di Bologna, fino alle trattative clandestine del “Super-SISMI” . Negli ultimi anni viveva ritirato nella sua villa di Lerici, da dove raccontava – tra interviste e un’autobiografia – la propria versione dei fatti; con la sua scomparsa si chiude un capitolo controverso e ancora avvolto nel segreto su un pezzo importante di storia italiana.

Le origini e la “fuga” in Francia

Francesco Pazienza vide la luce il 17 marzo 1946 a Monteparano, borgo pugliese in provincia di Taranto, e conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, scelta che gli garantì una solida credibilità accademica. Spinto dalla curiosità per i grandi progetti scientifici internazionali, negli anni Settanta si trasferì in Francia come consulente finanziario, collaborando con il pionieristico oceanografo Jacques-Yves Cousteau. In quel periodo costruì quella rete di rapporti che gli sarebbe servita a muoversi con disinvoltura tra uomini d’affari, mediatori, prelati vaticani e ambienti della Cia, guadagnandosi il soprannome di “facilitator”, mediatore internazionale.

L’ingaggio al SISMI e i primi passi nei misteri d’Italia

Il rientro in Italia nel 1979 coincise con la chiamata del generale Giuseppe Santovito, allora numero due del SISMI e membro influente della loggia P2, che lo volle al fianco come consulente. Da quel momento Pazienza non fu più soltanto un medico o un consulente finanziario, ma un uomo inserito nel cuore dell’intelligence militare italiana, con accesso a dossier riservati e contatti di vertice. Lo scandalo della P2 e le prime indagini sul depistaggio della strage di Bologna, esplose nel 1981, costrinsero però Pazienza a lasciare ufficialmente il servizio, pur senza rinunciare a mantenere canali segreti con alcuni vecchi colleghi.

Il crac del Banco Ambrosiano

Nel 1982 il fallimento del Banco Ambrosiano fece emergere rapporti illeciti tra la banca vaticana IOR, guidata da Paul Marcinkus, e l’istituto di credito presieduto da Roberto Calvi, finita con il drammatico ritrovamento del suo cadavere sotto il ponte dei Frati Neri di Londra. Pazienza agì come mediatore occulto in quei canali finanziari, favorendo il trasferimento di ingenti capitali – si parla di oltre 7,5 miliardi di lire – verso società riconducibili ai suoi protetti. Per questo ruolo di “uomo-ponte” tra Vaticano e finanza internazionale, nel 1993 venne condannato a 14 anni di reclusione per bancarotta e associazione a delinquere, sentenza poi confermata in via definitiva.

Il depistaggio sulla strage di Bologna

Il 2 agosto 1980, la bomba alla stazione di Bologna fece 85 vittime e oltre 200 feriti, segnando uno dei momenti più bui della storia repubblicana. Pazienza fu riconosciuto colpevole di aver orchestrato un depistaggio: nel 1988 fu condannato per aver posizionato lo stesso tipo di esplosivo su un treno Milano-Taranto, tentando di confondere le indagini. Sebbene la corte d’appello di Roma avesse annullato la condanna nel 1990, la Corte di Cassazione nel 1995 ristabilì la sentenza definitiva, comminandogli 10 anni per falso e calunnia. Nonostante la porta chiusa dai giudici, Pazienza continuò a rivendicare la propria innocenza, parlando di ritorsioni interne ai servizi segreti.

Il “Super-SISMI” e le grandi operazioni segrete

Nel 1984, dinanzi al pm Domenico Sica, Pazienza svelò l’esistenza di un organismo parallelo, definito “Super-SISMI”, retto dal generale Santovito con la complicità del generale Pietro Musumeci e del colonnello Giuseppe Belmonte. Secondo l’accusa, questa struttura deviata avrebbe coordinato non solo il depistaggio di Bologna, ma anche la trattativa con la Nuova Camorra Organizzata per la liberazione dell’assessore Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse nell’aprile 1981. Pazienza stesso ammise di aver interloquito con Vincenzo Casillo, braccio destro di Raffaele Cutolo, per ottenere il rilascio dell’esponente democristiano, operazione che rimase un tabù istituzionale. Parallelamente, fu indicato come artefice del “Billygate”: una campagna di stampa diretta a screditare Billy Carter, fratello del presidente statunitense Jimmy Carter, per favorire Ronald Reagan nelle elezioni del 1980. L’impiego di aerei del SISMI per fini privati e la compresenza di latitanti legati alla Banda della Magliana testimoniano il limite ormai incerto tra Stato e criminalità organizzata.

L’arresto, l’estradizione e i 12 anni in carcere

Il 4 marzo 1985, mentre si trovava a New York, Pazienza fu arrestato su mandato italiano per associazione a delinquere, peculato e depistaggio. Dopo un estenuante iter giudiziario, venne estradato in Italia nel giugno 1986 e nel corso dei vari processi ricevette in totale oltre 13 anni di pena, scontati fino al 2007. Quel lungo periodo dietro le sbarre segnò la fine definitiva della sua attività nell’intelligence; la scarcerazione lo consegnò a una vita “comune”, ma sempre sotto la lente dei cronisti.

Altri misteri: Orlandi e Ali Ağca

Le risonanze mediatiche non si limitarono ai grandi casi politico-finanziari: nell’estate del 1983 si aggiunse la sparizione di Emanuela Orlandi, vicenda su cui si diceva che Pazienza avesse informazioni custodite in un dossier Vaticano, senza mai fornire prove concrete. Ancora più dibattuto rimane il capitolo dell’attentato a Giovanni Paolo II da parte di Mehmet Ali Ağca: il turco affermò di aver ricevuto visite e consigli da Pazienza nel carcere di Ascoli Piceno, circostanza però smentita dall’ex agente e oggetto di un’indagine archiviata per insufficienza di prove. Quel braccio di ferro narrativo fece di Pazienza uno dei protagonisti delle teorie sulla “pista bulgara”.

Gli ultimi anni e l’autobiografia

Rientrato in libertà vigilata nell’aprile 2007, Pazienza scelse Lerici come luogo di ritiro, dedicandosi al volontariato nella pubblica assistenza e promuovendo l’elisoccorso in mare. Partecipò ai soccorsi dopo il terremoto de L’Aquila nel 2009 e mantenne rapporti con associazioni umanitarie, dimostrando una parte di sé lontana dai riflettori giudiziari. Nel 2019 tornò a parlare in un’intervista a FQ MillenniuM, ripercorrendo “tra finzioni romanzesche e inganni reali” la sua vita nei Servizi, e nel 2022 pubblicò per Chiarelettere La versione di Pazienza, opera in cui rivendicò la paternità del concetto di “Super-SISMI” con il consueto tono di sfida.

Ambiguità ed eredità

Con la scomparsa di Francesco Pazienza si chiude una vicenda che unisce segreti di Stato e politica ad alto voltaggio. Da medico idealista a 007 deviato, da faccendiere senza scrupoli a volontario in ritiro, il suo percorso mette in guardia sull’ambiguità che nasce quando si mescolano potere, denaro e verità nascoste.

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Pubblicato inMisteri

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