Dopo la Conferenza di Monaco, l’Europa prepara un vertice straordinario per rilanciare l’industria militare e produrre più munizioni per sostenere Kiev. Scambio di accuse tra Cina e USA.
«Zelensky e l’Ucraina non hanno abbastanza munizioni ma hanno abbastanza motivazione. Devono essere riforniti meglio. Questa guerra avviene sul territorio europeo e ha conseguenze per la nostra sicurezza». Così l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue, Josep Borrell alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera.
Se l’Europa vuole sostenere militarmente l’Ucraina deve essere all’altezza delle sue ambizioni, e questo significa in primo luogo dotarsi di un equipaggiamento sufficiente, a partire dalle munizioni che scarseggiano.
Emmanuel Macron aveva già parlato esplicitamente a giugno di “economia di guerra”: «La Francia è entrata in un’economia di guerra per cui credo, dovremo organizzarci in modo duraturo». «Questo significa anche un’economia in cui dovremo andare più veloci, riflettere in modo diverso», aveva avvertito il presidente francese, aggiungendo che questo cambio di passo servirà anche a «poter ricostituire più rapidamente ciò che è indispensabile per le nostre forze armate, per i nostri alleati, per tutti coloro che vogliamo aiutare”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto il progetto di una produzione europea della Difesa. L’Italia sta lavorando per sostenere la difesa europea e l’auspicio è che il prossimo Europarlamento e la prossima Commissione europea rafforzino questa scelta, ha dichiarato Tajani: «Ci consentirebbe, come Europa, di contare di più all’interno della Nato e rafforza il nostro ruolo visto che c’è un’industria di grandissimo livello».
La Conferenza di Monaco si è chiusa con una sorta di corsa agli armamenti che non può che incassare il plauso dei produttori di armi. L’Europa prepara un vertice straordinario per rilanciare l’industria militare e produrre munizioni a sufficienza per sostenere Kiev. L’Ucraina ha infatti insistito sulla sua necessità di avere più munizioni e armi per continuare la guerra con la Russia, mentre Washington lancia l’allarme sulla Cina, pronta a sua volta «a fornire armamenti a Mosca» e Biden vola a Kiev per incontrare Zelensky.
Sia gli Stati Uniti che la Germania, del resto, sono sempre più convinti che questa sia la strada da percorrere, mentre si allontana sempre di più il tavolo dei negoziati. La ministra della Difesa tedesca Annalena Baerbock ha fatto trapelare la sua irritazione per gli scarsi risutati ottenuti dal tentativo di costruire una coalizione europea di panzer Leopard 2A6 per l’Ucraina, voluti da tutti a parole ma messi a disposizione da pochi.
A rendere ancora più fragili i rapporti geopolitici è intervenuto il segretario di Stato Antony Blinken che ha accusato la Cina di voler fornire armi alla Russia. Blinken ha anche minacciato “gravi conseguenze” per Pechino. La risposta del Dragone non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha seccamente rigettato l’accusa formulata da Blinken: «Gli Stati Uniti devono smettere di scaricare la colpa e diffondere false affermazioni. Quelli che non smettono di fornire armi al campo di battaglia sono gli Stati Uniti, non la Cina. Gli Stati Uniti non sono qualificati per dare ordini alla Cina e non accetteremo mai che gli Stati Uniti puntino il dito sulle relazioni Cina-Russia, né tanto meno che esercitino coercizione e pressione».
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