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Cos’hanno in comune gli anni ’70 e la recente “emergenza Covid 19”?

Secondo il mio modesto parere, molte cose e qui oggi vorrei proporvene soltanto alcune su cui poter riflettere tutti assieme.

Sono trascorsi tre anni dall’inizio del “terrore Covid-19”.

In questo arco temporale i vari governi sono riusciti a convincere, grazie alla propaganda e al bombardamento mediatico, moltissime persone che l’umanità fosse ad un passo dalla “fine del mondo”, sull’orlo di un precipizio che avrebbe ingoiato tutti, indistintamente.

Il Sars-Co-V2, seppur contagioso, fin dall’inizio non è mai stato neanche lontanamente paragonabile, per letalità, all’Ebola o alla peste manzoniana, come invece ci hanno voluto far credere.

La Covid-19, seppur dopo quasi tre anni di negazione delle cure domiciliari precoci, è stata dichiarata recentemente curabile, come tutte le influenze stagionali.

La mia impressione fin dall’inizio, comunicata nei vari consessi cui ho partecipato a partire da luglio 2020, è sempre stata quella che si trattasse di un “cavallo di Troia”  … di un’evidente operazione psicologica per accreditarsi agli occhi della gente terrorizzata come “salvatori” del genere umano. Allo stesso tempo, per sterilizzare preventivamente eventuali e possibili conseguenze delle loro improvvide scelte, azzerandone la rilevanza dal punto di vista sociale perché legate ad una situazione che era stata “extra-ordinaria”.

Questa tecnica l’ho vista utilizzare in più di una occasione, nei contesti di vita aziendale in cui ho operato, da framassoni dichiarati. Una vera e propria tecnica diabolica di condizionamento psicologico delle persone.

Nello stesso periodo, il potere politico ha adottato un linguaggio scritto e verbale sempre più “sterilizzato”, asettico e algido, dando l’impressione di attingere da veri e propri formulari di retorica tipicamente usati nelle Big Company della Consulenza Globale.

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Comunicazioni ripetute a iosa, vere e proprie “auto-certificazioni” di un presunto ruolo “messianico” del governo, di soluzioni e di strumenti “salvifici”, e anche democratici, moderni, inclusivi.

Le violazioni, però, dei diritti umani e costituzionali, perpetrati negli ultimi anni sulla pelle dei cittadini, ahimè spesso consenzienti, sono state numerose, ingiustificate e gravissime.

Da allora, nonostante questo, continuiamo ad assistere ai proclami del Presidente della Repubblica.

Il linguaggio del corpo, i comportamenti agiti, dei rappresentanti del governo trasmettevano l’esatto opposto delle loro comunicazioni.

Negli anni ’70, successe qualcosa di analogo e molto simile, proporzionato ovviamente a quei tempi.

Pier Paolo Pasolini certificò, infatti, una serie di fenomeni che, secondo il mio modesto parere, sono collegati da un filo rosso con quanto successo nel periodo Covid-19.

Il più importante sicuramente fu la mutazione del potere da locale ad un nuovo “Potere senza volto” trans-nazionale. L’altro fu la trasformazione della società dal punto di vista antropologico e sociale che portò all’omologazione delle masse.

Il blocco di maggioranza della politica di quegli anni, inoltre, si disinteressò completamente della mutazione del potere ma portò, invece, avanti in modo ossessivo una narrazione strumentale finalizzata a polarizzare e a favorire uno scontro sociale, anche fisico, fra “antifascisti e fascisti”.

Cavalcarono ossessivamente la retorica anche se con scarsi, se non nulli, collegamenti con la realtà.

In questo ultimo ventennio, via via il volto del potere è diventato, invece, ben riconoscibile ed è quello del capitalismo globalista elitario, che ha nell’Ue e nelle altre organizzazioni sovranazionali: ONU, OMS, NATO ecc., i suoi bracci armati.

Quindi, mi sembra evidente, che la cosiddetta Pandemia Covid-19 rappresenta un consolidamento del processo di trasformazione, disumanizzazione e omologazione della nostra società iniziato tanto tempo prima e il Covid-19 una scusa creata ad hoc, come fu per l’antifascismo negli anni ‘70 (molti ci campano ancora di rendita grazie a questi slogan).

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L’obiettivo è rimasto lo stesso: imporre un totalitarismo soft (Fabiano) con ogni mezzo lecito o non lecito, e ad ogni costo (anche tramite guerre classiche, non convenzionali e/o ibride). Riuscire a fare ciò che fu impedito a Hitler di realizzare con l’esercito.

Pasolini denunciò apertamente il pericolo del “fascismo degli anti-fascisti” e della collegata cultura del consumismo e del materialismo, innestate nelle masse dopo un opportuno lavaggio del cervello e fatta “tabula rasa” dall’interno della loro consistenza valoriale, etica e morale, della loro identità, della loro culturale originale, come individui.

Anche allora la strategia del terrore ebbe un ruolo chiave nel rendere recettivo il terreno (mente e emozioni delle persone).

Un altro esempio paradigmatico è l’utilizzo intimidatorio del linguaggio e delle cosiddette parole proiettili” vs gli avversari o chi disturbava il programma di trasformazione.

In quel periodo, i termini: “fascista-antifascista” e “negazionista” servirono a polarizzare la società e indicare un nemico comune da colpire a comando. Esattamente come il recente termine “no-vax”.

Ufficialmente negli spazi tv, anche allora, ai dissidenti non venne mai negata la partecipazione (serviva e serve ancora oggi per potersi dichiarare democratico, tollerante e a consolidare così la narrazione ufficiale negli ascoltatori). Però, è sempre stata contingentata, confinata in spazi limitati e serviva e serve da contro-canto per aumentare la catarsi sociale nei programmi TV e, quindi, a consolidare il consenso al potere.

Quindi, il processo di cancellazione della nostra cultura tradizionale e dei nostri valori arriva da lontano. Quella imposta con l’indottrinamento dei giovani genera nuovi comportamenti sempre più omogenei e facilmente ri-programmabili al bisogno.

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La pianificazione e il controllo delle masse è la loro ossessione.

È evidente quindi che esiste una politica, una parapolitica e una politica profonda.

Se non si comprende che Mattei, Moro, Pasolini e altri sono stati “omicidi di stato” non arriveremo mai alla fondamentale comprensione del contesto in cui ci troviamo.

Le teorie e i paradigmi di destra e sinistra, tramite cui ci vogliono far guardare i fatti e le cose che succedono, servono soltanto ad incanalare, imbrigliare e a mettere il paraocchi alle persone per evitare che possano arrivare a compiere analisi accurate e oggettive.

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