Eccoci qua, all’ennesimo capitolo della saga infinita di auto-sabotaggio delle grandi aziende. Protagonista di questa puntata? La nostra cara Disney, il colosso dell’intrattenimento che ha deciso di fare un balzo nel vuoto, un vero e proprio tuffo carpiato senza rete di protezione, nel burrone della cultura woke. Non è la prima volta che assistiamo a simili acrobazie, ma ogni volta ci chiediamo: quanto può andare avanti questo spettacolo dell’assurdo? E, soprattutto, quanto costa?
La caduta libera del 2022
Ricordiamo tutti il 2022, un anno disastroso per Disney e Netflix. Mentre la maggior parte di noi era impegnata a sopravvivere a una pandemia globale, questi giganti dell’intrattenimento si davano da fare per perdere miliardi di dollari. E non è un modo di dire: Disney ha dovuto licenziare ben 7.000 dipendenti per cercare di arginare l’emorragia finanziaria. Ma perché preoccuparsi dei fatti quando c’è un’ideologia da seguire? Perché fermarsi di fronte a un bagno di sangue economico quando si può serenamente marciare verso il burrone?
Star Wars: l’ultima frontiera dell’arcobaleno
E così, in un atto di puro masochismo economico, la Disney ha deciso di tingere di arcobaleno la mitica saga di Star Wars con la nuova serie “The Acolyte”. La protagonista, Amandla Stenberg, e la creatrice della serie, Leslye Headland, hanno dichiarato con orgoglio che la loro serie potrebbe essere lo show di Star Wars «più gay di sempre». No, non è uno scherzo. Parliamo di due madri che concepiscono gemelli e di robot che forse sono lesbiche. Sì, avete letto bene: robot lesbiche.
Leslye Headland, dichiaratamente lesbica (che coincidenza, vero?), ha persino scherzato sul fatto che qualcuno potrebbe seriamente pensare che C-3PO sia etero. E perché fermarsi qui? R2-D2 potrebbe essere lesbica. Non importa se queste dichiarazioni fanno strabuzzare gli occhi a chiunque abbia un minimo di buon senso; l’importante è abbracciare l’ideologia a tutti i costi.
Il problema dell’indottrinamento
La serie The Acolyte è codificata su Disney+ Italia come adatta per bambini dai dodici anni in su. Perfetto! Perché non iniziare l’indottrinamento fin dalla giovane età? Dopotutto, l’obiettivo sembra essere quello di inserire l’ideologia arcobaleno in ogni singolo prodotto di intrattenimento possibile. E non è una novità.
Già nel 2021, la DC Comics aveva annunciato che Jon Kent, il nuovo Superman, sarebbe stato bisessuale. E poi c’è Batman: Urban Legends #6, in cui Robin intraprende una relazione romantica con un altro uomo. Insomma, il trend è chiaro: l’intrattenimento deve essere veicolo di ideologia, costi quel che costi.
Un passato illuminante
Se pensate che tutto questo sia una novità, vi sbagliate di grosso. Già nel 1998, Elizabeth Birch, dirigente della Human Rights Campaign, aveva dichiarato che il 40% dei dipendenti Disney fosse gay. E questo, a detta di molti, segnava l’inizio di una metamorfosi di apertura verso il pubblico LGBT. Siamo nel 2024 e l’indottrinamento prosegue inarrestabile.
La CNN fissa addirittura al 1984 l’anno in cui la Disney ha iniziato questa sua marcia verso l’inclusività forzata. Quindi, sono 40 anni che assistiamo a questo spettacolo. E neppure le perdite economiche catastrofiche riescono a fermare questo processo. The Acolyte è solo l’ultima conferma di una tendenza consolidata.
L’intrattenimento come strumento di indottrinamento
Il dramma di tutto questo non è solo l’evidente fallimento economico, ma anche l’uso dell’intrattenimento come strumento di indottrinamento. In teoria, film e serie TV dovrebbero servire a intrattenere e divertire. Nei fatti, però, sono sempre più spesso utilizzati per propagare ideologie politiche e sociali.
La Disney, un tempo sinonimo di magia e fantasia, è diventata il baluardo dell’ideologia arcobaleno. Non si tratta più di creare storie avvincenti per bambini e adulti, ma di infarcire ogni prodotto di messaggi politici. E chi se ne frega se il pubblico non è d’accordo? Chi se ne frega se le vendite crollano? L’importante è essere woke.
L’ultima frontiera del ridicolo
E così, ci ritroviamo a discutere di robot lesbiche e di due madri che concepiscono gemelli in una galassia lontana lontana. Siamo passati dai cavalieri Jedi e dalle battaglie spaziali a discussioni sull’orientamento sessuale dei personaggi. È questa la direzione che vogliamo per l’intrattenimento? È questo il futuro della narrativa?
Certo, i difensori dell’ideologia woke diranno che è un passo avanti per l’inclusività e i diritti LGBT. Ma a che prezzo? A prezzo di storie forzate, di personaggi snaturati e di un pubblico sempre più disaffezionato. Perché, alla fine della fiera, il pubblico vuole essere intrattenuto, non indottrinato.
Il futuro della Disney
Quale sarà il futuro della Disney? Continuerà su questa strada, incurante delle perdite e delle critiche, o farà un passo indietro? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: il pubblico ha un potere enorme. E se continuerà a mostrare il proprio disappunto con il portafoglio, forse, un giorno, anche la Disney capirà che l’ideologia non paga.
In conclusione, la nuova serie gay di Star Wars è solo l’ennesimo esempio di un trend preoccupante. Un trend che vede l’intrattenimento trasformato in strumento di propaganda. E mentre la Disney si lancia nel vuoto, noi possiamo solo sperare che, un giorno, si renda conto dell’errore e torni a fare ciò che sa fare meglio: creare magia, non indottrinamento.

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