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Pfizer: la Corte di Giustizia sgretola il muro di Bruxelles

Siamo alla solita storia europea, quella che comincia sempre con grandi proclami di trasparenza e democrazia, per poi finire con l’ennesimo pasticciaccio brutto degno di un film di serie B. Questa volta, la protagonista è Ursula von der Leyen, che riesce a riconfermarsi a capo della Commissione europea per il rotto della cuffia, giusto in tempo per incassare l’ultima grana giudiziaria sui contratti dei vaccini anti-Covid. Oh sì, perché la Corte di Giustizia dell’UE ha deciso di mettere il naso dove evidentemente non doveva, condannando Bruxelles a rendere pubblici quei contratti che la Commissione aveva così amorevolmente secretato. Che peccato, Ursula, ti hanno beccato!

Il gran segreto dei contratti vaccinali

Ma facciamo un passo indietro. Torniamo al 2021, quando la Commissione europea, sotto la guida illuminata della von der Leyen, decide che è meglio tenere segreti i contratti dei vaccini. Non sia mai che il popolo bue venga a sapere cosa c’è scritto davvero. Ecco, giusto per “tutelare la privacy degli interessati ed evitare conflitti d’interesse”, dicono loro. Una trovata degna di un romanzo di spionaggio, non c’è che dire. Peccato che la Corte di Giustizia, con la sua solita pedanteria giuridica, abbia sentenziato che i contratti devono essere resi interamente disponibili. Niente privacy, niente segreti. Quanta ingenuità nel pensare che la trasparenza potesse fare la differenza!

La sentenza della Corte: una doccia gelata

La sentenza della Corte di Giustizia è stata chiara come un cielo estivo: “I contratti sottoscritti devono essere resi interamente disponibili”. Tradotto: basta con questi giochetti da quattro soldi, basta con le scuse sulla privacy. Gli accessi parziali ai documenti concessi dalla Commissione erano una presa in giro. I giudici non ci sono cascati e hanno ribaltato tutto. Le responsabilità del produttore per gli effetti avversi non possono essere limitate o soppresse dalle clausole dei contratti. Oh, cara Ursula, questa proprio non te l’aspettavi, vero?

Gli SMS con Bourla: la ciliegina sulla torta

E poi c’è la ciliegina sulla torta: il presunto scambio di SMS tra la von der Leyen e il Ceo di Pfizer, Albert Bourla. Sì, proprio quei messaggini carini che ora sono oggetto di indagine da parte della Procura europea. Perché, diciamocelo, niente dice trasparenza come un fitto scambio di messaggi con il capo di una delle maggiori aziende farmaceutiche del mondo, nel bel mezzo di una pandemia. Chissà cosa si saranno detti, vero? Forse parlavano del tempo, o forse no. Ma una cosa è certa: i sospetti su questo affare multimiliardario sono tanti, troppi.

Vaccinazione di massa: un consiglio volutamente ignorato

Ma cosa sarebbe successo se, invece di seguire la rotta tracciata da Bruxelles, avessimo ascoltato i veri scienziati? Quelli che sin dall’inizio avevano sconsigliato una vaccinazione di massa con prodotti sperimentali, in piena pandemia? Forse avremmo evitato questo colossale pasticcio. Ma no, troppo facile. Meglio seguire la strada del profitto, meglio lanciarsi in un’operazione senza precedenti, violando tutte le regole della prudenza scientifica. Del resto, chi se ne frega delle acquisizioni faticosamente ottenute negli ultimi due secoli?

Gli interessi in ballo: un’attrattiva irresistibile

È evidente che in questa vicenda gli interessi politici, economici e professionali (senza dimenticare quelli personali: ricordiamo che Heiko von der Leyen, il marito dell’attuale presidente della Commissione UE è il direttore medico di Orgenesis Inc., una società che collabora con Pfizer-Biontech ed è direttamente coinvolta nello sviluppo di terapie geniche, in particolare vaccini  a mRNA) erano troppi e troppo forti. Il potere esercita una forza di attrazione irresistibile, soprattutto su chi detiene responsabilità pubbliche. E così, tra un contratto secretato e l’altro, tra un messaggino con Bourla e una seduta in tribunale, ci ritroviamo con una Commissione europea che ha sacrificato la trasparenza sull’altare degli interessi. E Ursula von der Leyen, riconfermata per il rotto della cuffia, si ritrova ancora una volta al centro di una tempesta perfetta.

La difesa della Commissione: una farsa patetica

E poi, che dire della difesa della Commissione europea? Una farsa patetica. Secondo loro, l’oscuramento di alcuni aspetti dei contratti era necessario per “tutelare la privacy degli interessati ed evitare conflitti d’interesse”. Ma per favore! Quale privacy? Quali interessati? E soprattutto, quali conflitti d’interesse? I giudici della Corte di Giustizia non hanno avuto dubbi: la trasparenza è l’unico modo per vigilare efficacemente su veri o presunti conflitti d’interesse. Ma evidentemente, per Bruxelles, la trasparenza è un concetto misterioso, troppo difficile da comprendere.

Un futuro incerto

Adesso ci troviamo di fronte a un futuro incerto. La Commissione europea è stata condannata a pagare le spese legali e a rendere pubblici i contratti. Ma cosa succederà ora? Riusciremo a vedere finalmente la verità? O ci saranno nuovi tentativi di insabbiamento? Una cosa è certa: questa vicenda non finirà qui. I cittadini europei hanno il diritto di sapere cosa c’è scritto in quei contratti, di sapere quali responsabilità sono state assunte e quali tutele sono state previste. E soprattutto, hanno il diritto di sapere se la Commissione europea ha agito nell’interesse pubblico o se, molto più probabilmente, ha ceduto alle pressioni di Big Pharma.

La lezione da imparare

C’è una lezione da imparare da tutta questa storia. La trasparenza non è un optional, non è un gentile omaggio, non è una concessione magnanima da parte delle istituzioni. È un diritto fondamentale dei cittadini. E le istituzioni europee, a partire dalla Commissione, devono metterselo bene in testa. Devono ricordare che la fiducia dei cittadini si guadagna con la chiarezza e l’onestà, non con i segreti e le mezze (sic!) verità.

Un appello alla vigilanza

In conclusione, questa vicenda ci ricorda l’importanza di vigilare sempre sulle azioni delle istituzioni. Non possiamo permettere che interessi privati prevalgano su quelli pubblici. Non possiamo permettere che la trasparenza sia sacrificata sull’altare del profitto. E soprattutto, non possiamo permettere che chi ci rappresenta, in gran parte neppure democraticamente eletto, si nasconda dietro scuse patetiche per giustificare l’inaccettabile. Ursula von der Leyen e la sua Commissione-cricca hanno molto da spiegare. E noi cittadini, noi elettori, dobbiamo pretendere risposte. Perché la democrazia non è un gioco. E la trasparenza non è una scelta.

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Pubblicato inPandemia

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