Ah, la cartolina! Quella reliquia dei tempi in cui ogni viaggio doveva essere certificato con un rettangolo di cartoncino illustrato, su cui si condensava l’essenza di una vacanza intera in due righe striminzite, scritte con una biro azzurrina. E oggi? Oggi la cartolina è morta, sepolta sotto tonnellate di selfie e hashtag. Ma davvero non ce ne siamo accorti, o facciamo finta di niente?
Un tempo, spedire una cartolina era un rito. Si sceglieva con cura l’immagine più rappresentativa, si spremevano le meningi per trovare una frase che non fosse il solito “Saluti da…” e si faceva la fila in tabaccheria per acquistare quei maledetti francobolli che sembravano sempre più costosi. Poi, via, si infilava il tutto in una buca delle lettere e si sperava che, chissà, la cartolina arrivasse a destinazione prima del nostro rientro.
Oggi, invece, siamo tutti proiettati nel digitale, ma non quel digitale affascinante che ti permette di creare una cartolina virtuale con lo stesso calore di un tempo (ma chi ci crede davvero?). No, parliamo di quella smania compulsiva di condividere ogni istante su Instagram, Facebook, WhatsApp. E non si tratta più di un’immagine scelta con cura, ma di dieci, cento, mille scatti che immortalano ogni attimo del nostro soggiorno. Siamo diventati così efficienti nel mostrarci al mondo che ci siamo dimenticati di lasciare qualcosa all’immaginazione, di aspettare con ansia che il postino ci consegni quel pezzetto di cartone che sa di vacanze e di mare.
Certo, qualcuno potrebbe dire che la cartolina è semplicemente una vittima del progresso. E forse è vero. Chi ha il tempo oggi di cercare un tabacchino, comprare un francobollo, e scrivere due righe (non importa quanto insensate)? E poi, vogliamo mettere la comodità di una foto inviata via WhatsApp, con la possibilità di ricevere subito un cuore, un like, una faccina? Ma in questo progresso c’è anche un prezzo che stiamo pagando, e non parlo solo di quello economico. Che comunque c’è, visto che tra francobolli e tariffe postali la spedizione di una cartolina può costare come un caffè al centro di Milano.
La verità è che stiamo perdendo qualcosa di più prezioso: la lentezza, l’attesa, la possibilità di trasmettere un’emozione in un piccolo spazio. La cartolina era, ed è ancora, per quei pochi irriducibili che la spediscono, un modo per dire “ho pensato a te”. Non è solo un’immagine, è un pensiero, un gesto di affetto che sopravvive ai ritmi frenetici della nostra epoca. Perché, diciamocelo, non c’è emoticon che possa sostituire il piacere di ricevere una cartolina, magari con la scrittura un po’ sbilenca e con qualche errore di ortografia che fa sorridere.
Quindi, se proprio dobbiamo dirla tutta, più che progresso, questa è una regressione. Abbiamo perso la capacità di fare un piccolo sforzo per gli altri. E se non bastasse, ci stiamo privando di quei ricordi tangibili che, messi in una scatola, resistono al tempo e ai cambiamenti tecnologici. Chissà se un giorno, riscoprendo una vecchia cartolina tra le pagine di un libro, non torneremo a provare un po’ di nostalgia per quel mondo che, senza far rumore, stiamo lasciando andare.

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