L’estate è quel periodo dell’anno in cui finalmente possiamo staccare la spina e goderci un meritato riposo. Ma no, non quest’anno! Questa volta, l’estate ci ha riservato una sorpresa che non ha nulla a che fare con il relax: l’emergere degli “esperti di turismo ecologicamente corretto”. Sì, perché pare che adesso non basti più scegliere una destinazione e partire; no, ora abbiamo bisogno di un esercito di professionisti che ci dicano come, quando e soprattutto dove andare, tutto in nome della sostenibilità.
Prima di svenire dalla noia, facciamo un rapido excursus su queste nuove figure che hanno invaso il mondo del turismo come una mandria di elefanti verdi, pardon, sostenibili. Iniziamo con il “destination manager”, una nuova veste per l’antico mestiere dell’agente di viaggio. Non si tratta più solo di suggerire destinazioni, ma di farlo utilizzando l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata. Che meraviglia! Ora il nostro viaggio non è solo una questione di “dove vuoi andare?” ma di “con quale algoritmo vuoi essere guidato?”. Immagino già l’aggiornamento software del prossimo anno: “Ora con il 20% in più di ecologia e il 30% in meno di libertà di scelta!”
Non ci fermiamo qui, però. La vera chicca è l’“esperto di turismo sostenibile”. Questo luminare ci insegna a comportarci in modo civile mentre siamo in vacanza. Eh sì, perché fino a ieri, quando ci trovavamo in un paradiso tropicale, l’unica cosa a cui pensavamo era come devastare l’ambiente. Ma ora, fortunatamente, abbiamo qualcuno che ci dirà di non buttare rifiuti per terra e di non dare fuoco alla foresta. Geniale!
Ma aspetta, c’è di più. Entra in scena il “gestore di glamping”. Non sapete cos’è il glamping? Unite glamour e camping, e avrete una vacanza all’aperto che non ha nulla di spartano. La vera domanda è: c’è davvero qualcuno che ha bisogno di un gestore per questo? Evidentemente sì, perché ormai non siamo più in grado di accendere un fuoco senza una connessione Wi-Fi e un tutorial su YouTube.
E vogliamo parlare del “gestore di centri per workation”? In pratica, una vacanza in cui si lavora. E qui mi sorge spontanea una domanda: ma non era già abbastanza deprimente lavorare tutto l’anno? Ora dobbiamo farlo anche in vacanza, con il benestare di un esperto che ci assicura che la connessione internet funzioni alla perfezione. È davvero il massimo della tristezza: stare sdraiati su una spiaggia esotica mentre si risponde a email di lavoro. La nuova frontiera del masochismo.
E poi ci sono loro, le “guide esperienziali” e gli “agenti di turismo olfattivo”. Perché sì, la vacanza ormai non è più un’esperienza se non è guidata, e nemmeno il nostro naso è in grado di apprezzare un profumo senza l’intervento di un esperto. Dobbiamo essere presi per mano anche nell’annusare l’aria fresca di montagna, perché altrimenti rischiamo di perderci qualche sottile sfumatura di pino silvestre o di erba appena tagliata. Che pena!
In questo marasma di termini nuovi e sfavillanti, non posso fare a meno di notare quanto sia tutto incredibilmente vacuo. I titoli roboanti come “destination manager” e “esperto di turismo sostenibile” nascondono spesso attività che esistono da decenni, semplicemente rivisitate con un linguaggio più trendy e, ovviamente, ecologicamente corretto. Sembra che oggi non possiamo fare nulla senza la supervisione di un qualche “esperto” che ci dica come vivere, come mangiare, come viaggiare. Tutto in nome della sostenibilità, certo, ma è davvero di questo che si tratta?
Non fraintendetemi, non sono contrario all’idea di viaggiare in modo responsabile. Anzi, è fondamentale che ci prendiamo cura del nostro pianeta, ma quando la sostenibilità diventa un’etichetta per vendere vacanze, quando diventa un modo per creare falsi bisogni e nuovi mestieri inutili, allora abbiamo perso la bussola. C’è una sottile linea tra il desiderio legittimo di proteggere l’ambiente e l’opportunismo travestito da “green”. E quella linea è stata abbondantemente superata.
Le nuove tendenze del turismo 2024 sono un mix di belle parole e poca sostanza. Certo, ci dicono che il turismo sostenibile è in ascesa e che sempre più persone cercano esperienze che lascino un impatto positivo sull’ambiente. Ma quante di queste iniziative sono davvero sincere? Quante, invece, sono solo operazioni di greenwashing, dove si parla tanto di sostenibilità per nascondere la verità? Le certificazioni e i programmi di partnership “eco-friendly” abbondano, ma non sempre sono accompagnati da azioni concrete. E intanto, i turisti, nella loro buona fede, si ritrovano a pagare di più per un prodotto che è sostenibile solo sulla carta.
In conclusione, l’ultima idiozia del turismo “ecologicamente corretto” è proprio questa: far credere che ogni aspetto del viaggio debba essere supervisionato da un esperto, che ogni nostro passo debba essere guidato da qualcuno che sa meglio di noi come vivere. Il turismo dovrebbe essere libertà, scoperta, avventura. Invece, sta diventando un percorso ad ostacoli tra certificazioni, manager e guide olfattive. Se questo è il futuro del viaggio, preferisco restare a casa e godermi una passeggiata nel mio giardino, senza che nessuno mi dica come annusare i fiori.

Sii il primo a commentare