Vai al contenuto

Trump: l’uomo che ci ha riportati sulla Terra (mentre gli altri vagano ancora nello spazio)

Donald Trump, l’uomo che ha stravolto l’ordine, il decoro, e soprattutto i sonni tranquilli dei potenti. Già, perché a tanti fa comodo tenere la gente in un torpore confortante, dove chi ci governa ha sempre ragione, le idee dei potenti sono sacre, e il pensiero unico, con le sue false fattezze democratiche, è l’unica verità assoluta. Ma eccolo qui, Trump. È bastato che lui, con il suo broncio, i suoi tweet infiammati e il suo completo sgargiante, salisse sul palco per mettere in discussione questo ordine perfetto. E così, di colpo, siamo stati tutti riportati sulla Terra.

L’unisono del potere: un coro senza stonature

Ma voi ve lo ricordate quel coro unanime? Eh sì, perché, prima delle elezioni, c’era l’intero sistema mediatico, l’élite intellettuale, e il mondo dello spettacolo compatto, tutto schierato contro Trump. Giornali, televisioni, radio, e persino Hollywood, tutti a gridare in coro che Trump era un pericolo, un mostro. Che ne sarebbe stato dell’America se quest’uomo avesse messo piede alla Casa Bianca? E poi, sorpresa delle sorprese, il popolo sceglie lui. Sì, proprio lui! Uno schiaffo in faccia a quel potere che predica democrazia e pluralismo, ma che, di fronte alla possibilità di una scelta diversa, diventa tutto tranne che tollerante.

Trump è stato una specie di cartina di tornasole, che ha messo in luce il conformismo degli opinionisti, dei giornalisti, delle star e degli intellettuali da salotto. E diciamolo: Trump non era la scelta “comoda” o “corretta”. Era uno che l’establishment non voleva. Il popolo sì, però. La gente di tutti i giorni ha visto in lui un tipo che parlava senza filtri, senza paura. Non era un modello, ma forse non doveva esserlo. Era il riflesso brutale e grottesco della realtà.

L’ipocrisia della neutralità: meglio non schierarsi

Prendiamo il caso di Jeff Bezos, che ha detto che il suo Washington Post sarebbe rimasto “neutrale” durante le elezioni. Un tempo, la neutralità era un segno di onestà intellettuale, di rispetto per il dibattito democratico. Ma oggi, essere neutrali è diventato quasi un crimine. Neutralità? Ma come si permette questo miliardario, che ha il potere di orientare l’opinione pubblica, di rimanere neutrale? No, no, oggi la neutralità viene vista come una complicità con il male, perché non basta dire di non avere un’opinione; devi essere dalla parte “giusta”, dalla parte “buona”!

Ed è qui che capiamo quanto il sistema voglia mantenere il controllo. Perché permettere a qualcuno di schierarsi “fuori dal coro” quando il pensiero unico marcia compatto verso il progresso, verso l’inclusione, verso la tolleranza? Chi osa mettersi di traverso, chi esprime un’opinione diversa, è subito etichettato come il nemico del progresso. E cosa c’è di più inquietante di una democrazia che non tollera il dissenso? Ah, ma loro ci dicono che è per il bene comune, per la giustizia, per la società!

Un’oligarchia che non capisce il popolo

Ma davvero si può credere che nessuno “lì sopra” capisca cosa succede “qui sotto”? Si può davvero pensare che il popolo sia sempre nel torto, mentre chi detiene il potere è sempre nel giusto? Ma riuscite a credere che questi soloni, questi opinionisti da strapazzo, non riescano a vedere la realtà? Guardano il mondo da una finestra di cristallo, dall’alto delle loro torri d’avorio, e da lì ci dicono cosa è giusto e cosa è sbagliato, come se loro avessero il dono della verità. E poi, puntualmente, la realtà li smentisce.

Questi signori delle élite sono i primi a parlare di “verità”, ma sembrano sempre più distanti dal vero. Guardano la gente con sospetto, con un misto di pietà e disprezzo, come se fossero un popolo di cavernicoli. Non capiscono il malcontento, non capiscono la rabbia, non capiscono la paura di chi si vede abbandonato, tradito, ignorato. E Trump, per quanto possa sembrare strano, è stato l’unico ad ascoltarli, l’unico a dar loro voce. E per questo motivo è diventato un nemico, non perché fosse realmente una minaccia, ma perché era fuori dal coro.

Fake news? No, falsa realtà!

E poi parlano di “fake news”. Ci accusano di vivere in un mondo di post-verità, di credere a tutto ciò che ci viene raccontato sui social. Ma forse non si rendono conto che le vere “fake news” sono quelle che loro stessi ci propinano ogni giorno, quando ci raccontano una realtà distorta, una realtà che non esiste. La vera “fake news” è l’idea che il popolo sia sempre dalla parte sbagliata e loro dalla parte giusta. Non è forse una “fake news” raccontare che chi vota Trump è un ignorante, un razzista, un xenofobo? Non è una “fake news” ignorare la rabbia, la frustrazione, il dolore di chi sente di non avere più voce?

La bolla della cultura dominante

Questa élite vive in una bolla, una bolla di falsità, una bolla che si alimenta di ideologia e di conformismo. È una bolla così ispessita dal livore ideologico che non permette a nessuno di vedere cosa accade fuori. Ed è una bolla che non riguarda solo Trump. È una bolla che riguarda ogni aspetto della nostra società. È una bolla che ci racconta che la cultura dominante è inclusiva, accogliente, tollerante. Ma la realtà è diversa: è una cultura che non tollera il dissenso, che emargina chi non si allinea, che esclude chi non si piega. È una cultura che parla di libertà, ma che al tempo stesso cerca di imporre una sola visione del mondo.

E allora, con che faccia, dopo questa ennesima smentita da parte della realtà, tornano a presentarsi in video, con i loro sorrisi di plastica, i loro abiti perfetti, e le loro parole vuote? Con che credibilità si ripresentano, dopo aver fallito ancora una volta nel capire cosa pensa, cosa sente, cosa vuole il popolo? Non hanno imparato niente, non hanno capito niente, eppure continuano a dirci come dovremmo vivere, come dovremmo pensare, come dovremmo votare.

Risvegliarsi alla realtà

Non si tratta di essere “trumpiani” o “anti-trumpiani”. Si tratta di guardare la realtà, di uscire dalla bolla, di svegliarsi. Perché il mondo non è bianco o nero, il mondo è fatto di colori, di sfumature, di complessità. E Trump, con tutti i suoi difetti, ha avuto il merito di risvegliare la realtà, di scuotere la gente, di fare vedere il mondo da una prospettiva diversa. Non è il salvatore, non è l’eroe, ma è stato un segnale di allarme, un campanello che ha suonato forte e chiaro per tutti. Ha ricordato a ognuno di noi che la verità non è sempre quella che ci viene raccontata.

Apriamo le finestre

Quindi, svegliamoci, apriamo le finestre, respiriamo un po’ d’aria fresca. E magari chiediamoci, senza paura, se è possibile avere un mondo in cui il pensiero unico non sia l’unica strada, in cui le voci diverse non siano messe a tacere. Un mondo in cui anche il dissenso abbia spazio, perché la vera democrazia, quella reale, è fatta di pluralismo, di discussione, di confronto. Ed è fatta di libertà, la libertà di pensare diversamente, di essere liberi anche di dire che Trump, forse, non era il mostro che ci avevano raccontato.

Insomma, l’ora di svegliarsi è arrivata.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inPolitica

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com