È una notizia che lascia sgomenti e increduli: a Bologna, nel cuore di una parrocchia, si è consumato un attacco sconcertante ai valori che costituiscono le fondamenta stesse della nostra società, della nostra fede, della nostra identità. Durante un incontro nel salone polivalente della parrocchia del Corpus Domini, suor Teresa Forcades ha presentato il suo libro “Siamo tutti diversi” e, con dichiarazioni e tesi provocatorie, ha messo in discussione quella che è, per molti, la verità naturale, spirituale e antropologica sull’essere umano, sulla sessualità e sull’identità di genere.
Per quale motivo ci ritroviamo oggi a parlare di concetti assurdi come “Dio queer” o “sessualità come un nastro di Moebius”? Come possiamo accettare che in un luogo sacro si propongano teorie che sminuiscono la differenza tra uomo e donna, riducendola a un semplice “costrutto sociale”? Questa vicenda non può che suscitare indignazione e rabbia.
Le affermazioni scandalose di suor Teresa
Le dichiarazioni di suor Teresa Forcades (benedettina nel monastero di Monserrat in Catalogna, monaca di clausura ancorché conferenziera, femminista, ben nota per le sue posizioni perlomeno “eccentriche”), hanno scosso profondamente non solo i fedeli, ma tutti coloro che credono in un’idea di società radicata nella natura, nella ragione e nella fede. Tra le sue parole, emerge l’affermazione che Dio, Maria e alcuni santi possano essere considerati “queer”, un termine che, nel suo uso moderno, indica una non conformità rispetto ai tradizionali ruoli di genere e orientamenti sessuali. Non solo: Forcades ha descritto la sessualità come un “nastro di Moebius”, priva di un netto binarismo, affermando che l’identità trans e non binaria implichi la necessità di transizioni fisiche per rimediare a un “errore” del corpo.
Cosa significa tutto questo? Vuol dire semplicemente negare quella differenza essenziale, naturale, complementare, tra uomo e donna che è alla base non solo della religione cristiana, ma della nostra stessa società, della nostra biologia e della nostra cultura.
Un attacco alla verità naturale
In questi anni abbiamo visto ogni tipo di attacco ai valori fondanti della nostra cultura, ma mai ci saremmo aspettati che la stessa Chiesa potesse prestarsi a ospitare un evento – per di più organizzato dal Centro gesuita Villa San Giuseppe con il supporto degli scout Agesci di Bologna – in cui vengono propugnate teorie che confondono e annacquano verità tanto elementari quanto inconfutabili. L’uomo e la donna sono diversi, e questa diversità non è una mera costruzione sociale, ma un dato di fatto naturale, biologico, antropologico e, per chi ha fede, divino.
L’affermazione che “Dio non genera” è già di per sé un concetto altamente problematico, ma non ci fermiamo qui: suor Teresa ha dichiarato addirittura che il matrimonio tra persone dello stesso sesso dovrebbe essere reso sacramento. Non solo accettato civilmente, ma anche riconosciuto come sacramento, un’unione spirituale che, secondo la tradizione cristiana, è indissolubile e basata sulla complementarità tra uomo e donna.
Come può la Chiesa, in questo momento storico, chiudere un occhio su tali dichiarazioni? Come può il clero permettere che queste idee facciano breccia nei luoghi di culto, seminando confusione e disorientamento tra i fedeli? Si sta cercando di relativizzare tutto, di annullare le differenze naturali in nome di una presunta inclusione che, di fatto, si trasforma in una demolizione sistematica dei valori fondamentali.
I danni alla fede e alla società
Di fronte a queste teorie, emerge un pericolo evidente: quello di una Chiesa che si rende complice di un’agenda ideologica, perdendo il contatto con le sue radici, con la sua missione e con la verità che è chiamata a custodire. Quello che Forcades propone non è un semplice invito alla riflessione; è una provocazione che mette in discussione il concetto stesso di fede, verità e ragione.
Chiunque viva in una comunità di fede comprende che la Chiesa non può essere semplicemente un luogo di dibattito culturale: è un faro, una guida, un’ancora di salvezza. Per questo motivo, quanto accaduto non può che suscitare sconcerto e indignazione tra i fedeli e i cittadini. In una società già frammentata, priva di riferimenti solidi, che messaggio si manda ai giovani, alle famiglie, a coloro che cercano una guida spirituale? È come dire: “Non esiste una verità, tutto è relativo. Puoi essere quello che vuoi, a prescindere dalla tua natura e dalla tua essenza”.
Chiediamo chiarezza e fermezza al cardinale Zuppi
Questa vicenda deve spingere il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a prendere una posizione chiara e ferma. Non possiamo permettere che simili concetti si diffondano indisturbati nei luoghi di culto. È necessario che le gerarchie ecclesiastiche ribadiscano l’insegnamento tradizionale della Chiesa, che non è altro che la proclamazione della verità naturale e divina sull’uomo e la donna.
Ci auguriamo che il cardinale Zuppi comprenda la gravità di quanto accaduto e prenda le distanze da queste teorie, ricordando a tutti che la cura pastorale per le persone è un dovere della Chiesa, ma non può giungere al punto di negare verità di natura, di ragione e di fede. A Bologna, come altrove, il messaggio della Chiesa deve rimanere ancorato alla verità e alla realtà. Non c’è spazio per il relativismo e per la confusione.
Il rischio di una deriva ideologica
La Chiesa è stata da sempre la custode della verità, e ora più che mai c’è bisogno di una presa di posizione forte contro queste derive ideologiche che mirano a scardinare i valori fondamentali. Aprire le porte a teorie come quelle esposte da Forcades significa, in fondo, rinunciare alla propria missione di annuncio della verità e di guida spirituale. Se la Chiesa si perde in queste teorie, a chi potranno guardare i fedeli? Chi li guiderà nella vita spirituale e morale?

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