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L’ultima pagliacciata di Joe Biden: la grazia al figlio Hunter

E alla fine ci siamo arrivati. Joe Biden, il presidente che si era presentato come il paladino della trasparenza e dell’integrità, ha scelto di togliere il disturbo lasciando la Casa Bianca con un colpo di scena che nemmeno un dramma hollywoodiano avrebbe osato immaginare. Graziare il figlio Hunter Biden. Sì, avete letto bene: il capo del “mondo libero” ha deciso che il suo rampollo, inseguito da guai giudiziari di ogni genere, non vedrà mai l’interno di una cella. Perché? Perché, in fondo, anche in America, i figli… “so’ piezz’ ‘e core”.

Facciamo un passo indietro. Biden aveva solennemente giurato che non avrebbe mai, e ripeto mai, usato i poteri presidenziali per proteggere la sua famiglia. “La legge è uguale per tutti”, proclamava. E invece eccoci qui, con una grazia che copre non solo i reati già accertati – evasione fiscale e acquisto illegale di armi – ma addirittura eventuali crimini futuri fino al 1° dicembre 2024. Praticamente un’assicurazione sulla vita giudiziaria di Hunter. Che magnanimità, signor Presidente!

E come giustifica questa scelta scellerata? Biden senior accusa i repubblicani di aver strumentalizzato il caso per colpirlo politicamente. Ah, la vecchia scusa della persecuzione politica! Certo, perché quando tuo figlio si dichiara colpevole di crimini federali, non è colpa sua, ma di un complotto ordito da malvagi oppositori. Una narrazione che fa acqua da tutte le parti, ma che evidentemente è stata ritenuta sufficiente per i suoi sostenitori.

Ma attenzione, la questione non è solo morale, è anche politica. Come ha sottolineato il governatore democratico del Colorado, Jared Polis, il Presidente dovrebbe essere il pater familias della nazione, non della propria famiglia. Con questa decisione, Biden non ha solo compromesso la sua credibilità, ma ha creato un precedente pericolosissimo. Quale futuro ci attende quando il leader del paese può abusare del potere presidenziale per salvare i suoi cari?

E poi c’è Trump, che come sempre non perde l’occasione per sparare a zero: “La grazia concessa a Hunter include anche gli ostaggi del 6 gennaio?”, chiede ironico. Una provocazione tagliente, ma con un fondo di verità. Perché Hunter sì e i manifestanti no? Se si gioca la carta della giustizia selettiva, allora vale tutto.

E da noi? Il silenzio della sinistra è assordante. Nessuna indignazione, nessun commento. Perché in fondo, quando a sbagliare è “uno dei nostri”, tutto diventa giustificabile. Se fosse stato Trump a graziare un familiare, avremmo visto pagine e pagine di editoriali indignati. Ma questa è un’altra storia.

Joe Biden si congeda dalla presidenza con una mossa che grida arroganza e ipocrisia. Una decisione che danneggia non solo la sua reputazione, ma anche la fiducia degli americani nelle istituzioni. Perché la legge non è più uguale per tutti: per i figli dei potenti, a quanto pare, c’è sempre un’uscita di sicurezza.

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Pubblicato inPolitica

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