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Basilicata: …come terra arida, senz’acqua…

Ho scelto come titolo una frase del Salmo 62“… come terra deserta, arida, senz’acqua…”. Ma qui non si tratta di poesia sacra, bensì di cronaca lucana. Qui siamo in Basilicata, dove l’acqua si trasforma in leggenda, come un miraggio nel deserto che ti sfiora ma non puoi mai afferrare.

Un ritorno al passato… ma senza nostalgia

Da oltre un mese, Potenza e altri 28 comuni vivono in una sorta di coprifuoco idrico. Dalle 7 alle 18 i rubinetti balbettano un po’ d’acqua, poi il nulla. E quando cala il sole, non è più tempo di Netflix o relax, ma di bacinelle, taniche e bottiglie da 5 litri. Altro che modernità, qui si cucina e si lava come se fossimo tornati agli anni ’50… ma senza il romanticismo del boom economico. Una situazione che mette in ginocchio anche le attività produttive: bar e ristoranti chiusi a cena o armati di piccoli serbatoi per salvare la faccia. Perché si sa, in Italia il dramma non basta mai, ci vuole la farsa.

Le falle del sistema… letteralmente

Ma che succede davvero in questa terra? La verità è che non piove, sì, ma qui il problema è ben altro: è il sistema idrico che fa acqua da tutte le parti. Non è un modo di dire, è letterale. Il 65,5% dell’acqua lucana si perde nelle tubature, roba che neanche il Titanic è affondato così velocemente. A Potenza, il capoluogo, siamo al 71%. Significa che per ogni 10 litri d’acqua che si immettono nella rete, 7 si trasformano in cascate estemporanee. E mentre i cittadini riempiono le taniche, video sui social immortalano tubature che sprizzano acqua come fontane. Oltre al danno, la beffa.

Eppure, la Basilicata è terra di risorse idriche immense. I suoi bacini idrici servono 5 milioni di persone tra Puglia e Calabria. Ma per i lucani niente. Loro si devono accontentare delle briciole, o meglio, dei fanghi. Già, perché la diga della Camastra, il principale serbatoio della zona, è un capolavoro di burocrazia all’italiana: in funzione dal 1964 e mai collaudata. Mai. Funziona in “esercizio sperimentale”. Avete presente quelle scritte sulle confezioni dei farmaci tipo “usare con cautela”? Ecco, qui vale per un’intera diga.

La Camastra: tra fanghi, norme e assurdità

Negli anni, la Camastra ha accumulato fanghi che hanno ostruito gran parte del bacino. Poi nel 2019 è arrivato un aggiornamento normativo che, per motivi di sicurezza, ha imposto di abbassare ulteriormente il livello dell’acqua di 7 metri. Risultato: oggi la diga non serve praticamente a niente. E per compensare questa mancanza, si attinge dal Basento, un fiume che non gode esattamente di una fama cristallina. Anche se le autorità assicurano che l’acqua è trattata e sicura, i cittadini non si fidano. Così nascono comitati, proteste, e quel senso di abbandono che si respira ovunque in questa terra.

Il paradosso lucano: ricchezza per gli altri, povertà per sé

La Basilicata è lo specchio perfetto dell’assurdità italiana. Una regione ricca di risorse, capace di dare acqua a milioni di persone fuori dai suoi confini, ma incapace di servire i suoi stessi cittadini. Un luogo dove si perde più acqua di quanta se ne utilizzi, e dove le soluzioni si trovano sempre troppo tardi e mai del tutto.

Cristo si è fermato ad Eboli, diceva Carlo Levi. Ma forse avrebbe dovuto proseguire un po’ più a sud, per vedere che qui, in Basilicata, non si fermano solo i treni, ma anche l’acqua. E mentre i lucani si arrangiano con taniche e bacinelle, il resto del Paese resta a guardare, troppo occupato a discutere di bonus e supercazzole per accorgersi di una terra che sembra condannata alla sete eterna.

Ah, ma è un problema di manutenzione, dicono. Certo, come no. Intanto i rubinetti restano asciutti e la Basilicata continua a morire di sete. “Come terra arida, senz’acqua”. E anche senza rispetto.

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