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Un grido di speranza contro la cultura dello scarto

Cari lettori, oggi, come ogni prima domenica di febbraio da ormai 47 anni, celebriamo la “Giornata nazionale per la vita”. Ebbene sì, una giornata per ricordare un valore che, troppo spesso, viene calpestato, ignorato, messo da parte come se fosse un fastidio, un ingombro, un peso. E invece la vita è il più grande dono che esista! Ma oggi c’è chi vorrebbe trasformarla in un optional, in una questione di convenienza, in un diritto di eliminazione.

I numeri di una strage silenziosa

E allora partiamo dai numeri, perché i numeri non mentono. Dal 1978 al 2022, in Italia si sono registrati quasi sei milioni di aborti. Avete capito bene: sei milioni di vite spezzate prima ancora di vedere la luce, sei milioni di cuori che non hanno potuto battere fuori dal grembo materno. E per cosa? Perché qualcuno ha deciso che la loro esistenza fosse di troppo, scomoda, non programmata. Un genocidio silenzioso, reso possibile dalla legge 194 del 1978, che di “tutela della maternità” ha solo il titolo, perché nella realtà ha aperto la strada alla soppressione di esseri umani indifesi.

E attenzione, non ci raccontino la favola della “diminuzione degli aborti”! Perché la verità è che il calo non è dovuto a un ripensamento collettivo, ma semplicemente alla diminuzione della popolazione femminile in età fertile. Anzi, nel 2022 gli aborti sono tornati ad aumentare: 65.661 interruzioni volontarie di gravidanza, con un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente. E per la prima volta la “pratica farmacologica” ha superato quella chirurgica: traduzione? L’aborto è diventato ancora più “facile”, ancora più a portata di mano, ancora più banale. Un clic, una pillola, e via: problema risolto. O almeno così vogliono farci credere.

L’attacco dell’Europa e il rischio di un futuro senza figli

E mentre in Italia ci si accorge che le culle sono sempre più vuote, che il tasso di natalità è ai minimi storici, che il futuro del nostro Paese è a rischio, cosa fanno i paladini del “progresso”? Chiedono di inserire il “diritto di aborto” nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea!

Sì, avete letto bene. Dopo che la Francia di Macron ha addirittura inserito questo presunto “diritto” nella sua Costituzione, adesso anche l’Europarlamento vuole trasformare l’aborto in un “diritto umano”. Ma vi rendete conto? Dichiarare “diritto umano” la soppressione di una vita umana: ecco l’assurdo paradosso di una società che non riconosce più il valore della vita, ma solo quello della comodità.

La cultura della vita, l’unica speranza per il futuro

Ma c’è ancora speranza. Ci sono ancora persone e associazioni che combattono per la vita. I Centri di aiuto alla vita, nati nel 1975, hanno permesso la nascita di oltre 280 mila bambini in questi anni: vite che altrimenti sarebbero state spezzate. La CEI, nel messaggio per questa Giornata della Vita, lancia un appello forte e chiaro: serve un’alleanza per la vita, per la famiglia, per la maternità. Servono politiche che aiutino le donne a scegliere la vita, invece di spingerle verso la scorciatoia dell’aborto.

E no dice anche Papa Francesco, che non smette di ricordare che “la tutela della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, interpella la coscienza di tutti, in particolare di quei parlamentari che si dichiarano cristiani”.

L’Italia oggi ha più animali domestici che bambini, e questo non è un segnale di progresso, ma un sintomo di un vuoto esistenziale che rischia di inghiottire la nostra società. Dobbiamo riscoprire la bellezza della vita, della famiglia, della maternità. Perché senza bambini non c’è futuro, senza vita non c’è speranza. E oggi, in questa Giornata per la Vita, dobbiamo gridarlo forte: scegliere la vita è l’unica vera rivoluzione!

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Pubblicato inReligione

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