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Morte a comando: quando il progresso diventa un passo indietro

E alla fine, eccoci qui. La Toscana ha deciso di fare un passo avanti, anzi no, un salto nel vuoto. Il Consiglio regionale ha approvato la legge sul suicidio assistito, perché in questo mondo sempre più moderno, sempre più progressista, sempre più illuminato, si sa: la soluzione più semplice è sempre la migliore. Hai dolore? Ti senti inutile? Tranquillo, lo Stato non ti abbandona. Ti aiuta. A morire.

Si chiama diritto, lo chiamano libertà, lo chiamano progresso. La chiamano civiltà. Ma se questa è la civiltà, meglio restare un po’ primitivi e lasciar decidere al buon Dio.

Un mondo alla rovescia

Nel frattempo, tutto il resto resta invariato. Ci sono malati lasciati senza cure palliative, famiglie sole nel dolore, strutture che mancano e assistenza che scarseggia. Ma non preoccupatevi: al posto di investire nella dignità della vita, investiamo nella facilità della morte. Perché il progresso, ormai, non è più trovare soluzioni, ma eliminarle direttamente.

Negli ultimi decenni abbiamo visto sdoganare tutto: il diritto ad abortire senza più dover nemmeno spiegare il perché, il diritto a essere qualsiasi cosa ci si senta di essere, il diritto a comprarsi un figlio, il diritto a stravolgere il proprio corpo. E ora? Ora il diritto a morire, perché pare che, di questi tempi, la vita non sia più un dono, ma un’opzione da accettare o rifiutare, a seconda dell’umore o delle circostanze.

Ma se c’è il diritto di morire, chi ci assicura che presto non si parlerà del diritto di uccidere? Perché a quel punto il confine diventa sottile, sottilissimo. Perché la pietà, quando diventa prassi, può diventare un’arma.

L’ultima (e più semplice) soluzione

Nessuno vuole minimizzare il dolore di chi soffre. Nessuno vuole ignorare la disperazione di chi si sente un peso. Ma è proprio questo il punto: perché uno dovrebbe sentirsi un peso? La vera domanda è questa. Perché si sta lasciando sola la gente nel momento più duro della vita? Perché l’unica risposta dello Stato diventa la soluzione più drastica?

Ma la parola chiave del nostro tempo è “utile”. Bisogna essere produttivi, performanti, attivi. Bisogna funzionare. E se non funzioni più? Be’, grazie per aver partecipato. La medicina, da scienza della cura, diventa strumento di selezione naturale. O di eliminazione sociale.

E mentre in Toscana si approva una legge che ha il sapore amaro della resa, a Sanremo Simone Cristicchi canta e commuove con la sua canzone. Perché? Perché racconta una verità che si cerca di nascondere sotto il tappeto: l’amore esiste, la tenerezza esiste, l’assistenza esiste. Si può stare accanto a chi soffre, si può imparare ad amare chi è fragile, si può dare un senso a ogni attimo. Non si deve per forza spegnere tutto, chiudere il sipario e dichiarare finita la partita.

Ma forse, oggi, questo non fa più notizia. Oggi fa notizia solo chi si congeda, chi se ne va, chi sceglie di dire basta. Fa notizia chi sceglie di arrendersi, perché sembra la scelta più moderna, la più coraggiosa, la più “evoluta”. E invece no. È la più triste. Ed è una sconfitta per tutti.

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Pubblicato inReligione

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