Avete mai sentito parlare della meritocrazia? Quella roba mitologica che nei paesi civili premia chi studia, si impegna e lavora sodo? Ecco, in Italia è un po’ come il mostro di Loch Ness: tutti ne parlano, ma nessuno l’ha mai visto davvero. E a confermarlo c’è l’ultimo, sconfortante, impietoso, tragicomico rapporto “Meritometro 2024”. Udite udite: su 12 paesi europei analizzati, l’Italia è ultima. Ultimissima. Peggio di tutti. E non di poco: un misero 27%, contro il 66% della Finlandia.
Ma non disperate, compatrioti! Un barlume di speranza c’è: siamo migliorati di ben 0,66 punti rispetto all’anno precedente. Un progresso che, a questo ritmo, ci permetterà di raggiungere la Finlandia… fra circa un secolo. Forse.
Il Belpaese delle raccomandazioni
Il problema? Sempre lo stesso: in Italia, più che il merito, conta il cognome. Conta il papà importante, l’amico giusto, la stretta di mano sotto il tavolo. E così l’ascensore sociale resta bloccato al piano terra, con i talenti costretti a scappare all’estero mentre qui si fanno carriera cugini, nipoti e amici di amici.
Del resto, se i maggiori deficit del nostro sistema sono “libertà”, “regole”, “trasparenza” e “attrattività per i talenti”, non è difficile capire il perché siamo il fanalino di coda d’Europa. Abbiamo più leggi di qualunque altro paese, ma tanto non le rispetta nessuno. Abbiamo regole a non finire, ma si applicano solo ai poveri disgraziati. Abbiamo aziende che cercano i “migliori”, ma poi assumono i “parenti”.
Giovani in fuga, Italia in rovina
Risultato? Dal 2011 al 2023, oltre mezzo milione di giovani italiani se ne sono andati all’estero. Via, scappati, emigrati, come i nostri nonni con la valigia di cartone. Solo che oggi non partono per raccogliere pomodori, ma per diventare medici, ingegneri, scienziati. Un’emorragia di cervelli che ci è costata già 134 miliardi di euro. Sì, miliardi, avete letto bene. E mentre i migliori se ne vanno, qui restano le solite facce, a perpetuare un sistema che premia la fedeltà e non la competenza.
Soluzioni? Ci sarebbero ma…
Eppure, le ricette per cambiare rotta sono note a tutti: meno burocrazia, più trasparenza, meno nepotismo, più meritocrazia. Peccato che ogni volta che si prova a cambiare qualcosa, spuntino fuori i soliti noti a gridare allo scandalo. “Eh ma così si licenziano i lavoratori storici!”, “Eh ma i concorsi sono ingiusti se non posso truccarli!”, “Eh ma la stabilità è più importante dell’efficienza!”.
Risultato? Un paese fermo, immobile, dove chi ha talento fugge, chi resta si rassegna, e chi comanda continua a spartirsi la torta. E la meritocrazia? Quella resta un bel concetto da convegno, un argomento da salotto, un hashtag sui social. Perché tanto, si sa: in Italia, se hai talento ma non conosci nessuno, al massimo puoi farti un selfie con la valigia in mano. Destinazione: un paese dove il merito conta davvero.
E poi dicono che i giovani non hanno voglia di fare sacrifici…

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