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Sacrilegio arcobaleno all’università gesuita

Il 18 giugno 2025 l’Università Alberto Hurtado, unico ateneo gesuita del Cile, ha inaugurato nel cortile del suo campus la prima “Preghiera dell’Orgoglio”, un evento che ha sorpreso per il forte carattere simbolico e mediatico. Fra videocamere e stendardi colorati, la nuova bandiera LGBTQ+ – arricchita dai colori dedicati alle etnie, alle persone transgender e all’intersessualità – è stata solennemente benedetta, mentre al microfono veniva lanciato l’invito a unirsi alla parata del Gay Pride. Tale iniziativa, promossa dalla Direzione di Genere, Diversità ed Equità, non rappresenta un episodio isolato, ma il momento più visibile di una vera e propria «Settimana del Pride» organizzata dall’ateneo, trasformando un’istituzione cattolica in un palcoscenico di rivendicazioni identitarie.

Un gesto in contrasto con la tradizione cattolica

Nel calendario liturgico, il mese di giugno è da sempre consacrato al Sacro Cuore di Gesù, richiamando i fedeli alla penitenza, alla carità e al raccoglimento contemplativo. Con la Preghiera dell’Orgoglio, però, l’Università Alberto Hurtado ha scelto di mettere in secondo piano questa devozione, sostituendola con un rito che unisce linguaggio religioso e retorica politica. La presenza del sacerdote Rodrigo García, che ha indossato la stola multicolore come segno di adesione al Pride, ha ridefinito i confini del sacro, equiparando la liturgia cristiana ai valori di un movimento civile. Questo rovesciamento non arricchisce la fede ma la svuota di senso, riducendo l’altare a un palcoscenico per bandiere e slogan.

Operazione di comunicazione a pieno titolo

L’ateneo non si è limitato a un semplice avviso interno: ha messo in campo una vera e propria regia mediatica, realizzando un video istituzionale di grande impatto, condiviso sui social e sulle newsletter accademiche. L’intento era chiaro: garantire massima visibilità all’evento e rafforzarne il valore simbolico, tanto da invitare esplicitamente studenti, personale e docenti a un coinvolgimento collettivo. Tuttavia, la presenza di poche decine di partecipanti suggerisce che l’eco mediatico abbia ampiamente superato il grado di adesione spontanea della comunità universitaria, rivelando una discrepanza tra la portata comunicativa e il consenso reale all’iniziativa.

Deriva ideologica e perdita di identità

L’Ateneo rivendica un approccio pluralista e inclusivo, ma trasformare la sacralità liturgica in una piattaforma per ogni istanza politica implica un azzeramento delle gerarchie di valore: ogni causa sembra infatti meritevole di benedizione. Questa scelta stride con il magistero gesuita, che già nella ventitreesima Congregazione Generale esortava a “promuovere e propagare la devozione al Cuore divinissimo di Gesù”. Invece di mantenersi fedele alla ricerca della verità e alla salvezza delle anime, l’università si è fatta paladina di un’agenda identitaria che rischia di primare su ogni altra finalità formativa, indebolendo la coerenza intellettuale e spirituale di un’istituzione fondata sul carisma ignaziano.

Verso una religione “su misura” delle mode sociali?

La tentazione di replicare il modello “Preghiera del…” per celebrare qualsiasi mobilitazione rischia di trasformare la liturgia in uno strumento di marketing sociale, con messe dedicate a ogni causa dall’ambientalismo alla body positivity. Quando il rito si piega alle esigenze di campagna di opinione, la sacralità viene svilita e i fedeli rischiano di sentirsi offesi da celebrazioni confezionate sulle mode del momento. In questo modo, la liturgia smette di essere un luogo di incontro con il divino e si riduce a una vetrina di ideologie, perdendo la sua funzione originaria di nutrimento spirituale.

Tradimento della spiritualità gesuita

La “Preghiera dell’Orgoglio” dell’Università Alberto Hurtado non rappresenta un segno di autentico progresso, bensì un tradimento della lunga tradizione spirituale gesuita. Al posto di guidare gli studenti verso una formazione integrale, basata sulla ricerca critica e sul dialogo tra fede e ragione, l’ateneo ha privilegiato la celebrazione di bandiere e proclami identitari. È urgente un ritorno al cuore pulsante della missione gesuita: la gloria di Dio, la devozione al Sacro Cuore e la cura delle anime, piuttosto che l’uso della fede come megafono per campagne di opinione.

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Pubblicato inReligione

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