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NATO: la corte dei vassalli

Il vertice NATO dell’Aia del 25 giugno 2025 era annunciato come un momento cruciale per ridisegnare la sicurezza euro-atlantica, ma ha finito per mettere in luce la profonda involuzione dell’Alleanza. Invece, si è consumato in meno di 24 ore, un’impresa degna più di un blitz commerciale che di un summit di sicurezza collettiva. In appena un giorno, i capi di Stato e di Governo hanno partorito una serie di impegni che paiono più miraggi propagandistici che soluzioni concrete per proteggere l’Europa.

Il miraggio del 5% del PIL

Nel cuore dei discorsi c’è stato il diktat di Donald Trump: portare la spesa complessiva per la “difesa” al 5% del PIL entro il 2035. È una promessa che non tiene conto di bilanci, congiunture e priorità sociali. Fino a oggi, nessuno dei 32 membri ha mai sfiorato quella soglia – neanche la Polonia, ferma al 4,7% – e la Spagna ha già annunciato di non sentirsi vincolata a un simile obiettivo. La scelta di dividere il 5% in 3,5% per gli armamenti tradizionali e 1,5% per la nebulosa “sicurezza civile” (dalla cybersicurezza alla protezione delle reti) serve solo a gonfiare i conti e a dare un alibi a chi vuole sventolare cifre pompose.

Un patto di vassalli anziché di alleati

Ciò che un tempo fu un patto di mutua difesa tra popoli liberi è diventato una congrega di vassalli pronti a inchinarsi al “grande fratello” a stelle e strisce. La celebre lettera di Mark Rutte a Trump, elogiata come fosse una vittoria romana, è finita sui social del presidente USA come trofeo di umiltà europea. Nel frattempo, gli Stati Uniti staccano tutti: nel 2024 hanno speso 997 miliardi di dollari, pari al 66 % del totale NATO, lasciando agli altri 31 Paesi la briciola dei restanti 514 miliardi.

Il presupposto fallace

L’intero impianto strategico poggia sulla paura di un confronto diretto con Mosca, eppure il comunicato finale evita perfino di citare la “guerra in Ucraina”, parlando soltanto di “minaccia a lungo termine” della Russia. Sembra più il copione di un horror geopolitico che i lavori di un summit sulla difesa: l’illusione pericolosa che aumentare i bilanci militari basti a riequilibrare situazioni che si decidono sui campi, non dietro un comunicato stampa..

L’umiliazione diplomatica

I funzionari NATO hanno confezionato un summit rapidissimo solo per tenere buono un presidente americano incline ad alzarsi dal tavolo. L’episodio più grottesco è stato il messaggio servile di Rutte, rilanciato da Trump, che definiva “tua vittoria” l’imposizione europea del 5%. Quando poi hanno chiesto a Trump se l’Articolo 5 – la sacra alleanza di mutua difesa – fosse per lui vincolante, la risposta è stata un gelido “dipende dalla tua definizione”. Umiliazione allo stato puro.

L’Ucraina scivolata fuori dall’agenda

Di fronte a uno scontro tutt’altro che risolto, Kiev è scomparsa dall’orizzonte NATO. L’adesione tanto sbandierata nei vertici precedenti è stata archiviata, relegata a un impegno generico di “sostegno sovrano”. In soldoni, la questione ucraina è tornata a essere un miraggio a lungo termine, non un obiettivo praticabile.

Fantasie di guerra su due fronti

Per mascherare le falle sul dossier europeo, Rutte ha dipinto scenari apocalittici in cui Cina e Russia agirebbero in tandem, tenendo “l’Europa impegnata” mentre gli USA guardano al Pacifico. Una narrazione da romanzo di fantascienza che estende la NATO fino a Taiwan, ignorando la complessità reale del commercio e della diplomazia.

Il vero vincitore: l’industria bellica

Se qualcuno del vertice può brindare, è proprio l’industria della Difesa. L’obiettivo di eliminare le barriere commerciali e di sfruttare le partnership industriali spalanca le porte a centinaia di miliardi di euro di nuovi contratti, a vantaggio di un maxi‐cartello transatlantico che trasforma la sicurezza in un gigantesco affare.

La sfida della rinascita

In un mondo in cui i popoli si guardano alle spalle, la NATO del 2025 rischia di restare la corte di servi al servizio del primo imperatore che bussi alle porte di Bruxelles. Se vogliamo tornare a essere attori sovrani, non schiavi commerciali, dovremo ricostruire un’industria di sicurezza europea, mettere al centro i valori di solidarietà e protezione dei più deboli, e smettere di credere che la salvezza venga soltanto dal pancione americano.

“Chi non difende la propria casa, finisce per servire quella degli altri.”

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Pubblicato inSicurezza

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