Il 7 settembre 2025 non sarà solo una giornata di festa, ma anche il risultato di un percorso segnato da imprevisti. In origine, Papa Francesco aveva fissato due date distinte: aprile per Carlo Acutis, agosto per Pier Giorgio Frassati, legando ciascuna canonizzazione a un momento simbolico del Giubileo dei giovani. La sua morte improvvisa ad aprile ha fermato tutto. Con l’elezione del nuovo Pontefice, Leone XIV, è arrivata la decisione di riunire i due eventi in una sola grande celebrazione. Settembre è diventato così il segno di una Chiesa viva, che non si arresta di fronte alle difficoltà e ricorda al mondo che i santi non appartengono a un tempo lontano, ma parlano ancora oggi.
Carlo Acutis, il santo connesso
Carlo Acutis, nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, era un ragazzo comune a cui bastavano un computer, la Messa quotidiana e la sua fede per cambiare qualcosa. Fin da bambino coltiva un amore profondo per l’Eucaristia, definendola la sua “autostrada per il Cielo”. In un’epoca in cui Internet iniziava a plasmare la vita di tutti, Carlo capì che anche la rete poteva diventare uno strumento per avvicinare le persone a Dio.
Da autodidatta crea un sito sui miracoli eucaristici, organizza una mostra che ancora oggi gira il mondo e insegna a tanti a usare la tecnologia per diffondere il bene. Non era un predicatore, ma un testimone, capace di trasmettere la fede con un linguaggio semplice, accessibile, senza pesantezza.
Nel 2006, a quindici anni, si ammala di leucemia fulminante. Durante la malattia non si lamenta, ma offre tutto per la Chiesa e per il Papa. Dopo la sua morte, migliaia di giovani lo hanno riscoperto come simbolo di santità contemporanea, a misura di scuola, social e vita quotidiana. La Chiesa ha riconosciuto due guarigioni miracolose grazie alla sua intercessione: un bambino in Brasile e una ragazza in Costa Rica. La sua tomba ad Assisi, con sneakers ai piedi, continua a parlare forte: la santità è vicina, è reale, è possibile anche oggi.
Pier Giorgio Frassati, il santo delle vette
Pier Giorgio Frassati, torinese, nasce nel 1901 in una famiglia benestante ma sceglie una strada tutta sua. La sua vita è un’alternanza di studio, amicizia, scalate e servizio ai più poveri. Ama la montagna, ma non per isolarsi: lassù ritrova la forza per tornare in città ad aiutare chi non ha niente.
Studia ingegneria mineraria per migliorare la vita di chi lavora sotto terra in condizioni estreme. Ma la sua vera scuola è tra i vicoli di Torino: partecipa all’Azione Cattolica, visita gli ammalati, raccoglie offerte, distribuisce cibo e medicine. I soldi che riceve dai genitori finiscono regolarmente nelle mani dei bisognosi, tanto che spesso torna a casa senza neanche le monete per il tram.
Colpito da poliomielite fulminante, muore a ventiquattro anni, lasciando un ricordo di bontà e gioia contagiosa. Il suo funerale rivela chi fosse davvero: una folla di poveri che lui aveva aiutato senza mai farsi notare. Giovanni Paolo II lo beatifica nel 1990, definendolo “l’uomo delle otto beatitudini”. Oggi la sua canonizzazione ricorda a tutti che la fede vissuta nel quotidiano può portare in alto, verso le vette più belle, ma resta sempre con i piedi per terra, tra chi soffre.
Due giovani, esempi per i giovani di oggi
Nonostante epoche diverse, Carlo e Pier Giorgio parlano la stessa lingua: quella di un Vangelo concreto, semplice, senza formalismi. Carlo insegna che la fede può scorrere lungo le fibre ottiche: un computer, una connessione e un cuore sincero bastano a fare la differenza. Pier Giorgio dimostra che la santità nasce dall’impegno di ogni giorno, tra studio, sport, amicizie vere e mani sporche di servizio. Chi lo conosceva racconta che tornava dalle scalate con lo zaino pieno di cibo per i poveri di Torino.
Insieme testimoniano un messaggio potente: essere santi non vuol dire fuggire dal mondo, ma viverlo pienamente, portando luce ovunque. Carlo lo faceva con uno schermo davanti, Pier Giorgio scalando montagne e attraversando vicoli. La loro storia smentisce chi pensa che fede e modernità siano mondi opposti: sono invece due binari che, se camminano insieme, rendono la vita più vera.
Una festa che parla al presente
Il 7 settembre sarà una giornata che unirà due generazioni e due stili di vita, ma un’unica grande speranza: mostrare che la Chiesa crede nei giovani, si fida di loro e offre due modelli reali, vicini, alla portata di tutti. Un ragazzo con un portatile e un sorriso contagioso; un giovane uomo con scarponi, corda da scalata e mani pronte ad aiutare. La loro canonizzazione insieme non è solo un rito, ma un invito: riscoprire una santità viva, quotidiana, a misura di sneakers, zaino e click.

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