Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dei maranza, un gruppo di giovani che combina aggressività di strada e ricerca di visibilità sui social. In questo articolo vedremo da dove nasce il termine, chi sono questi ragazzi, come si vestono, cosa fanno e quali conseguenze ha il loro comportamento sulla vita di tutti i giorni.
Le origini del termine
La parola maranza arriva dal dialetto milanese degli anni ’80, quando serviva a indicare ragazzi “tamarri” o “coatti” di periferia, noti per il loro modo di fare chiassoso e sguaiato. Il termine sembra derivare da “marocchino” – usato allora in modo offensivo verso gli immigrati nordafricani – e da “zanza” (zanzara, mosca), per descrivere qualcuno di fastidioso. Negli anni la parola era scomparsa, ma oggi è tornata in voga con un significato aggiornato.
Chi sono i maranza di oggi
I maranza moderni sono per lo più adolescenti e giovani, spesso provenienti da famiglie di ceto popolare. Si uniscono in comitive informali e scelgono come luogo di ritrovo piazze, centri commerciali o stabilimenti balneari. Qui mostrano un forte senso di appartenenza: quella stessa strada o spiaggia diventa il loro “territorio”, dove far valere il proprio ruolo con gesti e parole.
Radici culturali e bisogno di riconoscimento
Alla base del fenomeno ci sono il vuoto culturale e la voglia di farsi notare. In molte periferie mancano spazi di aggregazione positiva, mentre sui social gli atteggiamenti aggressivi e provocatori attirano subito l’attenzione. La musica trap e drill, con testi spesso violenti, è la colonna sonora ideale per questi ragazzi, che vedono nei “mi piace” e nelle condivisioni la misura del proprio successo.
L’aspetto “da maranza”
Il loro modo di vestire è ormai un marchio di fabbrica. Prediligono tute sportive di marca – autentica o contraffatta – piumini oversize, felpe con cappuccio e bandane. Gli accessori più vistosi sono le catene al collo, gli orologi grandi e le tracolle con il logo in bella vista. Importa più mostrare un marchio riconoscibile che avere soldi per comprarlo: il simbolo diventa un segno di potere.
Cosa fanno e come si comportano
Il loro modo di vestire è ormai un marchio di fabbrica. Prediligono tute sportive di marca – autentica o contraffatta – piumini oversize, felpe con cappuccio e bandane. Gli accessori più vistosi sono le catene al collo, gli orologi grandi e le tracolle con il logo in bella vista. Importa più mostrare un marchio riconoscibile che avere soldi per comprarlo: il simbolo diventa un segno di potere.
Dalla strada ai social: l’evoluzione
Il passaggio decisivo è avvenuto nell’estate 2022, quando una maxi-rissa organizzata via social a Castelnuovo del Garda ha fatto il giro della rete. Da allora i maranza sono diventati registi delle proprie imprese: usano TikTok come palcoscenico per lanciare nuove prove di prepotenza, ottenendo visibilità immediata grazie all’algoritmo che premia i contenuti violenti e scioccanti.
Impatto sociale e risposte istituzionali
Il risultato è un diffuso senso di insicurezza, specialmente nelle località turistiche, dove turisti e residenti temono di uscire la sera. Le forze dell’ordine hanno aumentato i controlli e installato telecamere, ma in alcune zone sono nate anche ronde di cittadini con atteggiamenti di giustizia fai-da-te. In risposta, molti comuni hanno avviato progetti nelle scuole per promuovere il rispetto delle regole, l’uso corretto dei social e attività di gruppo alternative alla violenza.
Un circolo vizioso che va spezzato
Il fenomeno dei maranza nasce dall’incontro tra frustrazione, voglia di affermazione e facilità di diffusione delle immagini violente sui social. Per fermarlo non basta un maggior presidio delle forze dell’ordine: serve creare nuove opportunità di aggregazione e modelli positivi che diano ai giovani un modo diverso di sentirsi protagonisti. Solo così si potrà spezzare il circolo vizioso della prevaricazione e della violenza gratuita.

Sii il primo a commentare