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Trump attacca i Soros: “Psicopatici da incriminare”

Donald Trump ha rilanciato uno dei bersagli più ricorrenti del suo arsenale politico: George Soros. Ma questa volta l’affondo è stato ancora più diretto, ancora più esplosivo. In un recente post su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha accusato il miliardario liberal e suo figlio Alex (nell’ordine in foto) di essere alla guida di un vero e proprio “gruppo di psicopatici” responsabili di fomentare proteste violente sul suolo americano. Non solo. Trump ha invocato l’uso della legge RICO – storicamente usata contro mafie e gang criminali – per incriminarli.

Cosa c’è dietro questa offensiva? Chi sono George e Alex Soros, e perché Trump li vede come nemici esistenziali dell’America?

Chi sono i Soros

George Soros, 94 anni, è un nome che da decenni accende polemiche in tutto il mondo. Di origine ungherese, sopravvissuto all’occupazione nazista, è diventato uno degli investitori più potenti del pianeta grazie a una carriera fulminante nella finanza. Ma è la sua attività politica e filantropica ad averlo reso una figura divisiva: fondatore della Open Society Foundations, Soros ha investito miliardi per sostenere cause progressiste, diritti civili, immigrazione, e partiti di centrosinistra, specialmente negli Stati Uniti e in Europa.

Il figlio Alex Soros, oggi alla guida dell’impero filantropico del padre, ha preso il timone dell’organizzazione nel 2023. Vicinissimo ai democratici, è noto per le sue posizioni apertamente liberal e il sostegno a movimenti progressisti, compresi quelli legati alla giustizia sociale, alla riforma carceraria e alle politiche ambientali.

Le accuse di Trump

Trump accusa George e Alex Soros di usare la loro immensa ricchezza e influenza per “distruggere l’America dall’interno”. Secondo il presidente, i Soros sarebbero dietro a una strategia organizzata per destabilizzare il Paese attraverso proteste violente, operazioni finanziarie controverse e un’agenda radicale mascherata da filantropia.

Nel suo post su Truth Social, Trump ha scritto:

“George Soros dovrebbe essere incriminato, assieme al suo ‘meraviglioso figlio di estrema sinistra’, ai sensi della legge RICO. Non permetteremo più a questi pazzi di distruggere l’America, senza darle nemmeno la possibilità di respirare ed essere libera. Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando.”

La tensione tra Trump e Soros non è nuova. Durante il primo mandato, l’ex presidente ha più volte accusato il magnate di orchestrare campagne contro di lui, di finanziare il movimento Black Lives Matter e di essere il burattinaio di procuratori “progressisti” che avrebbero promosso politiche “pro-criminali”. Ma stavolta l’attacco è salito di livello: si parla esplicitamente di incriminazione federale.

Cos’è la legge RICO

Il Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, noto come legge RICO, è stato approvato nel 1970 per colpire il crimine organizzato. Permette di perseguire individui coinvolti in “un modello” di attività criminale legate a un’organizzazione, come frodi, estorsioni, corruzione, riciclaggio e traffico di droga. Per applicarla, è necessario dimostrare almeno due reati in dieci anni, all’interno di una struttura coordinata.

Negli anni, la legge è stata usata contro le mafie italiane e italo-americane, gang, cartelli della droga e, più recentemente, contro i membri della gang MS-13 e alcuni funzionari corrotti. Usarla contro due filantropi, per attività politiche o manifestazioni, sarebbe un salto interpretativo senza precedenti – ma non è da escludere che l’amministrazione Trump ci provi.

La vendetta politica dietro l’accusa?

Molti osservatori leggono l’attacco a Soros come parte di una strategia più ampia: polarizzare l’elettorato e colpire simbolicamente la sinistra americana. George Soros è una figura ideale per questo scopo: ricco, straniero, e universalmente percepito come uno degli architetti del progressismo globale. Per i trumpiani, incarna tutto ciò che “minaccia” l’America tradizionale.

La Casa Bianca aveva già accusato Soros, a marzo, di essere dietro una misteriosa ondata ribassista che avrebbe colpito duramente le borse americane, danneggiando in particolare Tesla e Elon Musk, allora alleato di Trump. “Credo che Soros abbia avuto un ruolo in questa vicenda – disse il presidente – speculando ancora una volta sugli americani”.

Come potrebbe evolversi questa guerra

È improbabile che George o Alex Soros vengano effettivamente incriminati. Ma l’attacco ha già ottenuto il suo scopo politico: rafforzare il messaggio di Trump secondo cui l’establishment liberal è pericoloso, potente e disposto a tutto pur di mantenere il controllo.

Sarà questa una delle colonne portanti della campagna di Trump per il 2026? Probabilmente sì. La “guerra ai Soros” diventa così una guerra contro un’intera visione del mondo: globalista, progressista, elitista.

E con un elettorato sempre più polarizzato, Trump sa bene che ogni nemico scelto con cura può diventare un catalizzatore di consenso. George e Alex Soros, in questo senso, sono il bersaglio perfetto.

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Pubblicato inPolitica

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