Per oltre tre anni il conflitto in Ucraina è stato raccontato in Occidente quasi esclusivamente attraverso la lente degli aiuti militari, delle sanzioni alla Russia e delle offensive annunciate come imminenti svolte. Oggi, però, la realtà del campo di battaglia sembra raccontare una storia diversa e molto più complessa.
Gli sviluppi delle ultime settimane nel Donbass, con la conquista russa di Konstyantynivka e la crescente pressione su Lyman, Kramatorsk e Sloviansk, stanno alimentando il dibattito tra gli analisti militari sulla possibilità che la guerra sia entrata in una fase decisiva. Tra coloro che sostengono questa tesi vi è Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, nell’articolo “La caduta di Konstyantynivka (e presto di Lyman): svolta decisiva nella guerra in Ucraina?“, pubblicato ieri, che descrive l’attuale avanzata russa come un possibile punto di svolta strategico.
Konstyantynivka: molto più di una città
A prima vista potrebbe sembrare soltanto l’ennesima località conquistata dopo mesi di combattimenti. In realtà Konstyantynivka rappresentava uno dei principali pilastri della cosiddetta “cintura delle fortezze” costruita dall’Ucraina nel Donbass sin dal 2014.
Per anni questa rete difensiva, composta da città fortificate, bunker, trincee e postazioni d’artiglieria, ha rallentato l’avanzata russa imponendo combattimenti estremamente costosi.
Secondo quanto riferito dalle autorità russe, la città è stata conquistata dopo settimane di combattimenti casa per casa. Da parte ucraina, invece, non sempre vi è stata una conferma integrale delle rivendicazioni di Mosca, ma numerose fonti concordano sul fatto che la situazione difensiva nell’area si sia fortemente deteriorata. (analisidifesa.it)
Il valore della città va ben oltre il suo peso simbolico. Con la sua caduta si apre infatti una direttrice verso: Druzhkivka, Kramatorsk, Sloviansk, cioè gli ultimi grandi centri urbani del Donbass ancora controllati da Kiev.
La strategia russa cambia volto
Rispetto ai primi mesi della guerra, l’esercito russo sembra aver modificato profondamente il proprio modo di combattere. Le offensive di massa con lunghe colonne corazzate hanno lasciato spazio ad una guerra di logoramento metodica.
Prima vengono colpite le linee logistiche mediante: droni, artiglieria, bombe plananti, missili. Successivamente piccoli reparti di fanteria avanzano lentamente, isolando le posizioni ucraine. Infine le unità rimaste accerchiate vengono costrette al ripiegamento oppure distrutte.
Si tratta di una strategia lenta ma continua che punta soprattutto a consumare uomini e risorse dell’avversario piuttosto che conquistare rapidamente grandi porzioni di territorio.
Il problema ucraino: uomini prima ancora delle armi
Negli ultimi due anni l’Occidente ha fornito a Kiev ingenti quantitativi di armamenti. Carri armati. Artiglieria. Missili. Sistemi antiaerei. Droni. Ma la disponibilità di equipaggiamenti rappresenta soltanto una parte del problema.
Sempre più analisti evidenziano come il vero limite dell’esercito ucraino sia oggi rappresentato dalla scarsità di personale addestrato. Le mobilitazioni si susseguono. L’età dei richiamati aumenta. I tempi di addestramento si riducono. Molti reparti combattono da mesi senza adeguati turni di rotazione. Una situazione che rende molto più difficile sostenere lunghe difese urbane.
Anche fonti occidentali hanno riconosciuto più volte le difficoltà ucraine nel reperire nuovi soldati e mantenere la tenuta del fronte orientale.
La controversa strategia di Syrsky
Uno degli aspetti maggiormente discussi riguarda le decisioni del comandante in capo ucraino Oleksandr Syrsky. Secondo numerosi osservatori militari, Kiev continuerebbe a difendere città ormai quasi completamente accerchiate invece di ordinare ritirate tattiche verso posizioni più favorevoli. Una scelta che consentirebbe certamente di rallentare l’avanzata russa ma al prezzo di perdite molto elevate.
Lo stesso Gianandrea Gaiani richiama un parallelo storico con alcune scelte operate dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale, quando la difesa a oltranza di città ormai circondate provocò la perdita di numerose unità esperte. Si tratta di un’interpretazione analitica proposta dall’autore, non di un dato unanimemente condiviso.
Mosca mantiene l’iniziativa
Se nei primi due anni di guerra il fronte alternava lunghe fasi statiche a improvvise offensive, oggi appare evidente come l’iniziativa strategica sia saldamente nelle mani russe. Mosca decide dove concentrare uomini. Dove impiegare l’artiglieria. Dove aprire nuovi fronti. Dove costringere Kiev a spostare le proprie riserve.
La Russia continua inoltre ad aumentare la produzione industriale militare, mentre l’Ucraina rimane fortemente dipendente dagli aiuti occidentali per munizioni, difesa aerea e sostegno economico.
L’Occidente davanti ad un bivio
L’avanzata russa riapre inevitabilmente una questione politica. Quanto a lungo gli alleati occidentali potranno continuare a sostenere uno sforzo economico e militare di queste dimensioni?
Negli Stati Uniti il dibattito sull’entità degli aiuti continua ad essere acceso. In Europa crescono le difficoltà economiche e le pressioni sui bilanci pubblici.
Parallelamente aumenta il timore che un conflitto destinato a protrarsi ancora per anni possa produrre effetti sempre più pesanti anche sulle economie europee.
Verso una nuova fase della guerra
Affermare oggi che la guerra sia ormai decisa sarebbe prematuro. I conflitti moderni hanno dimostrato più volte quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri.
Tuttavia gli sviluppi sul terreno sembrano indicare un dato difficilmente contestabile: la Russia continua a mantenere l’iniziativa operativa, mentre l’Ucraina affronta crescenti difficoltà nel sostituire uomini, mezzi e munizioni.
La possibile perdita dell’intera fascia Konstyantynivka–Lyman potrebbe rappresentare un duro colpo per la difesa del Donbass, aprendo nuove prospettive operative per le forze russe verso Kramatorsk e Sloviansk. Resta però da verificare se tali avanzate si tradurranno in un cambiamento decisivo dell’esito complessivo della guerra, aspetto sul quale gli analisti esprimono valutazioni differenti.

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