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Addio a Forattini, “l’ombra” della politica con la matita

Giorgio Forattini è mancato ieri, 4 novembre 2025, a Milano, all’età di 94 anni. Suo il tratto che ha tracciato, con ironia tagliente e senza pietà, decenni di vita politica italiana. Con lui scompare non solo un disegnatore, ma un testimone graffiante di un’epoca che ha amato e criticato.

Origini e formazione: il classico che si fa satira

Nato a Roma il 14 marzo 1931. Proveniente da una famiglia di provincia con papà in Agip / petrolio e mamma istriana, Forattini cresce tra discipline umanistiche e ambizioni vagamente artistiche. Dopo aver conseguito il diploma di liceo classico, si iscrive alla Facoltà di Architettura e in Accademia di Teatro, ma presto abbandona gli studi: preferisce il mondo reale al cantiere accademico. Il lavoro lo porta dapprima a fare l’operaio in una raffineria, poi rappresentante di commercio, agente per elettrodomestici, fino a dirigere cataloghi musicali. Un percorso atipico per un vignettista: non l’arte per vocazione immediata, ma il mestiere per passione tardiva.

L’ingresso nel mondo della satira politica

Il 14 maggio 1974 segna una svolta: Forattini pubblica sul quotidiano Paese Sera una vignetta storica in occasione della vittoria del “No” al referendum sul divorzio, raffigurando una bottiglia di spumante con etichetta “NO” il cui tappo – con le fattezze di Amintore Fanfani – schizza in aria. Da quel momento la sua satira assume un peso politico e mediatico: non più solo vignetta d’intrattenimento, ma osservazione tagliente della cronaca che diventa editoriale disegnato. Nel 1975 diventa anche giornalista professionista presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio.

Negli anni successivi collabora con importanti testate: sul settimanale Panorama, sul quotidiano la Repubblica, sul quotidiano torinese La Stampa. Al contempo, nel 1978 crea l’inserto satirico “Satyricon” per la Repubblica, aprendo la strada ad una satira più ‘organizzata’ sui giornali italiani. 

Lo stile: libertà, ironia, contropotere

Forattini non nasconde le sue preferenze: è satira di potere, di classe dirigente, di politica alta e bassa. In un’intervista dichiara: «Detesto l’integralismo. Non sopporto un partito che professa “chi non è con me è contro di me”». Questa posizione – più “liberale” che schierata – gli guadagna il titolo de “il vignettista che prende in giro tutti”, senza esclusioni. Come osserva una cronaca de Il Giornale: “è stato l’inventore della satira liberale”.

La forza delle sue vignette sta in due fattori: semplicità del segno, immediatezza della lettura e la capacità di cogliere un tema che “spacca” l’opinione pubblica. Non a caso la sua opera è diventata negli anni quasi un “archivio della storia politica italiana” in disegno.

Vignette indimenticabili e contenziosi

La vignetta del referendum del 1974 rimane una pietra miliare. Ma non è l’unica: ad esempio, una vignetta raffigurante Enrico Berlinguer che sorseggia un tè sotto un ritratto di Marx dopo una manifestazione sindacale fece molto rumore.

Qualche vicenda lo vide anche protagonista di cause legali: fu condannato per una vignetta che raffigurava il leader socialista Bettino Craxi come borseggiatore, implicando in modo satirico ma per il tribunale inaccettabile un’accusa di reato. 

Ultimi anni: silenzi, collezioni, memoria

Negli anni recenti Forattini non ha fatto più la prima pagina quotidiana, ma ha consolidato il suo ruolo di “maestro ritirato”. Nel 2023 ha ceduto un archivio di circa diecimila vignette alla Triennale di Milano. «Adesso è l’archivio a parlare di me. Finalmente sto ad ascoltare», affermava.

La sua abitazione milanese, descritta da giornali come “una sala museale” piena di ritratti, cornici, opere d’arte e memorie, testimonia la natura collezionista dell’uomo che un tempo “metteva la classe dirigente in mutande” con un tratto deciso.

La memoria come eredità

Forattini lascia uno spazio che è più culturale che giornalistico: una tradizione italiana della satira che guarda al passato, alla memoria, alla libertà della penna. In un mondo dove la satira oggi spesso si asservisce, si autocensura o viene delegata ai social, il suo lavoro rappresenta un monito: la satira vera non chiede permessi, disegna il potere e lo mette in scena.

E per chi apprezza il valore della memoria, è utile ricordare Forattini non solo come vignettista “contro”, ma come memoria di decenni di storia italiana: dei grandi equilibri, delle svolte, dei burnout politici. In questo senso, la sua matita ha scritto più pagine di molti editorialisti.

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