C’è un filo sottile – ma neanche troppo – che lega i bombardamenti del Donbass ai tamponi nasali, le operazioni della Cia alle direttive sanitarie dell’Oms, i vertici Nato alle conferenze stampa di virologi da talk show. Tutto si tiene, come direbbe qualcuno, e non per caso. La guerra e la pandemia, gli eserciti e i vaccini, gli “eroi in camice bianco” e i generali in divisa: sono due facce della stessa medaglia, quella del potere globale che, da Washington a Bruxelles, decide chi deve vivere nella paura e chi deve arricchirsi grazie ad essa.
I burattinai dell’Occidente
La notizia dell’accerchiamento di Pokrovsk, in Ucraina, è stata un lampo che ha svelato più di quanto i giornaloni volessero ammettere. Mentre i media parlavano di “controffensiva di Kiev”, sul campo avveniva tutt’altro: una missione disperata per estrarre uomini della Cia e della Nato rimasti intrappolati. I russi li hanno annientati, ma la vera domanda è: cosa ci facevano laggiù, in una zona di guerra, agenti dei servizi occidentali se – come dicono – “la Nato non è parte del conflitto”?
La risposta è semplice e inquietante: la Cia non è solo un’agenzia di spionaggio, ma il braccio operativo di una strategia globale che controlla la politica, la comunicazione, la finanza e persino la sanità mondiale. È l’anima nera della Nato, l’architrave invisibile su cui poggia il fragile castello dell’Unione Europea, sempre pronta a obbedire a Washington.
Dalla guerra ai laboratori
E così si arriva alla pandemia. Un’emergenza sanitaria trasformata in un’operazione psicologica planetaria, orchestrata con la stessa logica militare con cui si preparano i conflitti. Le rivelazioni del governo olandese e i silenzi imbarazzati di quello britannico lo confermano: la Nato e la Cia hanno avuto un ruolo chiave nel controllo delle informazioni sul Covid, nell’imporre la narrazione unica, nel zittire chiunque osasse dubitare.
A Londra, il Department for Science, Innovation and Technology ha ammesso – tra le righe – di non poter divulgare certe informazioni “per tutelare i rapporti internazionali”. Traduzione: non si può dire la verità perché toccherebbe i fili scoperti dell’Alleanza Atlantica. E come se non bastasse, lo stesso dipartimento aveva creato una Counter Disinformation Unit per sorvegliare parlamentari, giornalisti, scienziati “eretici” e semplici cittadini colpevoli di pensare con la propria testa.
La guerra delle menti
Nella base Nato di Riga, in Lettonia, il Centro di Comunicazione Strategica ha trasformato la psicologia in un’arma da guerra. Un documento – preparato dalla Cia – si intitolava “Teoria dell’inoculazione e disinformazione”: chi dubitava dei vaccini veniva trattato come un virus da neutralizzare. Altro che “salute pubblica”: si trattava di un esperimento di controllo mentale, un modo per inoculare nelle menti il riflesso condizionato dell’obbedienza.
Non mancavano nemmeno i giochi “educativi” come Bad News o Go Viral!, creati per “allenare” gli utenti a riconoscere e respingere qualsiasi contenuto contrario alle versioni ufficiali. Finanziati, guarda caso, da Nato, Cia, Cabinet Office britannico e Oms. La scienza ridotta a propaganda, la salute piegata alla strategia militare, la libertà di pensiero cancellata come un post “fuorviante”.
Dalla paura al profitto
Dietro le mascherine, i lockdown e le campagne vaccinali si nascondeva un disegno molto più ampio: usare la paura come arma di massa. La stessa logica che oggi tiene in piedi la guerra in Ucraina e la carneficina di Gaza. Tutto si tiene, appunto: i biolaboratori ucraini, le sanzioni, la propaganda “green”, il catastrofismo climatico, la censura online, i “fact-checker” sponsorizzati dai governi. È la nuova religione del controllo, con le sue liturgie mediatiche e i suoi sacerdoti laici.
La verità è che la guerra e la pandemia sono stati due capitoli della stessa operazione globale: dividere, spaventare, impoverire e rieducare i popoli occidentali. E mentre i cittadini si accapigliavano sui vaccini e sulle bandiere, i veri padroni del mondo contavano profitti, consolidavano poteri e sperimentavano nuovi metodi di condizionamento sociale.
I fili dell’inganno
La Nato e la Cia fanno rima con guerra e pandemia perché non difendono la libertà, ma la gestiscono, come una risorsa strategica. Controllano ciò che la gente pensa, dice, crede. In laboratorio o a Pokrovsk, dietro uno schermo o su un campo di battaglia, sono sempre loro a tirare i fili. Ma la verità – anche se censurata, oscurata e manipolata – non muore mai. E prima o poi, come tutti gli scheletri, verrà a galla.
Fonte: Il Simplicissimus.

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