L’ultima inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova ha squarciato il velo su una verità scomoda: quello che da anni molti presentano come sostegno umanitario alla “causa palestinese” era, per investigatori e magistrati, in realtà una forma strutturata di finanziamento ad Hamas, l’organizzazione terroristica riconosciuta dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Nove persone sono state arrestate e circa 7,2 milioni di euro sequestrati a tre associazioni che – ufficialmente destinate alla beneficenza – avrebbero canalizzato risorse verso strutture e esponenti dell’ala terroristica islamista.
Chi sono gli arrestati e come operava la rete
Tra i principali arrestati spicca Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, cittadino giordano di Genova, architetto di professione e da decenni al centro di una fitta rete di associazioni definite “benefiche”. Hannoun è presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (ABSpp) e secondo gli investigatori è stato vertice della cellula italiana di Hamas nonché membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica. Le forze dell’ordine ritengono che, sotto il pretesto di raccolte fondi per Gaza, Hannoun abbia dirottato più del 71% delle somme raccolte verso gruppi e strutture legate ad Hamas o direttamente a esponenti del movimento, come Osama Alisawi, ex ministro dei Trasporti del governo di fatto di Hamas nella Striscia di Gaza.
Con Hannoun sono finiti in carcere anche Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud e Raed Al Salahat, ritenuti membri del “comparto estero dell’organizzazione terroristica” e responsabili con Hannoun delle filiali milanesi delle associazioni coinvolte. Figure come Yaser Elasaly, Jaber Abdelrahim Albustanji Riyad e altri collaboratori completano la lista degli indagati, accusati di aver contribuito in modo diretto alle attività di sostegno finanziario alla struttura terrorista.
Le associazioni finite nel mirino non erano realtà piccole e marginali ma strutture con sedi a Genova e Milano, ufficialmente impegnate nella “solidarietà verso il popolo palestinese”: oltre all’ABSpp, gli investigatori citano anche l’Associazione Benefica La Cupola d’Oro e l’Associazione Benefica La Palma. Secondo la DDA genovese, queste organizzazioni non erano altro che canali per triangolazioni di fondi e bonifici verso enti ritenuti illegali o direttamente collegati ad Hamas nella Striscia di Gaza.
La gravità dell’accusa: terrorismo e complicità
Quello che colpisce di questa inchiesta non è soltanto l’ammontare delle somme coinvolte, ma il modo in cui si è cercato di mascherare un finanziamento a un’organizzazione terroristica con l’etichetta di “aiuto umanitario”. Hamas, noto anche come Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, è inserito nelle liste delle organizzazioni terroristiche non solo per l’ala militare ma anche per quella politica, tanto che l’Unione Europea, gli Stati Uniti e altre democrazie occidentali ne vietano finanziamenti diretti o indiretti.
Il “modello Hannoun” non è un caso isolato nel contesto europeo: analisi internazionali hanno segnalato come reti analoghe – spesso con nomi apparentemente umanitari – siano state utilizzate in passato per raccogliere e trasferire denaro ad Hamas, aggirando sanzioni e controlli internazionali. Esperienze simili sono state documentate in Svezia, Danimarca e altri Paesi, dove soggetti legati alla stessa galassia ideologica hanno cercato di sfruttare la benevolenza pubblica per scopi criminosi.
Non si tratta solo di un’esposizione giudiziaria, ma di un pericolo civile e morale
Questa vicenda deve far riflettere ogni cittadino sano di mente. Non è più possibile tollerare che sotto il vessillo della “solidarietà” si nascondano strutture che, in realtà, alimentano un’organizzazione che non ha mai esitato a promuovere o legittimare attacchi violenti contro civili innocenti. È un doppio tradimento: prima di tutto nei confronti delle vittime del terrorismo, poi nei confronti delle tante persone in buona fede che donano credendo di aiutare chi soffre.
La solidarietà autentica si costruisce proteggendo i più deboli e rispettando la dignità umana, non finanziando gruppi che hanno fatto della violenza politica e militare la loro ragion d’essere. Lo Stato italiano, con questa operazione, ha lanciato un segnale forte: chi sfrutta la pietà cristiana e i principi di carità per scopi criminali dovrà rispondere delle proprie azioni, e la legge non farà sconti a nessuno.

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