Vai al contenuto

Maduro e il doppio standard: quando Washington fa peggio di Mosca

C’è un equivoco da chiarire subito, per evitare scorciatoie ideologiche: qui non si tratta di assolvere Nicolás Maduro. Si tratta di guardare i fatti e misurare il metro con cui l’Occidente giudica se stesso e gli altri. E a freddo, a qualche giorno di distanza, una conclusione s’impone con forza crescente: gli Stati Uniti si sono comportati come la Russia, ma con un’aggravante decisiva.

Non l’uso della forza in sé. L’ipocrisia.

Sovranità violata: quando cambia il colpevole, non il reato

Quando la Russia ha violato la sovranità dell’Ucraina, l’Occidente ha parlato – giustamente o meno – di aggressione illegale, crimine internazionale, ritorno alla legge della giungla. Di qui sanzioni senza precedenti, demonizzazione totale, cancellazione politica, culturale, persino sportiva.

Ora però fermiamoci un istante. Gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione armata su territorio venezuelano, senza mandato ONU, per catturare un capo di Stato in carica e portarlo via. Non per fermare un’invasione imminente, non per difendersi da un attacco diretto, ma per esercitare una pretesa giurisdizione penale extraterritoriale.

Se questo non è violazione della sovranità, allora la parola ha perso significato. La differenza non è nel diritto, è nel passaporto di chi agisce.

Da guerra a polizia globale: il trucco semantico

Qui sta il vero salto di qualità, ed è il punto che rende l’azione americana più grave, non meno.
La Russia ha agito rivendicando – a torto o a ragione – una logica di conflitto armato, assumendosene apertamente il peso politico e militare. Gli Stati Uniti, invece, hanno trasformato un’operazione militare in una finta operazione di polizia internazionale.

Non guerra, ma “arresto”.
Non invasione, ma “law enforcement”.

È un passaggio pericolosissimo, perché trasforma la forza in diritto per definizione. Se una potenza decide unilateralmente chi è un criminale globale e può essere “prelevato” ovunque, allora il diritto internazionale non esiste più: esiste solo la gerarchia della potenza.

Putin mostro, Trump sceriffo: la demonizzazione selettiva

Quando al Cremlino siede Vladimir Putin, ogni atto è letto come delirio autoritario, paranoia imperiale, minaccia alla civiltà.
Quando alla Casa Bianca siede Donald Trump, la stessa logica di forza diventa decisionismo, fermezza, lotta al crimine.

Non è una questione di simpatie personali. È una questione di coerenza morale e giuridica.
O il principio di sovranità vale sempre, oppure non vale mai. E se non vale mai, allora l’Occidente deve smettere di fare la predica al mondo.

Maduro colpevole? Forse. Il metodo resta indifendibile

Maduro può essere accusato di tutto ciò che si vuole: autoritarismo, repressione, corruzione, narco-relazioni. Ma il processo ai colpevoli non può cancellare il processo ai metodi.
Perché se si accetta che una superpotenza possa decidere, giudicare e punire senza regole condivise, allora il sistema internazionale si regge solo sulla paura, non sulla legge.

Oggi tocca al Venezuela.
Domani potrebbe toccare alla Colombia, alla Groenlandia, a chiunque non sia allineato.

Ed è per questo che molti Paesi non difendono Maduro, ma contestano l’azione americana: non per amore del chavismo, ma per istinto di sopravvivenza.

Il petrolio c’è, ma non è l’unica chiave (ed è questo il problema)

Ridurre tutto al petrolio sarebbe comodo e rassicurante. In realtà il quadro è più inquietante: accuse giudiziarie reali, interessi strategici evidenti, volontà di riaffermare una leadership globale in crisi. Tutto insieme.
Ed è proprio questa miscela che rende l’azione credibile sul piano della forza, ma devastante sul piano dell’ordine mondiale.

La Russia usa la forza e basta.
Gli Stati Uniti usano la forza e la chiamano diritto.

Molto peggio, sì. Perché l’ipocrisia corrode più dei carri armati

La Russia è stata demonizzata per molto meno, e non perché sia innocente, ma perché non ha mai preteso di essere il tribunale morale del pianeta. Washington sì. Ed è questa la differenza decisiva.

Una cosa è la brutalità dichiarata.
Un’altra è la violazione delle regole accompagnata dalla pretesa di incarnarle.

E qui la lezione è antica, persino evangelica: il peccato più pericoloso non è quello riconosciuto, ma quello che si giustifica da solo.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inGeopolitica

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com