Vai al contenuto

Briciola va in pensione: la piccola mascotte che ha fatto grande l’Arma

C’è chi entra nella storia con medaglie, proclami e fanfare. E poi c’è chi ci entra zampettando, piccola come il suo nome, tra cavalli enormi, uniformi impeccabili e trombe militari. Briciola, la cagnolina mascotte della Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, è appena andata in pensione dopo anni di servizio, cerimonie, parate e affetto popolare. Una pensione meritata, altro che certi vitalizi conquistati scaldando sedie.

La sua ultima grande apparizione è stata quella del 2 giugno 2026, alla parata della Festa della Repubblica. Per molti era soltanto una cagnolina con la mantellina d’ordinanza. Per chi guarda un po’ più in profondità, invece, Briciola è stata molto di più: un piccolo simbolo di fedeltà, disciplina, tenerezza e continuità, in un’Italia che spesso smarrisce tutte e quattro le cose nello spazio di un telegiornale.

Una Briciola tra i giganti

La scena è di quelle che restano impresse. Da una parte i cavalli del Reggimento, monumentali, eleganti, addestrati. Dall’altra lei, meticcia, minuta, sicura, capace di camminare tra gli zoccoli e gli squilli senza paura. Briciola viveva nella caserma di Tor di Quinto, a Roma, accanto ai Carabinieri a cavallo. Non era un cane “operativo” nel senso stretto del termine, non fiutava droga, non cercava esplosivi, non inseguiva latitanti. Eppure svolgeva un compito delicatissimo: rappresentava l’anima familiare dell’Arma, quella fatta di presenza, affidabilità, affetto e rito.

Entrata nel Reggimento nel 2014, quando aveva circa un anno, Briciola fu accolta sotto la guida del maresciallo Fabio Tassinari, figura di riferimento della Fanfara. Da allora la sua vita è stata scandita da ritmi quasi militari: alzabandiera, esercitazioni, prove musicali, cerimonie solenni, cambi della guardia, parate. Una quotidianità ordinata, diremmo quasi benedettina, se non fosse che al posto del chiostro c’erano scuderie, ottoni e cavalli.

La mascotte donata, non comprata

La storia di Briciola ha un dettaglio decisivo: non fu scelta in allevamento, non fu acquistata, non fu selezionata per pedigree. Fu donata. E questo conta. La tradizione della mascotte del 4° Reggimento prevede infatti che sia femmina, meticcia e donata. Una regola semplice, ma piena di buon senso. In tempi in cui tutto viene brandizzato, certificato, monetizzato e trasformato in prodotto, una mascotte che arriva come dono è già una piccola lezione morale.

Prima di lei ci furono altre cagnoline entrate nella memoria del Reggimento: Trombetta, Birba e Lady. Una piccola dinastia a quattro zampe, senza sangue blu ma con più nobiltà di tanti salotti che si credono aristocratici. Briciola ne è stata l’erede naturale, forse la più nota, certamente quella che ha conquistato il pubblico dell’era social senza perdere nulla della sua spontaneità.

Il giorno della capriola

Il momento che l’ha resa celebre arrivò il 3 febbraio 2015, giorno dell’insediamento del presidente Sergio Mattarella al Quirinale. In mezzo a una cerimonia solenne, Briciola decise di rompere il protocollo con una capriola improvvisa. Nulla di studiato, nulla di costruito. Un gesto da cane, cioè da creatura libera. E proprio per questo irresistibile.

In quell’attimo, tra corazze istituzionali e liturgie repubblicane, la piccola mascotte ricordò a tutti una verità elementare: la vita non entra mai completamente nei protocolli. C’è sempre una Briciola che scappa dalle righe, una capriola che scompagina la scaletta, una tenerezza che disarma la rigidità. Persino il Quirinale, per un istante, sembrò meno palazzo e più casa.

Una pensione meritata

Dopo oltre dieci anni di servizio, Briciola lascia le parate ufficiali. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, verrà adottata da un militare e continuerà comunque a restare in contatto con la “sua” Fanfara. Non una rottamazione, dunque, ma un congedo affettuoso. Come dovrebbe essere per chi ha servito bene: non si butta via, si accompagna.

La sua ultima sfilata del 2 giugno 2026 ha commosso molti proprio per questo. In un’epoca che consuma tutto in fretta, anche gli affetti, Briciola ha mostrato la dignità del tempo che passa. Il passo forse meno agile, lo sguardo ancora fiero, la mantellina sempre al suo posto. Piccola, certo. Ma con una compostezza che farebbe bene a tanti bipedi molto più rumorosi.

La lezione silenziosa degli animali

La vicenda di Briciola parla anche del rapporto tra l’uomo e gli animali. Non nel senso sdolcinato e ideologico di certa modernità che confonde tutto e mette tutto sullo stesso piano. L’uomo resta uomo, l’animale resta animale. Ma proprio una visione ordinata della realtà insegna che ogni creatura va rispettata secondo la propria natura. È il vecchio principio cristiano della custodia: non padroni capricciosi del creato, ma custodi responsabili.

Gli animali non sono giocattoli emotivi, né accessori da esibire. Sono creature affidate alla responsabilità dell’uomo. Briciola lo ricorda meglio di mille campagne patinate: un cane può servire, accompagnare, consolare, unire. Può diventare presenza discreta e fedele. Può persino dare una lezione di misura a un mondo che ha perso il senso della misura.

La modernità sconclusionata e una cagnolina ordinata

L’articolo di Simone Di Matteo su Affaritaliani.it ha colto un punto interessante: in una modernità spesso sconclusionata, Briciola diventa un simbolo semplice e pulito. Non perché sia un’eroina nel senso retorico del termine, ma perché rappresenta qualcosa che oggi appare quasi rivoluzionario: fedeltà senza esibizione, servizio senza protagonismo, presenza senza chiasso.

Il paradosso è tutto qui. Per emozionare davvero non servono effetti speciali, influencer, campagne motivazionali e pistolotti da convegno. A volte basta una cagnolina meticcia che cammina accanto ai Carabinieri a cavallo. Basta una mantellina. Basta un passo sicuro tra animali molto più grandi di lei. Basta una storia vera.

Una piccola grande italiana

Briciola non ha parlato, non ha rilasciato interviste, non ha scritto memorie. E forse è anche per questo che piace. In un tempo in cui tutti parlano troppo, lei ha comunicato senza dire nulla. Ha rappresentato l’Arma con una forma di dolcezza disciplinata, senza retorica e senza sbavature. Ha ricordato che le istituzioni non vivono soltanto di norme, gradi e cerimonie, ma anche di simboli capaci di entrare nel cuore della gente.

Ora la mascotte va in pensione. Arriverà un’altra cagnolina, secondo tradizione. Sarà femmina, meticcia, donata. Ma Briciola resterà Briciola. Perché certe presenze non si sostituiscono davvero: si salutano, si ringraziano e si custodiscono nella memoria.

E allora buon riposo, piccola vicebrigadiera. Hai fatto il tuo dovere. E, cosa ormai rarissima, lo hai fatto senza bisogno di spiegarlo a nessuno.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inPersonaggi

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com