C’è un giornale che, più di ogni altro in Italia, può affermare di aver raccontato la Storia mentre la Storia si faceva. Quando ancora non esistevano gli Stati Uniti, Luigi XIV regnava in Francia e in Inghilterra infuriava la peste, a Mantova usciva già un foglio di notizie destinato a diventare una delle istituzioni del giornalismo europeo. È la Gazzetta di Mantova, fondata nel 1664, il più antico giornale italiano ancora esistente con la stessa testata e uno dei quotidiani più longevi del mondo.
La sua storia coincide con quella dell’Italia ancora prima che l’Italia esistesse. È il racconto di oltre tre secoli e mezzo attraversati senza mai interrompere definitivamente il filo della memoria collettiva.
Le origini nel Ducato dei Gonzaga
La nascita della Gazzetta di Mantova avviene nel giugno del 1664, quando il duca Carlo II Gonzaga-Nevers concede agli stampatori ducali Osanna, già tipografi ufficiali della corte, il privilegio esclusivo di stampare e diffondere gli “avvisi”, cioè fogli contenenti notizie provenienti dall’Italia e dall’Europa.
In realtà gli “avvisi” esistevano già da tempo. Fin dal Cinquecento cronisti e corrieri raccoglievano informazioni sulle guerre, sulla diplomazia, sui commerci e sulle corti europee. Queste notizie venivano inviate ai Gonzaga, che governavano uno dei ducati più prestigiosi della penisola.
Con il privilegio concesso agli Osanna nasce qualcosa di nuovo: un’informazione periodica stampata destinata non più soltanto alla corte ma anche ai cittadini.
Il numero più antico conservato porta la data del 27 novembre 1665 ed è oggi custodito presso l’Archivio di Stato di Modena; una copia è esposta nel Museo della Gazzetta di Mantova.
Dagli Asburgo a Napoleone
Nel Settecento Mantova cambia più volte padrone.
Con la fine della dinastia dei Gonzaga arriva il dominio degli Asburgo d’Austria, ma la Gazzetta continua a uscire, adattandosi ai nuovi equilibri politici.
Il momento più difficile arriva con le campagne napoleoniche. Nel 1796, durante l’assedio francese di Mantova, le pubblicazioni vengono sospese. L’anno successivo i giacobini fondano un nuovo giornale favorevole alle idee rivoluzionarie.
La Gazzetta riesce però a tornare in edicola nel 1801 e nel 1807 assume definitivamente la testata Gazzetta di Mantova, ancora oggi utilizzata. Durante il Regno Italico napoleonico sarà costretta perfino a cambiare nome, diventando prima Gazzetta del Mincio e poi Giornale del Dipartimento del Mincio, secondo le direttive dell’amministrazione francese.
Il Risorgimento e l’Unità d’Italia
L’Ottocento rappresenta un periodo di grandi trasformazioni. La Gazzetta racconta il tramonto dell’Impero napoleonico, il ritorno degli austriaci, le rivoluzioni del 1848, le guerre d’indipendenza e infine la nascita del Regno d’Italia.
Mantova è una delle città simbolo del Risorgimento. Qui vengono impiccati i celebri Martiri di Belfiore, patrioti che diventeranno uno dei simboli della lotta contro l’Austria. Le pagine della Gazzetta accompagnano quei decenni travagliati nei quali prende forma l’identità nazionale italiana.
Nel frattempo il giornale evolve anche dal punto di vista tecnico: migliora la qualità della stampa, aumenta la periodicità e amplia gli spazi dedicati alla cronaca, all’economia e alla vita cittadina.
Il Novecento tra guerre e dittatura
Il XX secolo mette nuovamente alla prova il quotidiano.
La Prima guerra mondiale, il dopoguerra e l’ascesa del fascismo modificano profondamente il panorama dell’informazione italiana.
Tra il 1920 e il 1945 la Gazzetta di Mantova perde temporaneamente la propria identità storica. Per imposizione del regime fascista viene incorporata nella Voce di Mantova, divenuta organo ufficiale del Partito Nazionale Fascista locale. È uno dei capitoli più complessi della sua lunga esistenza, documentato oggi nel Museo della Gazzetta.
Dopo la Liberazione compare per un breve periodo la testata Mantova Libera, prima che il giornale possa finalmente recuperare il proprio nome storico. È il ritorno alle origini dopo gli anni della dittatura.
La ricostruzione e il boom economico
Nel dopoguerra la Gazzetta torna a essere il principale quotidiano della provincia mantovana. Racconta la ricostruzione, il miracolo economico, l’industrializzazione, le trasformazioni dell’agricoltura padana e la crescita di uno dei territori economicamente più dinamici della Lombardia.
Sono gli anni della linotype, delle grandi rotative, delle fotografie in bianco e nero e delle redazioni affollate di cronisti che seguono ogni aspetto della vita cittadina.
Un patrimonio fotografico straordinario è quello realizzato da Quinto Sbarberi, le cui immagini costituiscono oggi una parte importante del Museo della Gazzetta.
I cambi di proprietà
Nel corso della sua lunga storia la Gazzetta di Mantova ha cambiato più volte editore, seguendo l’evoluzione del panorama dell’informazione italiana.
Nel 1946 il quotidiano entra a far parte della Citem (Cooperativa Industriale Editrice Mantovana), che ne accompagna la rinascita nel dopoguerra. Nel 1981 passa alla Arnoldo Mondadori Editore, entrando nell’orbita di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani.
Nel 1989 viene acquisito dalla Finegil Editoriale, società del Gruppo Editoriale L’Espresso, che negli anni successivi confluirà nel Gruppo GEDI. Sotto questa gestione la testata rafforza la propria presenza sul territorio, investe nell’innovazione tecnologica e, già dal 1998, rende disponibile l’edizione completa anche online.
Una nuova svolta arriva nel 2023, quando GEDI decide di cedere la testata all’attuale Gruppo Athesis, storico editore de L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi. L’operazione viene perfezionata il 29 settembre 2023 e diventa effettiva dal 1° ottobre, segnando l’ingresso della Gazzetta di Mantova in uno dei principali gruppi editoriali del Nord Italia.
Questa successione di editori testimonia come la testata abbia saputo adattarsi ai profondi mutamenti dell’editoria italiana senza perdere la propria identità. Dopo oltre tre secoli e mezzo di storia, la Gazzetta di Mantova continua infatti a rappresentare un punto di riferimento per l’informazione locale, coniugando la tradizione della carta stampata con le sfide del giornalismo digitale.
Dal piombo al digitale
Se nel Seicento bastava un piccolo torchio tipografico per stampare poche centinaia di copie, oggi la Gazzetta vive la stessa rivoluzione che interessa tutta la stampa mondiale. Alla carta si è affiancata l’edizione digitale, il sito internet, i social network e l’informazione in tempo reale.
Sono cambiate le tecnologie, i tempi di lavorazione e perfino il modo di leggere le notizie. Non è cambiata, invece, la missione originaria: raccontare il territorio mantovano.
Il Museo della Gazzetta
Per celebrare una storia tanto straordinaria è nato il Museo della Gazzetta, ospitato nel centro storico di Mantova. Il percorso espositivo permette di attraversare oltre 350 anni di informazione italiana.
Tra i pezzi più preziosi figurano il facsimile del numero del 1665, le prime pagine dedicate ai grandi eventi nazionali e internazionali, la storica linotype utilizzata fino al 1981, fotografie, documenti e strumenti tipografici che raccontano l’evoluzione del mestiere del giornalista.
Un primato che resiste al tempo
In un’epoca nella quale molte testate storiche hanno chiuso, cambiato nome o abbandonato definitivamente la carta stampata, la Gazzetta di Mantova continua a rappresentare un caso quasi unico.
Ha attraversato la fine dei Gonzaga, la dominazione austriaca, Napoleone, il Risorgimento, due guerre mondiali, il fascismo, la Repubblica, la televisione, Internet e l’intelligenza artificiale. Pochissime istituzioni italiane possono vantare una continuità simile.
La sua vicenda dimostra come il giornalismo locale, quando riesce a raccontare quotidianamente la vita di una comunità, possa diventare esso stesso parte della storia. Non soltanto un osservatore degli eventi, ma uno dei fili che tengono unita la memoria collettiva di un territorio e, in questo caso, dell’intero Paese.

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