Mi chiamano Francesco d’Assisi, sono addirittura stato proclamato Santo da papa Gregorio IX, ma io continuo a considerarmi soltanto un poverello. Nulla possiedo, nulla desidero possedere, se non Cristo crocifisso. Ho imparato che il mondo rincorre ricchezze, onori e potere, mentre il Signore cerca cuori umili, capaci di lasciarsi amare.
È accaduto in una notte di silenzio, nella mia amatissima Porziuncola, la piccola chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli, quel luogo poverissimo che è diventato il cuore della mia vita e dei miei fratelli.
Pregavo come tante altre volte. Il mio corpo era stanco, ma il cuore ardeva d’amore per Dio e di compassione per gli uomini. Pensavo ai peccatori, a quanti vivevano lontani dalla grazia, schiacciati dal peso delle proprie colpe. Pensavo a quante anime rischiavano di disperare, convinte che il loro peccato fosse troppo grande per essere perdonato.
Fu allora che accadde ciò che nessuna parola potrà mai raccontare pienamente.
La chiesa si riempì di una luce che non appartiene a questo mondo. Davanti ai miei occhi apparvero Gesù Cristo e la Vergine Maria, circondati da una moltitudine di angeli. Non era una luce che feriva gli occhi, ma una luce che penetrava nell’anima. Mi sentii piccolo come un granello di sabbia e, nello stesso tempo, infinitamente amato.
Mi inginocchiai senza riuscire a pronunciare parola.
Fu il Signore stesso a parlarmi. Mi chiese quale grazia desiderassi per la salvezza degli uomini. Avrei potuto chiedere miracoli. Avrei potuto domandare conversioni straordinarie. Avrei potuto implorare privilegi per me o per i miei frati. Ma il mio cuore non cercava nulla per sé.
Risposi chiedendo soltanto questo: che tutti coloro che, sinceramente pentiti e confessati, fossero entrati in quella piccola chiesa potessero ottenere il perdono pieno dei loro peccati e di ogni pena dovuta ad essi.
Non desideravo un dono per pochi. Lo desideravo per tutti. Per il ricco e per il povero. Per il Santo e per il peccatore. Per chi aveva vissuto una vita giusta e per chi, dopo mille errori, trovava finalmente il coraggio di tornare al Padre.
Cristo accolse la mia richiesta. Ma mi disse che avrei dovuto ottenere la conferma dal suo Vicario sulla terra. Così partii.
Il viaggio verso il Papa
Mi incamminai verso Perugia, dove si trovava Papa Onorio III.
Non portavo con me ricchezze, né documenti, né eserciti. Portavo soltanto la fiducia nel Signore.
Molti ritenevano impossibile che il Pontefice concedesse una grazia tanto grande. All’epoca le indulgenze erano generalmente collegate a lunghi pellegrinaggi, offerte, opere penitenziali o alla partecipazione alle Crociate.
Io, invece, chiedevo qualcosa di completamente diverso. Chiedevo che la Misericordia fosse donata gratuitamente. Che bastasse entrare nella Porziuncola con il cuore sinceramente convertito, confessato e desideroso di ricominciare.
Qualcuno pensò che fossi troppo audace. Altri temevano che una simile concessione avrebbe svuotato il valore della penitenza. Io, invece, conoscevo il Cuore di Dio. Sapevo che il Padre non si stanca mai di perdonare. Siamo noi a stancarci di chiedere perdono.
Quando giunsi davanti al Santo Padre, gli raccontai ciò che avevo visto e ascoltato. Non parlavo con l’autorità dei sapienti. Parlavo con la semplicità di chi racconta la verità. Il Papa comprese. Lo Spirito Santo toccò il suo cuore. Concesse ciò che avevo chiesto.
Nasceva così quella che il popolo avrebbe poi chiamato l’Indulgenza della Porziuncola, o Grande Perdono.
Il perdono è il volto di Dio
Non desideravo costruire un privilegio. Desideravo spalancare una porta. Perché il cristianesimo non è anzitutto un insieme di regole. È l’incontro con la Misericordia.
Quante volte ho visto uomini piangere davanti al confessionale! Quante volte ho visto peccatori rialzarsi con il volto trasformato! Ogni volta comprendevo che il più grande miracolo non è guarire un corpo. È restituire la pace a un’anima.
Il demonio vuole convincere l’uomo che non esiste più speranza. Cristo, invece, continua a ripetere che nessun peccato è più grande del suo amore.
La Porziuncola doveva diventare proprio questo. Una casa aperta. Una sorgente di riconciliazione. Un luogo dove ogni uomo potesse sentirsi accolto.
Il piccolo luogo scelto da Dio
Molti si stupivano. Perché proprio una chiesetta così povera? Perché non una grande basilica? Perché Dio ama ciò che il mondo considera piccolo.
La Porziuncola è il simbolo del Vangelo. Una capanna spirituale nella quale il Signore continua a chinarsi sull’umanità. Lì nacque il nostro Ordine. Lì Santa Chiara comprese la propria vocazione. Lì tanti fratelli ricevettero la forza per annunciare il Vangelo. Ed è lì che il Signore volle riversare un oceano di Misericordia.
Il mio ultimo desiderio
Se oggi potessi parlare ancora agli uomini del vostro tempo, direi una sola cosa. Non abbiate paura di tornare a Dio. Il peccato ferisce, ma la Misericordia guarisce.
Il mondo insegna a vendicarsi. Cristo insegna a perdonare. Il mondo misura il valore delle persone dai loro successi. Dio guarda soltanto il cuore.
Entrate anche voi, almeno una volta nella vita, nella vostra personale Porziuncola. Forse non sarà una piccola chiesa di pietra. Forse sarà il silenzio di una cappella. Forse sarà un confessionale. Forse saranno le lacrime di un sincero pentimento. L’importante è lasciare che il Signore vi incontri.
Io non ho inventato il Grande Perdono. Ho semplicemente avuto la grazia di contemplare l’infinita Misericordia di Dio e di chiederla per tutti. Perché nessuno, davvero nessuno, possa sentirsi escluso dall’abbraccio del Padre.
Cos’è il Perdono di Assisi e come si ottiene
Il Perdono di Assisi, o Indulgenza della Porziuncola, è un’indulgenza plenaria istituita il 2 agosto 1216, dopo che San Francesco d’Assisi ottenne da Papa Onorio III il privilegio di concedere il perdono completo della pena temporale dovuta ai peccati a tutti i fedeli sinceramente pentiti.
Oggi questa grazia può essere ottenuta dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto in tutte le chiese parrocchiali e nelle chiese francescane del mondo. Possono riceverla tutti i fedeli cattolici battezzati che siano in stato di grazia e soddisfino le condizioni previste dalla Chiesa: Confessione sacramentale, Comunione eucaristica, visita alla chiesa con la recita del Padre Nostro e del Credo, una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre e il sincero distacco da ogni peccato, anche veniale.
L’indulgenza può essere applicata a sé stessi oppure offerta in suffragio di un’anima del Purgatorio, rappresentando ancora oggi uno dei più grandi segni della misericordia di Dio e il cuore del messaggio spirituale lasciato da San Francesco.

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