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Rutte, il guerrafondaio che vuole portarci alla rovina

Avete presente quel proverbio che dice: “Se hai solo un martello, tutto ti sembra un chiodo”? Ecco, Mark Rutte, neosegretario generale della NATO, sembra essersi procurato un arsenale di martelli atomici e adesso guarda il mondo intero come fosse una tavola di chiodi da colpire a raffica. Che ci volete fare, è un uomo con un’ossessione: la guerra. E non una guerra qualsiasi, ma una mentalità di guerra. Non bastano i fucili, i carri armati, i missili a lunga gittata; no, serve un intero sistema di pensiero modellato sul conflitto perenne, un’ideologia in cui la guerra è non solo necessaria, ma desiderabile.

Il verbo di Rutte: “Sacrificate tutto per la guerra”

Dite addio alle pensioni, alla sanità, alla scuola: per Rutte, queste cose sono optional. Durante un intervento alla Fondazione Carnegie Europe, ha avuto l’ardire di suggerire che per finanziare ulteriormente gli eserciti bisogna tagliare proprio da lì, dai diritti e dai servizi sociali. Non che le spese militari attuali siano basse – anzi, i Paesi NATO già spendono il 55% della spesa militare globale – ma, secondo Rutte, il 2% del PIL non basta. Bisogna puntare più in alto. E poco importa se, in parallelo, gli investimenti nell’istruzione crollano e le diseguaglianze sociali aumentano. L’importante, per Rutte, è preparare l’Europa alla guerra, costi quel che costi.

L’ideologia bellicista: un colpo alla nostra Costituzione

In Italia, l’Articolo 11 della Costituzione è chiaro: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Parole scolpite nella pietra, frutto di un passato doloroso e di un desiderio collettivo di pace. Ma per Rutte e i suoi simili, questi sono dettagli, anticaglie da museo. La sua ossessione è plasmare una nuova mentalità, dove il pacifismo non è un valore ma un ostacolo, una zavorra da abbattere.

Come? Con una propaganda martellante degna di un manuale di manipolazione bellica. Lo schema è semplice e, purtroppo, ben collaudato. Come disse il gerarca nazista Hermann Goering, “Basta dire alla gente che sta per essere attaccata e accusare i pacifisti di essere antipatriottici. Funziona sempre”. E infatti, ogni giorno, ci raccontano che siamo sotto assedio, che dobbiamo essere pronti a combattere, che chi predica la pace è un ingenuo o, peggio, un complice del nemico.

La truffa della guerra infinita

La realtà è che questo delirio bellicista non è solo immorale, ma anche profondamente ipocrita. Non si tratta di difesa, ma di business. L’aumento delle spese militari, come denuncia il rapporto Sbilanciamoci, è una manna dal cielo per l’industria bellica, che si arricchisce senza scrupoli. Nel 2024 l’Italia spenderà 28,1 miliardi di euro per armi e armamenti, un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Questi soldi potrebbero essere usati per migliorare le scuole, gli ospedali, le infrastrutture. Invece, finiscono nelle tasche delle multinazionali delle armi.

E sapete qual è il colmo? Gli italiani non lo vogliono. Secondo il rapporto Censis, il 70% degli italiani è contrario all’aumento delle spese militari e il 66% ritiene che siano gli Stati Uniti e i Paesi occidentali i principali responsabili dei conflitti attuali. Ma chi ascolta gli italiani, quando ci sono da chiudere contratti milionari con i produttori di armi?

Un’educazione alla guerra o alla pace?

Il vero problema è che questa retorica bellicista mira soprattutto ai giovani. Invece di educarli alla pace, come facevano grandi maestri italiani del passato – da Maria Montessori a don Lorenzo Milani – li si vuole abituare all’idea che la guerra è normale, inevitabile, persino desiderabile. Ma la guerra non è normale. È una follia che distrugge vite, economie, speranze.

Resistere alla follia bellicista

Quindi, che fare? Resistere. Ribellarsi. Dire no, con forza e senza compromessi, a questa deriva bellicista. Organizzare un’obiezione culturale e civile. Ricordare ai giovani che la pace è un diritto, non un lusso. E soprattutto, smascherare l’ipocrisia di chi, come Rutte, vorrebbe farci credere che sacrificare tutto sull’altare della guerra sia un atto di patriottismo.

No, caro Rutte, il patriottismo è difendere i diritti, la dignità e il futuro delle persone. E questo non si fa con i missili, ma con la pace. Ai tuoi martelli da guerra, noi rispondiamo con un no grande come il mondo. Perché la pace è l’unica mentalità che vogliamo adottare.

 

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Pubblicato inGuerra

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