Ci sono sentenze che fanno crollare il castello di carte dell’ipocrisia. E quella del tribunale di Palermo sull’affaire Open Arms è una di queste. Matteo Salvini, assolto perché il fatto non sussiste. Sì, avete letto bene: non sussiste. Cioè, non c’è reato. Non c’è colpa. Non c’è accanimento. Non c’è razzismo. Non c’è quella sfilza di nefandezze che i maître à penser della sinistra ci hanno rovesciato addosso per anni. Zero, nada, nisba. E ora? Ora qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Ma chi? E soprattutto: quando mai?
Il processo politico che non finisce mai!
Naturalmente, a sinistra non si arrendono. “Rispettiamo la sentenza, ma…”. Ecco, quando c’è quel “ma”, puoi già intuire dove andranno a parare. Non accettano mai una sconfitta, figuriamoci una sentenza. Per loro, Salvini rimane colpevole a prescindere, come nei peggiori regimi. Non è questione di giustizia, è questione di narrativa: la sinistra ha bisogno del cattivo di turno per giustificare la propria esistenza.
E così partono le condanne morali, i sermoni sul piano politico, le lezioncine sul rispetto dei diritti umani. Boldrini, Schlein, Fratoianni: li senti recitare a memoria il copione del “siamo superiori moralmente”. Peccato che, alla fine, restano solo chiacchiere. Perché la giustizia ha parlato, e ha detto che Salvini ha fatto il suo dovere. E voi? Avete fatto il vostro?
La favola dei 147 naufraghi e la realtà dei numeri
Ah, la sinistra e la sua narrazione. I 147 migranti della Open Arms sono stati trasformati in martiri di un sistema crudele, vittime sacrificali del demone Salvini. Ma nessuno si prende mai la briga di raccontare il contesto. Diciannove giorni bloccati al largo di Lampedusa? Certo. Ma chi li ha messi lì? E perché?
Le ONG, quelle stesse organizzazioni che per la sinistra sono angeli del mare, si sono dimostrate spesso più abili nel fare politica che nel salvare vite. L’obiettivo non era portare quei migranti al sicuro, ma portare Salvini sul banco degli imputati. Una mossa calcolata, un braccio di ferro politico sulla pelle delle persone. Ed è proprio questo che il tribunale ha smontato pezzo per pezzo: Salvini non è stato spinto dalla crudeltà, ma dal dovere di difendere i confini nazionali.
“Non era una minaccia per i confini”, davvero?
Boldrini dice che quei migranti “non erano una minaccia per i confini”. Certo, perché evidentemente per lei le minacce si limitano ai carri armati e agli aerei da combattimento. Ma un flusso incontrollato di persone, senza regole né organizzazione, non è forse una minaccia? Non per la sinistra, che vive in un mondo parallelo dove l’accoglienza è illimitata, senza se e senza ma.
Perché il punto è proprio questo: loro non vedono l’Italia come un Paese da difendere, ma come una terra da svendere al primo che arriva. E guai a chi prova a mettere un freno a questo scempio. Chi osa farlo viene immediatamente dipinto come un mostro.
Salvini, il capro espiatorio perfetto
Salvini è stato trasformato nel nemico pubblico numero uno perché ha avuto il coraggio di dire ciò che molti italiani pensano: non possiamo accogliere tutti. È un crimine? No. È buonsenso. Ma per la sinistra, il buonsenso è una bestemmia. E così sono partiti i processi, le accuse, le campagne d’odio.
Ma ora che il tribunale ha detto che il fatto non sussiste, che faranno? Continueranno a ripetere il mantra della condanna politica? Sì, perché loro non cercano giustizia, cercano vendetta. Non contro Salvini, ma contro chiunque osi sfidarli.
La moralità a senso unico
E qui veniamo al punto più ipocrita della vicenda: la doppia morale della sinistra. Parliamoci chiaro, se un ministro di sinistra avesse fatto quello che ha fatto Salvini, oggi saremmo qui a sentire elogi per il suo coraggio e la sua determinazione. Ma siccome è Salvini, allora è un mostro.
E le ONG? Che dire delle organizzazioni che, in nome della solidarietà, finiscono per alimentare il traffico di esseri umani? Non una parola di critica, mai. Perché la sinistra ha bisogno di loro per mantenere vivo il sogno dell’accoglienza universale. Un sogno che diventa un incubo per l’Italia.
Chi risponde per il tempo perso?
E infine, una domanda: chi risponde per il tempo perso? Per i soldi spesi? Per la credibilità politica di un ministro infangata senza motivo? Nessuno, naturalmente. Perché in Italia funziona così: ti accusano, ti processano, ti distruggono. E quando vieni assolto, tutti fanno finta di nulla.
Un messaggio chiaro
Questa sentenza è un messaggio chiaro: la politica migratoria non si decide nei tribunali. Ed è una lezione che la sinistra farebbe bene ad imparare. Ma non lo farà. Perché per loro, Salvini sarà sempre colpevole. Non importa cosa dica la giustizia, non importa cosa dica il buonsenso.
E allora va bene così. Continueranno con i loro processi morali, con i loro “ma”, con i loro “però”. Salvini, intanto, può guardare avanti. Perché oggi, in Italia, c’è ancora chi ha il coraggio di difendere il proprio Paese. E questo, che vi piaccia o no, non è un crimine.

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