Signore e signori, benvenuti al più grande spettacolo del debito pubblico, dove il biglietto d’ingresso lo pagate voi, con le vostre tasse! Milano-Cortina 2026 si preannuncia come l’ennesima grande truffa a firma dello Stato italiano: promesse faraoniche, dossier zeppi di buone intenzioni e, alla fine, un buco nelle casse pubbliche grande quanto una pista da bob che nessuno userà mai.
Olimpiadi a costo zero? Ma per favore!
Nel 2019 ci raccontavano una favola: “il 92% delle strutture esiste già, basterà una spolverata e via!”. Oggi siamo a oltre sei miliardi di euro di spesa, con infrastrutture che con le Olimpiadi c’entrano quanto un orso polare a Milano: strade, ferrovie, parcheggi, aeroporti. E indovinate un po’? Il grosso della fattura arriverà solo dopo il 2028. Eh già, perché il vero sport nazionale non è lo sci, ma scaricare i debiti sulle generazioni future.
Dove sono finite le strutture “esistenti”? Nel cimitero dei soldi pubblici
Le infrastrutture “già pronte”? Sparite! Demolite! E poi ricostruite, ma ovviamente a prezzi quintuplicati. Prendiamo la pista da bob e slittino di Cortina: doveva costare 50 milioni, siamo già a 128 e chissà quanto altro scaveranno nelle nostre tasche. Per non parlare dei trampolini di Predazzo, delle piste di biathlon di Anterselva e degli impianti di sci alpino: tutto nuovo di zecca, perché spendere meno quando possiamo spendere di più?
Sostenibilità? Solo se parliamo di sprechi
Nel dossier si parlava di “evento sostenibile”, con tanto di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Ma poi, ops, il governo ha deciso di cancellarla. Nessuna valutazione di impatto, nessun confronto con i territori, nessuna trasparenza. Risultato? Opere costruite su aree a rischio idrogeologico, tangenziali su montagne che franano, parcheggi nel nulla, villaggi olimpici piantati a caso come se il territorio fosse un tabellone del Monopoli.
E quando persino le otto principali associazioni ambientaliste italiane si alzano e se ne vanno dal tavolo di discussione, forse un dubbio ci dovrebbe venire: ma non è che stanno distruggendo la montagna invece di valorizzarla?
Montagna? Deserta come le promesse politiche
Un altro obiettivo delle Olimpiadi 2026 era contrastare lo spopolamento della montagna. Ebbene, missione fallita! Le valli si svuotano più velocemente di un portafoglio al supermercato: i giovani scappano perché gli affitti sono alle stelle, i salari restano da fame e il turismo ha ucciso ogni altra possibilità di lavoro. Tagli alla sanità, trasporti pubblici inesistenti, scuole chiuse. Altro che rilancio della montagna, qui si rischia il deserto olimpico.
E la “legacy”? Solo qualche briciola
Le Olimpiadi dovevano lasciare un’eredità positiva. Ma l’unico vero lascito sarà un debito colossale. A Milano il villaggio olimpico diventerà uno studentato – miracolo! – e la ferrovia in Alto Adige verrà completata. Ma per il resto? Nulla. Strutture inutili, cattedrali nel deserto e sprechi a non finire.
Olimpiadi culturali? Solo feste e selfie
Il dossier parlava di “Olimpiadi culturali”, con investimenti in arte, eventi e progetti di sviluppo. Oggi? Solo conferenze autocelebrative, qualche gita scolastica, un paio di mostre che interessano solo a chi le organizza. E i soldi? Usati per sfilate di politici e brindisi di imprenditori.
Conclusione: un disastro annunciato
Se Torino 2006 è stato un bagno di sangue finanziario, Milano-Cortina 2026 si preannuncia come una Waterloo economica. Ma tranquilli, i veri atleti non saranno gli sciatori, bensì i contribuenti italiani, che correranno a perdifiato per cercare di evitare l’ennesima stangata.
Nel frattempo, dalla montagna qualcuno urla: “Milano-Cortina 2026, medaglia d’oro per il flop annunciato!”

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