Il tempio del disordine
Torino, la città che meriterebbe di essere il fiore all’occhiello del Nord, è invece ancora impantanata nelle secche di una sinistra che tollera, coccola e protegge la feccia dell’antagonismo. E cos’è Askatasuna se non il tempio del disordine, la palestra del teppismo, il bunker dei professionisti della violenza? Un luogo che, sotto l’indulgente protezione dell’amministrazione Lo Russo, si permette di sfidare apertamente lo Stato, la legalità e le forze dell’ordine.
Il governo interviene: basta zone franche
E adesso, come al solito, quando il governo chiede di mettere fine a questa pagliacciata, ecco levarsi il coro dei soliti indignati. Ma indignati di cosa? Forse del fatto che l’Italia non sia più il Paese dove l’illegalità viene premiata? Che la legge, finalmente, cominci a valere per tutti, anche per i figli prediletti della sinistra antagonista? Il governo Meloni e Fratelli d’Italia stanno facendo semplicemente ciò che ogni amministrazione sana di mente avrebbe dovuto fare da almeno vent’anni: chiudere Askatasuna, sequestrare l’immobile occupato e ristabilire un minimo di ordine in una città che, per troppo tempo, è stata lasciata in balia degli ultrà della protesta permanente.
Impunità e violenza: il vero volto di Askatasuna
È uno scandalo che un covo di facinorosi, già noti alle cronache per aggressioni, scontri con la polizia e minacce ai magistrati, possa ancora oggi godere di uno status di semi-intoccabilità. È uno scandalo che questi “signori”, più simili a una gang che a un’associazione culturale, abbiano potuto prosperare impunemente, mentre chi indossa una divisa viene messo sotto processo ogni volta che osa rispondere ai loro attacchi. Eppure, nella Torino amministrata dal Pd, tutto questo è la normalità.
Nessuna trattativa con chi sfida lo Stato
Non si tratta solo di una questione di sicurezza pubblica, anche se già questo basterebbe. Il problema è più profondo: c’è una parte del Paese che si rifiuta di accettare le regole della democrazia e della convivenza civile. Sono quelli che vedono nello Stato il nemico, nelle forze dell’ordine il bersaglio, nella violenza un metodo legittimo. E il Comune di Torino, anziché difendere i cittadini onesti, ha persino pensato di “sanare” la situazione con un patto di collaborazione, una sorta di riabilitazione farlocca che conferisce dignità a chi non ne ha mai avuta.
Il governo ristabilisce la legalità
Ma l’aria sta cambiando. Il governo sta dimostrando che non ci sono più zone franche, che la tolleranza verso l’illegalità è finita, che il tempo in cui bastava un passamontagna e un pugno chiuso per avere carta bianca è ormai tramontato. Il disegno di legge sulla sicurezza, fortemente voluto da Fratelli d’Italia, segna una svolta epocale: chi occupa abusivamente rischia fino a sette anni di carcere. E cos’è Askatasuna, se non l’esempio perfetto di un’occupazione arbitraria e violenta?
La legge non è un’opzione
Adesso si stracciano le vesti quelli che, fino a ieri, facevano finta di non vedere. Dicono che chiudere Askatasuna è un attacco alla libertà. Ma quale libertà? Quella di menare poliziotti? Quella di devastare città intere durante le manifestazioni? Quella di minacciare magistrati?
E allora ben venga la “repressione”, se con questa parola si intende il semplice e sacrosanto ritorno della legge. Ben venga lo sgombero, se questo significa restituire uno stabile ai cittadini onesti e non a una setta di professionisti della guerriglia urbana. Perché Torino merita molto di più che essere la capitale dell’estremismo impunito. Merita sicurezza, ordine e rispetto. E il primo passo è chiudere per sempre il vergognoso capitolo Askatasuna.

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